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mercoledì 9 gennaio 2008

Oltre l'impact factor

Il sostanziale monopolio dell’Isi Thomson sulla misurazione delle pubblicazioni scientifiche è uno di quegli assiomi paradossali che non si sa perché ma rimangono quasi sempre indiscussi. Rarissimi sono i tentativi di proporre alternative all’impact factor volte a misurare la qualità di una rivista; oppure, attraverso le pubblicazioni, quelle di un ricercatore, di un’istituzione, di un paese.

All’Università di Granada, Félix de Moya Anegón coordina il SCImago Group che assieme ad Elsevier ha sviluppato un SCImago Journal & Country Rank (SJR). È un tentativo di proporre prodotti alternativi a quelli della Thomson che siano open access.

Il ranking di SCImago permette di descrivere la situazione dei paesi e delle riviste e può essere filtrato limitandolo a aree scientifiche, categorie tematiche, anni e così via. E tiene conto di molti indicatori - SJR, le citazioni, l’h-indice – con un algoritmo alla “page rank” che considera il peso delle citazioni sulla base del peso della pubblicazione che le cita.

Insomma, un’offerta più ricca e articolata che non schiaccia la misura di una rivista su un unico parametro e che soprattutto è totalmente trasparente nell’uso degli algoritmi e dei metodi di calcolo.

Speriamo che la comunità scientifica se ne accorga.

domenica 23 settembre 2007

Il rock del geologo

La scienza ispira l’arte. In questo caso la musica. Qualche mese fa abbiamo parlato degli acquarelli di Christophe Verdier. Ora è il momento della “Antarctic Sonata” che il pianista Kevin Jones ha suonato al bicentenario della Società Geologica a Londra, l’11 settembre 2007.
La musica è ispirata dalla geologia e dalla forma della costa dell’Antartide. E la struttura, il pattern, musicale è frutto di una rilettura dei dati del geologo Nick Petford dell’Univesrità di Bournemouth.
“L’apparizione inattesa di forme e volti che emergono dall’osservazione dei cristalli mi ha fornito ispirazioni musicali”, dice Jones.
Ma quello che è più interessante è il punto di vista del geologo. Dice il professor Petford: “speriamo che questa performance stimoli nuove visioni, nuove connessioni e modi alternativi di pensare le strutture, i processi dinamici e le relazioni geologiche”.
Perché la scienza ha bisogno, per procedere e per fare balzi in avanti in direzioni inattese, del contributo di altre forme di espressione che suggeriscano approcci che il solo rigore e il “solo” metodo non sono sempre in grado di fornire.
Insomma, quello di Jones potrebbe anche rivelarsi un interessante esperimento di sonificazione, oltre a essere, come per gli acquarelli di Verdier, un tributo all’Anno Polare Intarnazionale.

mercoledì 25 luglio 2007

YouNano – YouTube – NanoTube

Ma cosa fanno gli scienziati? Come lavorano in un laboratorio? Come funziona davvero un progetto scientifico? Volete saperlo? Quelli del progetto nano2hybrids si sono attrezzati per soddisfare le vostre curiosità.

Loro sono un progetto europeo, triennale, che si muove su nuovi campi della chimica; e della comunicazione: infatti, per diffondere i loro risultati, hanno deciso di postare un video-diario, giornaliero e mensile, su YouTube.

Così, i quindici scienziati partecipanti mostreranno davvero, nel corso dei prossimi tre anni, i tentativi e gli errori del loro lavoro.

La speranza: ispirare una nuova giovane generazione a scegliere una carriera scientifica.

Ma anche contribuire a che YouTube contenga contenuti scientific garantiti e di alta qualità.

