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giovedì 13 dicembre 2007

Mars Artist

L’ESA , l’agenzia spaziale europea, pubblica foto scattate da Mars Express al Labirinto della notte su Marte e che hanno oltre al loro valore scientifico anche un carico espressivo ed emozionale non indifferente.

Valli, monti e canyon; processi vulcanici e formazioni tettoniche, questo quello che leggono gli scienziati. Ma forse ciò che è più importante è quello che vediamo tutti noi e che queste foto esprimono davvero.

Su Marte c’è un mondo tutt’altro che immoto che si trasforma e muta nel tempo.

Un mondo non troppo dissimile da quello che vediamo sulla Terra.

In poche parole c’è un bel mondo.

Credo che sia di per sé interessante una fruizione della scienza che provoca piacere e coinvolgimento, anche se non attiva conoscenze nuove.

Anche la Venere di Milo può essere guardata per imparare, ma prima di tutto può essere guardata e basta.

martedì 30 ottobre 2007

Le mani sulla biologia molecolare

Si chiama Eicos ed è la 'European Initiative for Communicators of Science'.

Si rivolge a giornalisti e comunicatori della scienza europei. E li invita al Max Planck Institute per la Chimica biofisica di Goettingen in Germania, per mettere le mani sulle tecniche di biologia molecolare; per discutere le implicazioni profonde (della b.m.), tanto per la società quanto per i ricercatori; per raccogliere idee e stimoli utili a scrivere storie future; e anche per incontrare colleghi di altri paesi e di altri media.

Insomma, un’opportunità per fare scienza con le mani prima di riversarla con mouse-e-tastiera in un articolo, una mostra, uno spettacolo.

Eicos sarà dal 17 al 24 maggio del 2008.

La deadline per l’application invece è il 15 febbraio.

giovedì 6 settembre 2007

Questa non è una scienza

Nomina sunt consequentia rerum, come diceva quel tale.
Ma purtroppo non è sempre vero. Vale piuttosto il vecchio "l'abito non fa il monaco". E così, mi piace il gioco di Marco Cattaneo che è un gioco molto serio basato su un ragionamento con più di un fondamento.
In sintesi:
  1. la pubblicità spesso si appoggia sulla scienza (io ne ho parlato qui ma Pitrelli, Manzoli e Montolli l'hanno studiato molto più seriamente altrove). Come dire "nani sulle spalle dei giganti"
  2. questo, dice con ragione Cattaneo, in un Paese dove della scienza interessa molto poco
  3. però, il nostro Paese compensa il disinteresse con una vera passione per chi decide di chiamarsi "scienza": e la classe accademica cavalca l'onda con fantasia e denominazione.
Così ci troviamo circondati da un mare di Scienze della qualunque che Marco Cattaneo propone di rinominare. La proposta - il gioco - mi ricorda le Riscritture del Mestiere di scrivere e mi diverte.

Insomma il punto è sostituire "Scienze e Tecnologie della Moda" con "Competenze per la moda", "Moda, costumi e società", "Moda e cultura" oppure una delle mille altre varianti che possono venire in mente.

Giusto per semplificarvi la vita, vi ripropongo quaggiù la lista di Scienze della qualunque cui fa riferimento Cattaneo. Buon divertimento:

Scienze e Tecniche dell’Industria Culturale (enigmatico);
Scienze dell’Educazione e della Formazione;
Scienze della Formazione Primaria (sempre più misterioso);
Scienze e Tecnologie della Moda (?);
Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria;
Scienze dei Consumi Alimentari e della Ristorazione;
Scienze di Internet (e qui siamo nel surrealismo puro);
Scienze Internazionali e Diplomatiche;
Scienze dell’Organizzazione;
Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali;
Scienze della Comunicazione Plurilingue (???);
Scienza dell’Economia e della Gestione Aziendale (dico, ma non bastava “Economia e gestione aziendale”, no?);
Scienza dell’Amministrazione;
Scienze Sociali per Lo Sviluppo;
Scienze Geo-Topo-Cartografiche, Territoriali, Estimative ed Edilizie (giuro che, non l’ho inventato);
Scienze del Servizio Sociale;
Scienze Turistiche;
Scienze per la Comunicazione Internazionale;
Scienze del Governo e dell’Amministrazione (davvero?);
Scienze Sociologiche (già, sociologia non bastava…);
Scienze della Mediazione Linguistica (?);
Scienze delle Professioni Educative (criptico);
Scienze Gastronomiche;
Scienze della Comunicazione Multimediale;
Scienze Agrarie per la Sicurezza Alimentare e Ambientale nei Tropici (lo segnalo per la peculiarità dei Tropici; perché solo nei Tropici? Perché non anche nei paesi temperati? È una laurea che torna utile con il riscaldamento globale?);
Scienze Faunistiche;
Scienze Vivaistiche, Ambiente e Gestione del Verde;
Scienze dei Servizi Giuridici;
Scienze dell’Infanzia;
Scienze delle Produzioni e del Marketing Agroalimentare;
Scienze della Formazione Continua (quando forse basterebbe una formazione tout court…);
Scienze della Mediazione Interlinguistica e Interculturale;
Scienze dei Beni Musicali e dello Spettacolo;
Scienze dei Beni Archivistici, Librari e Mobili-Artistici;
Scienze Sociali per la Cooperazione, Lo Sviluppo e la Pace;
Scienze della Enogastronomia Mediterranea e Salute;
Scienze dell’Informazione: Editoria e Giornalismo;
Scienze Umanistiche per la Comunicazione;
Scienze Internazionali e Istituzioni Europee;
Scienze e Tecnologie Orafe;
Scienze per Operatori dei Servizi Giuridici;
Scienze dell’Organizzazione.

