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martedì 26 febbraio 2008

Estate + fisica = Canada

Vacanze estive con la fisica, in Ontario, Canada con workshop per student di 16 e 17 anni ma anche per insegnanti. È questa l’offerta del Perimeter Institute (Pi per gli amici, vale a dire pi greco), un centro di ricerca no profit che ha un occhio di riguardo per la formazione e l’educazione.

Si lavora con la fisica vera, dagli atomi ai buchi neri, dallo spazio tempo all’universo in espansione.

Ci sono gli eventi sociali, lo sport ma soprattutto la permanenza in veri laboratori di ricerca.

Sono le solite vacanze all’estero, però declinate in salsa scientifica.

Un’occasione di crescita, per gli studenti, e di aggiornamento, per gli insegnanti.

Deadline studenti: 15 marzo.

Deadline insegnanti: 15 aprile.

Tutte le informazioni: qui.

giovedì 6 settembre 2007

Ma chi cura i test di medicina?

Dev'essere giorno d'università oggi: dopo il post su Marco Cattaneo e le Scienze della qualunque, non potevo non essere attratto dalla notizia che nel test d'ingresso a Medicina due domande (perché dobbiamo chiamarli per forza quesiti?) su 80 sono sbagliati.
Ovviamente scoppiano le polemiche e c'è chi si interroga sulla validità del test: chi risarcisce i candidati che hanno speso decine di minuti a ragionare su due domande, la prima con due risposte valide, la seconda senza neanche una risposta giusta?
Temo che la soluzione del ministero sia stata salomonica: le due domande incriminate non si considerano e la graduatoria si fa sulle 78 sopravvissute. Non credo proprio che l'ipotesi di rifare il test avrebbe soddisfatto tutti...
Altrettanto ovviamente sono curioso e la mia curiosità non poteva che crescere scoprendo che le due domande incriminate erano relativamente vicine: la numero 71 e la 79. Così sono andato a guardarmi il PDF e mi è subito saltato all'occhio che entrambe le domande fanno parte delle 13 che costituiscono il "Test di Fisica e Matematica", ultima parte della prova.
Ebbene, se 2 errori su 80 domande mi sembravano già una cifra notevole (2,5%), 2 su 13 (15%) è un vero sproposito. Direi un pessimo indicatore, se non una tragedia nazionale. E allora vorrei che un po' di attenzione dei media e delle associazioni degli studenti andasse anche al fatto che chi ha formulato le 13 domande di fisica e matematica ne ha sbagliate 2! Forse, la Società Italiana di Fisica e l'Unione Matematica Italiana - pur non centrando niente e non avendo responsabilità dirette - si scusassero a nome della categoria.

PS: ho poi guardato il testo della prova sino in fondo e mi ha colpito l'ultima frase "Tutte le domande ad eccezione della numero 71 e della numero 79 hanno come risposta esatta quella indicata alla lettera A)". Voglio sperare che le risposte siano state riordinate per rendere pubbliche le risposte e facilitare l'analisi. Perché se l'Università italiana dà ai suoi candidati un test con ottanta domande per le quali la risposta giusta è sempre la "A)" i casi sono due: o c'è molta malafede e i test sono una farsa o c'è molta superficialità e si crede che "tanto gli studenti non se ne accorgono".

domenica 1 luglio 2007

Log book a Cuneo

Un po’ di autoreferenzialità a volte non guasta soprattutto se è di striscio come questa: durante la rassegna zooart mercoledì 5 luglio alle 21.30 ai Giardini Fresia in Corso Giovanni XXIII a Cuneo ci sarà la performance “r-esistenza donna”, mezzo reading messo teatro-danza, il tutto attraverso una macchina: la locomotiva.

La performance è di Giuliana Garavini. I testi sono di Luciano Celi. Lei li ha stralciati dal racconto di lui “Log book”. E lui ha scritto il racconto per “Tutti i numeri sono uguali a cinque”, non il blog, la raccolta che curo assieme a Stefano Sandrelli e a Robert Ghattas e che esce in settembre, come si dice, per i tipi di Springer.