Da seguire, nei prossimi tre anni.

lunedì 25 giugno 2007

Il mondo pensa

Della serie “YouTube e i suoi fratelli” ho scoperto Fora.tv: la tivù del mondo che pensa.
Non avendo mai posseduto un televisore dalla nascita a oggi, qualche scetticismo ce l’ho, ma stiamo a vedere: forse in questo caso “tivù che pensa” non è un ossimoro.
Intanto è una proposta da guardare, seguire, cliccare, come tutto ciò che succede nel web 2.0.
E non mi spiace che ci sia un posto (abbastanza) libero nel quale i professionisti dell’informazione postano i loro video. Perché – come recita la loro dichiarazione d’intenti – “ci sono tante idee brillante, esposte ogni giorno in eventi e discussioni pubbliche, in giro per il mondo”. E quelli di Fora.tv non vogliono farcele perdere.
I temi? Dalla politica alla cultura. Con la possibilità di partecipare alla discussione, di accedere ad approfondimenti e quant’altro possa venire in mente di questi tempi comunitari 2.0.
Non manca la scienza su Fora.tv. Oggi digitando “science” si ottengono alcune centinaia di video con la possibilità soprattutto per le istituzioni e per gli organizzatori di eventi – convegni, conferenze, seminari, workshop – di condividere immediatamente le discussioni e i talk.
A mio parere, proprio per la scienza è un’opportunità. Non tanto per farci sentire parole dette: io continuo a credere che a certi eventi bisogna esserci, per assistere, partecipare, percepire cosa non dice chi sta parlando. Ma piuttosto perché la scienza su Fora.tv potrà mostrarci colori, forme, immagini, foto, ricostruzioni; e potrà anche farsi sentire: perché dopo la visualizzazione siamo in attesa di una sempre miglior sonificazione di ciò che la scienza scopre, indaga, capisce.
Intanto, Fora.tv è da tenere sott’osservazione, per vedere dove va.

domenica 24 giugno 2007

Scienza, città e sostenibilità

A Trieste, all’Ictp, dal 20 al 22 settembre, un workshop studiare i casi di successo nei quali la scienza ha reso le città più sostenibili.

Il target sono le istituzioni e i ricercatori dei paesi in via di sviluppo. L’obiettivo è condividere le iniziative nelle quali le applicazioni di scienza, tecnologia, innovazione e conoscenza hanno fatto la differenza – in positivo! – per lo sviluppo sostenibile di grandi città nel mondo sviluppato.

Insomma, si cerca di fare rete tra le esperienze basate sulla conoscenza che hanno permesso una buona pianificazione e amministrazione urbana.

Si parlerà di acqua sicura – prima ancora che potabile -, salute pubblica, inquinamento, edilizia, riduzione del crimine, energia, trasporti, spazi verdi, occupazione, rifiuti ecc. ecc.

Fino al 15 luglio si possono mandare abstract per candidarsi a presentare casi di studio al workshop.


Il progetto 'Cities, Science and Sustainability' è una collaborazione internazionale tra:

  • TWAS, the academy of sciences for the developing world
  • Costis, the Consortium for Science, Technology and Innovation for the South, che afferisce al gruppo G77
  • UNDP-SSC, il programma delle Nazioni Unite per la cooperazione Sud-Sud
  • UNU-IAS, United Nations University Institute of Advanced Studies.

lunedì 18 giugno 2007

Tutti al mare!

Osservare per capire. Osservare per spiegare. Osservare per insegnare. Studenti e insegnanti sempre più spesso affiancano i ricercatori per provare sulla propria pelle l’esperienza della scoperta.

Tutto è più coinvolgente e piacevole se la location è unica e a contatto con la natura. Come è capitato a sei insegnanti inglesi, spagnoli e portoghesi che sono saliti sul vascello James Cook, per otto settimane di navigazione a studiare gli ecosistemi di alcune zone d’Atlantico lungo le coste europee. Ovviamente affiancando i ricercatori e producendo assieme a loro un diario online a disposizione degli studenti di tutto il mondo.

Il Centro oceanografico di Southampton che ha voluto il progetto Classroom@Sea punta a portare la scienza dalla nave alla classe, e sfrutta il web per farlo con le classi di tutto il mondo. E gli insegnanti sono essenziali per condividere le loro capacità di presentare la scienza al pubblico dei più giovani. Perché la condivisione sia più genuina, gli insegnanti stessi hanno preso parte agli esperimenti, fatto domande, scritto i testi delle attività quotidiane.