PS: va detto che anche chiamare "Scienze matematiche" la "Matematica" o "Scienze fisiche" la "Fisica", pur con tutte le sue buone ragioni storiche ed epistemologiche, non è il massimo.

lunedì 19 febbraio 2007

La scienza vista dalla pubblicità

Mi sono imbattuto in questa pubblicità dell’IBM, giusto per non fare nomi e cognomi, e non potevo non notarla.

A tutta pagina, IBM ricorre alla scienza e all’immaginario radicato in ciascuno di noi per parlare di sé prima ancora che delle proprie offerte. Diciamolo, l’oggetto della pubblicità è sfumato, quasi secondario. Non è questo il tema. Il focus è invece sull’IBM stessa, sulla sua capacità di costruire e innovare, sul suo rigore.

Ma vediamo come ci si arriva.

La pubblicità attinge a man bassa a quella che è l’immagine della scienza, senza ricorrere eccessivamente a stereotipi e senza essere caricaturale.

C’è il laboratorio, asettico e moderno, freddo e colorato. Forse ci si fa della chimica o più probabilmente della biologia. Un microscopio troneggia sul bancone. È vero che è in seconda fila ma il gioco di fughe e prospettive ci guida a guardare lì.

Alle sue spalle, evidenziato dallo sfondo bianco, lo schermo di un computer.

Il tema esplicito della pubblicità sono le migrazioni, studiate attraverso la raccolta mondiale di campioni di DNA, ci dice il testo, ma rappresentate da una mappa centrata sull’Europa nella quale frecce migratorie danno ragione di una situazione in trasformazione nel tempo – tempo narrato sin dal titolo: “questo campione contiene 60.000 anni di storia”.

Il tema implicito è quello della collaborazione. Viene citata esplicitamente la National Geographic Society come partner della ricerca bio-geografico-informatica. Ma la capacità di collaborare con tutti è quello che IBM cerca di veicolare con questa pubblicità. E la stessa immagine della migrazione è quella dell’interrelazione tra luoghi, persone e tempi diversi. Diverse e tutte speciali, come te del resto. IBM punta sulla specialità di ciascuno di noi ma ci chiede di metterla in campo, di esplicitarla: “cosa ti rende speciale?” recita lo slogan di chiusura.

Due dettagli completano il quadro.

Sulla mappa, in una zona sgombra di frecce, due formule rafforzano l’idea della scientificità e del rigore di quello che si sta facendo.

Simmetricamente, una mano femminile giovane racconta a un pubblico possibile il contenuto della ricerca. È l’origine del testo: infatti dal suo gesto scaturisce la descrizione della ricerca probabilmente in un workshop tra ricercatori e collaboratori: l’equipe di biologi, esperti di calcolo, progettisti delle tecnologie che sta lavorandoci. È informale e professionale allo stesso tempo. Ed è soprattutto la mano di una ricercatrice sul campo, come ci dice il polsino di camice che si confonde in basso a destra con l’angolo della lavagna.

Insomma, IBM ci restituisce l’immagine di una scienza giovane e moderna, capace di collaborare e dedita allo studio della vita, rigorosa e speciale, tecnologica ma con la comunicazione al centro, femminile ma con il camice.

