
Mi sono imbattuto in questa pubblicità dell’IBM, giusto per non fare nomi e cognomi, e non potevo non notarla.
A tutta pagina, IBM ricorre alla scienza e all’immaginario radicato in ciascuno di noi per parlare di sé prima ancora che delle proprie offerte. Diciamolo, l’oggetto della pubblicità è sfumato, quasi secondario. Non è questo il tema. Il focus è invece sull’IBM stessa, sulla sua capacità di costruire e innovare, sul suo rigore.
Ma vediamo come ci si arriva.
La pubblicità attinge a man bassa a quella che è l’immagine della scienza, senza ricorrere eccessivamente a stereotipi e senza essere caricaturale.
C’è il laboratorio, asettico e moderno, freddo e colorato. Forse ci si fa della chimica o più probabilmente della biologia. Un microscopio troneggia sul bancone. È vero che è in seconda fila ma il gioco di fughe e prospettive ci guida a guardare lì.
Alle sue spalle, evidenziato dallo sfondo bianco, lo schermo di un computer.
Il tema esplicito della pubblicità sono le migrazioni, studiate attraverso la raccolta mondiale di campioni di DNA, ci dice il testo, ma rappresentate da una mappa centrata sull’Europa nella quale frecce migratorie danno ragione di una situazione in trasformazione nel tempo – tempo narrato sin dal titolo: “questo campione contiene 60.000 anni di storia”.
Il tema implicito è quello della collaborazione. Viene citata esplicitamente la National Geographic Society come partner della ricerca bio-geografico-informatica. Ma la capacità di collaborare con tutti è quello che IBM cerca di veicolare con questa pubblicità. E la stessa immagine della migrazione è quella dell’interrelazione tra luoghi, persone e tempi diversi. Diverse e tutte speciali, come te del resto. IBM punta sulla specialità di ciascuno di noi ma ci chiede di metterla in campo, di esplicitarla: “cosa ti rende speciale?” recita lo slogan di chiusura.
Due dettagli completano il quadro.
Sulla mappa, in una zona sgombra di frecce, due formule rafforzano l’idea della scientificità e del rigore di quello che si sta facendo.
Simmetricamente, una mano femminile giovane racconta a un pubblico possibile il contenuto della ricerca. È l’origine del testo: infatti dal suo gesto scaturisce la descrizione della ricerca probabilmente in un workshop tra ricercatori e collaboratori: l’equipe di biologi, esperti di calcolo, progettisti delle tecnologie che sta lavorandoci. È informale e professionale allo stesso tempo. Ed è soprattutto la mano di una ricercatrice sul campo, come ci dice il polsino di camice che si confonde in basso a destra con l’angolo della lavagna.
Insomma, IBM ci restituisce l’immagine di una scienza giovane e moderna, capace di collaborare e dedita allo studio della vita, rigorosa e speciale, tecnologica ma con la comunicazione al centro, femminile ma con il camice.
Proprio come ci dicono molte ricerche sulle rappresentazioni della scienza.