Qualcosa di simile è capitato col Quarto viaggio studio in Sudafrica per osservare il comportamento del grande squalo bianco in libertà. Le attività di osservazione sono state realizzate con l’equipe di Michael Rutzen responsabile dello Shark Diving Unlimited, da un gruppo di componenti dell’Associazione “Posidonia” e dall’Associazione Naturalisti della Calabria con il coordinamento scientifico dell’Acquario della Laguna di Orbetello. Insomma, l’osservazione naturalistica si è intrecciata anche in questo caso con l’attività di ricerca a livello internazionale. Là si trattava di insegnanti, qua di appassionati naturalisti. E, per la presenza di due appassionati svizzeri, il viaggio è stato seguito con interviste in diretta anche dal programma “Camaleonte” della Radio Svizzera Italiana e dal sito www.oltrepensiero.com con una finestra giornaliera che è stata attivata seguendo giorno per giorno con reportage, foto e video le attività del gruppo.

Analogamente, il web è diventato un prolungamento anche dell’avventura di Mini Darwin, viaggio alle Galapagos, sulle orme di Darwin, nel quale bambini e comunicatori scientifici hanno affiancato i ricercatori.

Sembra che l’esperienza in presa diretta sul campo, o meglio: sulle onde, e la facilità d’aggiornamento del web 2.0 permettano di vivere in prima persona esperienze scientifiche, che poi diventano strumenti didattici o divulgativi per “tutte le classi del mondo”.

Ai prossimi viaggi.

venerdì 15 giugno 2007

Bimbi, scienza e biblioteche

Candele che si spengono, palloncini che fanno a gara e altre meraviglie scientifiche. Questo si sono trovati davanti i “Bimbi in Biblioteca”.

Due pediatre, Maria Francesca Vardeu e Elisabetta Anedda, qualche ricercatore del CRS4, personale della Biblioteca di Sardegna Ricerche, uno studente del Liceo Scientifico Michelangelo, coordinati da Sandra Ennas, hanno lavorato con oltre 40 bimbi nella biblioteca del Parco Tecnologico a Cagliari.

L’idea è stata lanciata dalle due pediatre che hanno voluto coinvolgere i pazienti in attività che li avvicinassero attivamente alla scienza, attraverso giochi ed esperimenti, con acqua e aria, luce ed energia. È stato un esempio di animazione scientifica nata da figure esperte, ma che i bambini non identificano con la scuola, con l’apprendimento, con le interrogazioni. Un esperimento informale che ha permesso di fare scienza in un contesto coinvolgente – una biblioteca – con persone inaspettate e diverse dal solito.

È interessante che dall’ambulatorio si sia passati alla biblioteca e che il primo sia diventato strumento di coinvolgimento per portare i bimbi all’interno della seconda, e lì incontrare gli animatori.

L’esperimento e il divertimento sono stati l’occasione per osservare, sperimentare e in definitiva capire. Due sono state le dimensioni importanti: il gioco e il gruppo.

Per dirla con le parole di Francesca Vardeu, una delle due pediatre: “Il mondo dei bambini ha infinite varianti. In questi mesi li ho visti aggirarsi tra i libri, rispondere interessati alle domande dei bravi e pazienti animatori, partecipare agli esperimenti o avvicinarsi timidamente incuriositi. Ho ascoltato i loro commenti, letto le loro domande sui difficili temi scientifici, osservato l’acutezza dei loro disegni nei quali ci siamo riconosciuti, il loro interessato divertimento e la particolare energia che esprimono collettivamente nel gioco”.

Insomma, un piccolo gioiello che mostra come le sedi inattese e informali possano diventare luoghi di apprendimento e comprensione. Con un ruolo simile a quello di scuole e musei. E un valore aggiunto: senza parlare di salute, ne hanno parlato. Perché l’attenzione al proprio corpo passa innanzitutto per un approccio razionale ai fenomeni, per una comprensione delle cose.