Proprio come ci dicono molte ricerche sulle rappresentazioni della scienza.

martedì 6 febbraio 2007

Nanodialogo

Lo sappiamo: introdurre nuove tecnologie nella società vuol dire prima di tutto dialogare con la società. In alternativa, i rischi sono le paure e le speranze immotivate, che prima o poi sfociano in controversie. Ma c’è di più: nuove tecnologie vuol dire nuove decisioni e quindi nuovi cittadini. Pertanto gli scienziati, i ricercatori, gli esperti hanno il ruolo, e il dovere, di dialogare con i cittadini per far crescere la consapevolezza reciproca.

Su questo hanno collaborato, nel progetto NanoDialogue, musei (Città della Scienza, Deutsches Museum, Univeseum AB, Ahhaa Science Centre) e università (Westminster) , associazioni (MQC2) e parchi scientifici (Barcelona), network (ECSITE) e fondazioni (Flanders Technology Internationa Foundation, Ciencia Viva, Centre de Culture Scientifique, Technique et Industrielle di Grenoble).

L’obiettivo del progetto è ragionare attorno a una domanda: a che punto siamo con le nanotecnologie? In che direzione stiamo andando?

Non si tratta tanto di far capire, anche se spesso c’è bisogno di far capire.

E neppure di convincere, perché le convinzioni sovradimensionate possono essere un boomerang.

Si tratta invece di far emergere quelli che saranno gli stakeholder del futuro e di riconoscere loro un ruolo mettendoli in relazione con i ricercatori e con tutti gli attori che si muovono intorno a questa nuova tecnologia e a tutto ciò che è nano-. Bisogna, insomma, costruire una rete, link per link.

E si tratta anche di studiare le forme di comunicazione che comunque ci sono e nelle quali gli esperti e i ricercatori non hanno un ruolo. La fiction scientifica spesso dà una visione drammatica delle nanotecnologie: nanocreature distruggono tutto quello che trovano sul loro cammino e si rivoltano contro i loro stessi creatori. Per quanto tutto ciò sia molto lontano dalla realtà anche solo dei laboratori di ricerca.

L’incontro tra vita e tecnologia può essere fertile di nuove opportunità o tremendo di nuove paure. Come prima cosa, comunque, va capito.

Lunedì 5 febbraio a Bruxelles, presso il Parlamento, una conferenza ha chiuso il progetto NanoDialogue che si è proposto di far partecipare, tutti assieme, scienziati, decisori e stakeholder in modo da costruire, tutti assieme, una strategia comunicativa che tenesse conto di tutti i punti di vista e che non fosse l’arma in mano di una parte ma piuttosto un’opportunità per tutti. Partecipanti: dall’Italia alla Svezia, dall’Estonia alla Francia alla Spagna, al Belgio, al Regno Unito alla Germania, al Portogallo.

In questo come in altri casi, il rapido sviluppo di nuove tecnologie genera controversie e prima ancora paure.

E allora la comprensione del nano-immaginario può aiutare a dialogare con la società e il dialogo può permettere di distinguere la fantasia dai fatti.

lunedì 5 febbraio 2007

Domande scientifiche nelle strade d’Europa

L’European Physical Society è l’associazione dei fisici europei. Da sempre, spende energie per trovare nuovi canali di comunicazione tra la fisica e i decisori politici e più in generale per dialogare con l’opinione pubblica.

Il dialogo tra i suoi membri e di questi con altri attori sociali è uno dei suoi tratti. Così, assieme allo Science Centre Hisa Eksperimentov in Slovenia, nuovo e scientificamente dinamico membro dell’Unione europea, l’Eps ha lanciato il progetto “Science in Public Areas”.

È una serie di 50 pannelli a tema che vengono esposti in scuole, teatri, parchi tematici, musei, università. Ma anche e soprattutto sugli autobus, nei cinema, nei centri commerciali.

Ogni pannello lancia una domanda e propone una risposta: perché il cielo è blu? Perché si vede l’arcobaleno anche in una chiazza d’olio sull’asfalto? Perché le gocce d’acqua si muovono su una superficie riscaldata?

Il tutto arricchito dai disegni di Nono-K un famoso illustratore marsigliese (uno dei quali è proprio qui sopra).

Semplici domande che possono venire in mente a tutti e che diventano strumento di divulgazione e di dialogo, proprio facendo leva sulla curiosità.

Esattamente come fa da anni sul web il portale Ulisse con “Chiedi a Ulisse” e con l’efficacia che abbiamo studiato con Ilenia Picardi e Paola Rodari.