Luciano, come Guccini del resto, sente la macchina “pulsare come cosa viva” e vede la massa farsi carne, sudore, passione, vita e, ahimè, anche morte. Nello spirito della raccolta, come leggerà chi la leggerà: ventuno storie, ventuno autori, ventun frammenti di vita camminando di fianco alla scienza, nel modo più libero e sfacciato che si possa immaginare. Abbandonandosi alle digressioni, alle emozioni, alle intuizioni del cuore, alle immagini, alle sensazioni che affiancano la pratica quotidiana delle scienza, ma che della scienza codificata non fanno parte.

In alcuni racconti la scienza è metodo, strumento, modo di mettersi in relazione con cose e persone; in altri diventa idee, pensieri, comportamenti, atteggiamenti. Ogni racconto possiede una voce che emerge dal profondo della cultura scientifica dell'autore, ma anche dai suoi pregiudizi, dal suo modo di essere persona, dalla sua visione della società, del mondo.

In tutti i racconti, la scienza è presente, così come ci sono le cose della vita, l'amore e la morte, la gioia e il dolore, gli amici e la contrarietà, le passioni e gli odi, il lavoro e la società. Tra questi capisaldi della nostra vita potrebbe mancare la scienza? Secondo noi no.

Ora, due mesi prima che il libro sia sugli scaffali, Luciano Celi e Giuliana Garavini ci offrono un’anteprima: se la performance ha lo stesso pathos del racconto, e non ne dubito!, la serata è di quelle da non perdersi.

lunedì 23 aprile 2007

Un fumetto abbagliante

Niels Bohr doveva essere un bel tipo. Rigoroso e puntuale tanto nei pensieri quanto nelle convinzioni. Ebbe idee rivoluzionarie tanto in fisica quanto nelle relazioni internazionali. Sognava un completo scambio dei segreti scientifici per non cadere in conflitti economici e in guerre nei quali, ahilui, l’umanità sarebbe effettivamente caduta.

Un pensiero abbagliante è la storia di Bohr, dei suoi tempi, delle persone che ha conosciuto e con le quali ha lavorato: si va da Heisenberg a Rutherford, da Teller a Einstein. Ma ci sono anche Churchill e Roosevelt. C’è la storia dell’Europa squassata da due guerre. E soprattutto, in Un pensiero abbagliante c’è fisica, fisica e ancora fisica.

Si tratta di una graphic novel, ovverosia di una lunga storia a fumetti. E Jim Ottaviani e Leland Purvis sono riusciti a farci vedere molta fisica, senza paura di far parlare davvero di atomi ed elettroni i loro personaggi. Ottaviani non ha nessun intento didascalico, soltanto la voglia di raccontare quello che a Bohr e compagni passava per la testa. Con tutte le difficoltà del caso.

Io non conosco granché la fisica e sono un lettore distratto di fumetti. Però leggendo Un pensiero abbagliante mi è venuto più volte da pensare che il tratto di Purvis rende in qualche modo una certa indeterminatezza che c’è nell’aria di questa vicenda. Si vedono le idee che si formano. Ci fa vivere le vertigini di un’idea nuova che oltretutto è vertiginosa di suo, la meccanica quantistica.

Non conoscevo neppure il Bohr antinazista che dà rifugio a molti intellettuali esuli nel suo istituto o quello pacifista che si confronta con i grandi della Terra per evitare una guerra che sarà drammatica.

Ottima la traduzione di Martha Fabbri, e non era facile, credo.

Un pensiero abbagliante è edito da Sironi. Andate, compratelo, leggetelo e regalatelo agli amici.

martedì 3 aprile 2007

Faust, le stelle e Brera

A quelli dell’Osservatorio di Brera il rapporto arte e scienza sta sicuramente a cuore. Così, a poco più di due mesi eccoli di nuovo in scena. Mercoledì 4 aprile alle 18.00 nella sede dell’Osservatorio Astronomico di Brera a Milano, guidati da Stefano Sandrelli, responsabile della comunicazione scientifica, l’astrofisico Tommaso Maccacaro, il clinico medico Pier Mannuccio Mannucci e il giornalista Federico Pedrocchi cercheranno di rispondere a domande quali: che cosa è la ricerca? Quale è il patto con il diavolo che i ricercatori stringono quotidianamente?