Sabato 16 giugno alle 10, nella sala verde della Cittadella dei Musei di Cagliari, vengono presentati i risultati del progetto.

lunedì 28 maggio 2007

Notte bianca a Berlino

Il 9 giugno i laboratori e i centri di ricerca di Berlino e dintorni apriranno le porte per tutta la notte al pubblico. È la settima edizione della Notte scientifica, un’iniziativa che offre oltre 1.500 eventi per grandi e piccoli. Dalle conferenze agli spettacoli, dalle mostre al teatro, tutto è fatto e pensato per mettere la scienza in piazza, per dialogare e per far partecipare.

Giusto un’idea della partecipazione: lo scorso anno sono stati contati 137.000 visitatori. Ed è la città, non i soli ricercatori, a mobilitarsi attorno alla Notte, con i trasporti pubblici scontati e molte società e compagnie private che sponsorizzano e partecipano a vario titolo.

La notte è un momento eccezionale, che stimola la nostra capacità di cogliere fascino e che ci permette di entusiasmarci e di sentirci coinvolti. Una notte scientifica ha tutti i numeri per avvicinare persone alla ricerca scientifica e per far capire loro quanto è importante prendere parte alle decisioni che la toccano.

In Italia, abbiamo sparuti esempi notturni: “Una notte al museo” si tiene ad esempio al Museo di storia naturale di Firenze o al Museo Leonardo a Milano. E anche la fondazione per le biotecnologie a Torino organizza in orario quasi notturno “È di scena il delitto”. Insomma, anche da noi sembra che si comincia a parlare di scienza.

Che sia una via da esplorare ce lo dice anche il film con Ben Stiller ambientato appunto di notte e proprio in un museo.

martedì 15 maggio 2007

Che tempo fa? Chiedilo a Grid

Le previsioni del tempo sono proverbialmente un problema. Più di quanto lo siano nei fatti. In realtà sull’arco della giornata e per regioni ben definite funzionano e prevedono gli eventi atmosferici.
Però è vero che il tempo non conosce confini e che le regioni sono spesso arbitrarie e che servirebbe avere informazioni per aree geografiche più estese. Il problema è di gestire grandi masse di dati e di coordinarle in un sistema coerente e il più globale possibile.

Il progetto SIMDAT è un’attività di ricerca e sviluppo finanziata dall’Europa. E si propone di costruire un sistema centralizzato virtuale per la gestione delle informazioni che vengono dai servizi meteorologici di Francia, Germania e Gran Bretagna, per cominciare.

L’aspetto interessante è che si basa su Grid per condividere dati ma soprattutto capacità di calcolo. Anche in questo caso, Grid permette di fare un salto di qualità. Non ci si limita solo a condividere dati e spazio per la loro gestione, ma si condividono la capacità e la potenza di calcolo, gli algoritmi e i software. È il salto di un livello: dai dati alle relazioni tra di loro.

Ed è un altro esempio di come la comunicazione di idee e metodi permette di ottenere nuova conoscenza e soprattutto di ottenere la possibilità della produzione di nuova conoscenza.
Anche nella meteorologia, Grid comincia ad aprire scenari inesplorati e a rendere effettive nuove ricerche, prassi e previsioni. Da regioni limitate, si passa ad aree estese.
E quest’infrastruttura fa prevedere la possibilità che domani si possa anche estendere la capacità di previsione a periodi più lunghi. Con ricadute positive evidenti e finora inattese.

giovedì 19 aprile 2007

La qualità dell’open

La questione è annosa: qual è l’equilibrio tra buono e gratis? Quanto siamo disposti a rinunciare per non pagare? Le idee che circolano liberamente sono buone? Quanto? Come facciamo a saperlo?

La filosofia open parte esattamente dal punto di vista opposto. Un prodotto aperto viene realizzato da un singolo, o da un gruppo, ma poi viene sviluppato, testato, migliorato, arricchito, stressato in tutti i modi possibili da una comunità. È questo lavoro collettivo, possibile solo per l’apertura del progetto, a garantire una bontà migliore e soprattutto sempre crescente.