Il materiale di “Science in Public Areas” può essere riprodotto a fini educativi e no-profit, ovviamente con tutti i crediti del caso.

venerdì 19 gennaio 2007

Acquarelli dai ghiacci

Giù in Antartide c’è una base, si chiama Concordia. E, come dice il nome, è un esempio unico di cooperazione scientifica internazionale. Nell’altopiano glaciale collaborano gli italiani del PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide) e i francesi dell'IPEV (Institut Polaire Paul-Emile Victor).

Per l’Anno Polare Internazionale 2007-2008, sì quest’anno è anche questo!, Concordia sarà il cuore di una campagna di ricerca coordinata su scala internazionale che vuole definire il miglior quadro possibile delle regioni polari. Obiettivo: consentirne un'osservazione e una comprensione più dettagliate, attirando l'attenzione del mondo intero sulla loro importanza.

E hanno cominciato con intelligenza, invitando alla base l’acquarellista francese Christophe Verdier che si è unito alla spedizione scientifica per tutta l’estate scorsa, visitando anche la stazione di Dumont d’Urville.

Gli acquarelli parlano di ghiacci, sole, mare, ma anche di container, navi, mezzi cingolati. Ed è un alternarsi di arancio e rosso, giallo e ocra, azzurro e bianco, bianco, bianco, bianco…

Ma quello che è più interessante è l’incontro tra arte e scienza, al fine di far dialogare quest’ultima con la società e di accendere l’attenzione del mondo su un progetto scientifico. Della scienza, infatti, non contano solo i risultati ma anche come si colloca nei confronti delle nostre aspettative, dei nostri sogni, del nostro immaginario.

Dei ricercatori che stanno assieme a contatto con la natura in condizioni così differenti da quelle di un laboratorio o di uno studio universitario, non possono non toccare l’attenzione e l’interesse di molti.

La scelta intelligente di mischiare la scienza con l’arte e di impastare l’arte di scienza ha l’ambizione di parlare anche a tutte quelle persone che dalla scienza si tengono lontani. E può riuscirci proprio perché arte e scienza, nella base Concordia, si mettono l’una a fianco dell’altra, senza che la prima sia al servizio della seconda, e costruiscono assieme un pezzetto della nostra cultura.

E per di più lo fanno con la leggerezza dell’acquarello. Da vedere.

È uscito ovviamente un libro, anche in italiano: Christophe Verdier, Antartide. Un'estate al Polo Sud, Edt.

martedì 2 gennaio 2007

Gli studenti e la scienza

Migliorare l’insegnamento delle scienze e la capacità di interessare un pubblico più ampio, a questo mira Eurydice, una delle attività del progetto Socrates. Le tappe sono le solite:
  1. dare a ciascuno un bagaglio scientifico sufficiente per vivere e decidere in una società tecnologicamente avanzata,
  2. attirare i giovani verso gli studi scientifici.

Per prima cosa, serve conoscere la situazione in Europa e così il database Eurybase raccoglie dati sulla scuola di trenta paesi, aderenti e non all’Unione europea; ma anche pubblicazioni, documenti e rapporti sullo stato dell’insegnamento, sull’istituzione scuola e sulle politiche educative.

L’ultimo di questi rapporti è “Science teaching in schools in Europe. Policies and research” che indaga l’insegnamento delle scienze nelle scuole elementari e medie, o meglio nei loro equivalenti paese per paese. Ovviamente, analizza la capacità del docente di realizzare esperimenti complessi e la necessità di partire dai concetti e dai ragionamenti spontanei degli studenti.

Ciò che invece colpisce per novità è come vengono studiate le differenze tra ragazze e ragazzi. Per farlo, il rapporto pone al centro dell'analisi l'atteggiamento e l'interesse che hanno per la scienza. E questo non è uno dei punti di vista usuali, ma piuttosto è mutuato dagli studi sull’immagine della scienza e su come questa viene percepita.

La cultura e il contesto locale influenzano in modo rilevante la percezione di bambini e ragazzi sulla scienza. Molte delle loro idee e convinzioni derivano dal contesto culturale nel quale stanno crescendo e che loro evidentemente rispecchiano. Pregiudizi, sentimenti, ideali e valori possono prevalere su fattori meramente cognitivi e solo studiando direttamente gli atteggiamenti e gli interessi (in una maniera alternativa a quella “sottrattiva”, che misura invece quanto i ragazzi sanno o non sanno di scienza) è possibile capire queste influenze.

Ed è tanto più vero quando vogliamo capire cosa porta ragazze e ragazziad avere atteggiamenti che nel tempo divergono.

L’Anisn offre una sintesi in italiano del rapporto, oltre ad altri utili documenti in merito.