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domenica 20 luglio 2008

Manifesto degli scienziati antirazzisti

In tempi di rom, impronte digitali, rumeni "tutti delinquenti", 13 milioni di italiani che possiedono armi legalmente, a me fa piacere che la Regione Toscana abbia chiesto a Marcello Buiatti di redigere un Manifesto antirazzista in occasione dei 70 anni della promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nella Tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938 dal re d’Italia Vittorio Emanuele III.

Io l'ho firmato.

Il manifesto PDF è qui, mentre per leggere direttamente il testo andate ad esempio qui.

giovedì 27 marzo 2008

Quando il 25 dicembre non è Natale, 20+5 fa comunque 25

Brian Butterworth è uno che ama studiare i numeri – si veda il suo bel libro “Intelligenza matematica” edito da Rizzoli qualche anno fa – e questo ce lo rende simpatico. Ora esce un suo studio, assieme a Marinella Cappelletti, Ashok Jansari e Michael Kopelman su alcuni malati con una disfunzione cerebrale che fa loro dimenticare i numeri.

Pensateci: nella nostra società tutto è numero. Dalle reti Rai al PIN, dalla targa della macchina al numero civico, dai – sempre più numerosi – numeri di telefono agli anni, le marche, i parametri socioeconomici ecc. ecc. ecc.

Dimenticare i numeri è uno svantaggio sociale non da poco.

Ebbene lo studio inglese, uscito sul numero di marzo della rivista Cortex, ci dice che abbiamo due memorie diverse per i numeri: una aritmetica, che sovrintende alle nostre capacità di calcolo, e una non aritmetica, che si fa carico dei numeri come etichette, indicatori, in definitiva nomi. E nel caso delle lesioni studiate, i pazienti hanno perso questa seconda – quella non aritmetica – e hanno conservato la prima – quella aritmetica.

Quasi che nella nostra mente le capacità di calcolo fossero meglio radicate e avessero più significato del semplice uso nominalistico che facciamo di molti, troppi, numeri.

Tutto sommato incoraggiante: calcolare è nella nostra natura.

lunedì 24 settembre 2007

Si guarderà la vigna a cominciare dalle radici

È morto sabato 22 settembre a Lione Renzo Tomatis. Oncologo, prima di tutto. Aveva guidato sempre a Lione l'Agenzia internazionale per le ricerche sul cancro per oltre dieci anni e poi era stato direttore scientifico dell'ospedale infantile di Trieste Burlo Garofolo.

Sono stato molto contento quando nel maggio 2006, ha aderito con cortesia e semplicità all'invito di scrivere un racconto "attorno alla scienza". E si è prestato alle riflessioni, agli scambi di mail, alle discussioni in corso d'opera che con Stefano Sandrelli e Robert Ghattas gli abbiamo "imposto". Tanto più ricco di anni, esperienze, libri di noi tre messi assieme, ha accettato di buon grado di contribuire assieme agli altri, senza protagonismi.

E ha scritto un racconto La grande tela, ambientato nella "mia" Torino e doppiamente autobiografico. C'è l'inizio della sua carriera di giovane medico, e c'è il commiato nella figura di Mino che prima di morire trasforma la delusione in amicizia, in creatività.

E come il suo Mino, anche Renzo Tomatis si guarda ormai la vigna a cominciare dalle radici.

Ps: in punta di piedi, senza volerne approfittare (davvero!), vi dico che qui potete leggere La grande tela.

giovedì 30 agosto 2007

È morto Franco Carlini

Non è che ci conoscessimo, ma se mi serviva un'informazione, qualcosa su internet, un'indicazione, gli scrivevo un mail e la sua risposta mi arrivava.
A dire il vero non ci siamo neanche mai visti. Dovevamo incontrarci per una sessione tematica sulla scienza online alla Sissa di Trieste qualche anno fa, ma poi non è successo per agende che non s'incastravano.
Però, in questi tempi di rete e virtualità, era "come se".
E si può essere presenti anche senza vedersi.
E poi lo leggevo tutte le settimane sull'Espresso e lo ascoltavo quando c'era su Radio3 Scienza. Non si poteva fare diversamente se si voleva uno sguardo informato, appassionato e affetuoso su tutto quello che è tecnologia, comunicazione, nuovi media, digitale... in una parola "cyber e dintorni" come s'intitolava la sua rubrica settimanale.
Da oggi dovremo fare senza.
Ci mancherà.