Nel corso della serata la Compagnia Jolly roger presentarà alcuni brani del Faust, in cui Marlowe indaga il mistero del moto dei pianeti.

Faust: “Chi non conosce il doppio moto dei pianeti? Il primo si compie in una giornata e il secondo così: Saturno in trent'anni, Giove in dodici Marte in quattro, il Sole, Venere e Mercurio in un anno, la luna in ventotto giorni”…..

Coro: “Per scoprire i segreti dell'Astronomia incisi da Giove nel libro del firmamento, Faust ha scalato la vetta dell'Olimpo.”…..

Faust: “ Fermatevi sfere del cielo che eternamente ruotate, che il tempo finisca e mezzanotte non venga mai.”…

Nel celebre monologo che apre il
dramma, Faust, studioso avido e scontento, rifiuta il sapere accademico e s'avventura nei sentieri pericolosi della nuova scienza. Col tempo, senza nemmeno volerlo, leggere di Faust è diventato riflettere sull'uomo: come se Marlowe avesse isolato in un solo personaggio la precisa qualità che rende le azioni degli uomini diverse da quelle di qualsiasi altro animale. Noi partiamo dal presupposto che quelle parole abbiano senso adesso e possano essere dette, adesso, a uomini che vivono ad una distanza infinita, in un mondo completamente diverso da quello di Marlowe, ma che di sicuro hanno in comune con lui quella febbre incurabile che manda avanti - e indietro - la Storia.

Chi passa a Milano può andare al Teatroarsenale dove dal 3 al 6 aprile e dall’11 al 14 sempre di aprile la compagnia Jolly Roger, in coproduzione con l’INAF, mette in scena il Faust e questo spiega il perché della serata di mercoledì.

Il perché dell’impegno dell’Osservatorio di Brera nei confronti del teatro è tutto nella convinzione che se l’uomo è ciò che mangia, allora quando certe categorie scientifiche sono capite, digerite, metabolizzate, diventano categorie naturali con le quali interpretare e leggere il mondo.

Un obiettivo alto e difficile da raggiungere ma che va perseguito passo a passo. In modo che il rapporto tra arte e scienza diventi sempre più un rapporto di consuetudine. E di conseguenza sia possibile immaginare che un giorno tra loro siano attivi processi osmotici.

Chi vivrà vedrà. Intanto andate a vedere il Faust di Brera. Pardon, di Marlowe.

lunedì 26 marzo 2007

Passato e futuro della fisica

“Ho sempre nutrito un profondo interesse per la storia della scienza. La trovo affascinante e divertente. E mi sembra che, in qualunque racconto scientifico, l’aspetto storico dovrebbe sempre costituire una parte importante”.

Sottoscrivo senza esitazione le parole di Tom Siegfried che aprono “L’universo strano” (Dedalo 2007). La storia della scienza è una delle chiavi per dare profondità a ogni racconto di scienza, per muovere dai soli risultati alla prospettiva del loro sviluppo, della loro evoluzione. Per non parlare poi delle vicende degli uomini di scienza, delle loro passioni, successi, errori, dubbi.

“Non conosco un modo migliore di insegnare la scienza agli studenti di quello che ne sfrutta la storia. In fin dei conti, la scienza fa parte della storia dell’umanità”, ha anche detto il premio Nobel Steve Weinberg.

Tutto questo è presente ne “L’universo strano”: ci sono le vicende della scienza e gli squarci che queste aprono verso il futuro. C’è la dialettica passato-futuro e ci sono le concezioni e le idee di un tempo che ci colpiscono con la loro straordinaria modernità. Ma ci sono soprattutto gli uomini e le donne che fanno e hanno fatto la scienza.

Tom Siegrefried si colloca in un punto a metà strada tra testimonianza e giornalismo, tra storia e divulgazione e ci racconta la bella storia della fisica del Ventesimo secolo.

Da leggere.

Trovo notevole che l’autore sia stato premiato nel 1993 per la divulgazione della chimica e nel 1997 per quella della psichiatria. E nel 2002 ha scritto questo coinvolgente libro sulla fisica.

Ottimo e versatile.