Nel mezzo ci siamo noi che usiamo i software e che ci barcameniamo tra offerte a pagamento e altre gratuite, tra software proprietari e altri open. Chi usa OpenOffice, giusto per fare l’esempio più noto, sa di avere per le mani il gemello aperto del prodotto di Microsoft. Quasi tutto funziona bene ma ci sono alcune disfunzioni, un po’ di documentazione manca, qualche applicazione è leggermente diversa da quelle che conosciamo abitualmente. Ad onor del vero, non è mica che con Microsoft Office sia tutto rose e fiori, ma questo è un altro discorso.

Fatto sta che il problema della qualità del software open source comincia a diventare una questione importante – e lo sarà tanto di più quanto questo sarà diffuso e utilizzato. O viceversa se la comunità di utenti sarà grande, i test saranno più numerosi e quindi i miglioramenti più veloci?

Per cercare di definire un sistema di valutazione dei software open, l’Europa ha messo in campo il progetto QualOSS – Quality of Open Source Software – che conterà su 3 milioni di euro nei prossimi due anni. Capofila è il Fraunhofer Institute for Experimental Software Engineering di Kaiserslautern.

QualOSS vuole arrivare a offrire a noi utenti di sistemi informatici la possibilità di determinare a quale livello una certa soluzione open corrisponde a criteri prefissati. Bisogna tenere in conto la robustezza, l’affidabilità del prodotto; ma anche l’attività e la reattività della comunità di sviluppatori.

L’obiettivo più profondo è far cresce la consapevolezza nelle aziende in modo che il mondo produttivo europeo scelga e usi le tecnologie open abbandonando quelle proprietarie.

La speranza è così che i produttori europei si affidino a strumenti che, essendo aperti, possono essere modificati e adattati alle esigenze dell’utente finale, rispondendo così a richieste che cambiano frequentemente nel tempo.

Insomma, una sorta di paracadute per ridurre il rischio degli investimenti tecnologici e per rendere più dinamica la capacità d’innovare.

venerdì 23 marzo 2007

Il valore della matematica

La matematica non è solo astrazione, è anche capacità di aggiungere valore: visione teorica, algoritmi efficienti, soluzioni ottimali sono opportunità concrete, pratiche che permettono di rendere le tecnologie e I risultati migliori e che aiutano i processi innovativi.

Il 20 marzo ne hanno parlato assieme a rappresentanti della Commissione e del Parlamento europei a Bruxelles, matematici provenienti da cinque paesi, raccolti dall’Associazione Leibniz, dall’Istituto Weierstrass e dall’agenzia polacca per le scienze PolSCA.

Ovviamente,la matematica con i modelli le simulazioni supporta la ricerca tecnologica: dalle diagnosi cardiovascolari ai semiconduttori, dalla metallurgia all’industria automobilistica.

Soprattutto, dice Juergen Sprekels, direttore dell’Istituto Weierstrass: “Le tecnologie essenziali stanno diventando sempre più complesse e il ciclo dell’innovazione sempre più rapido. Modelli matematici versatili offrono nuovi approcci per gestire la complessità”.

Insomma, la matematica non offre “solo” le equazioni, gli algoritmi e più in generale gli strumenti concettuali per affrontare i problemi. Piuttosto concorre a definire un modo di vedere le cose che permette di star dietro alla corsa dell’innovazione.

Non è una questione d’idee ma di cultura. La matematica infondo non fa altro che spingersi oltre nuove frontiere, gestire sempre nuovi problemi, e li gestisce fino a che questi non sono più problemi ma sono diventati conoscenze nuove.

Proprio quello che serve per una dinamica cultura dell’innovazione.

Senza la matematica rischiamo di non saper prendere le nuove decisioni che un mondo in evoluzione ci richiede.

giovedì 22 marzo 2007

I digitali nativi

I digitali nativi, li chiama Furio Honsell, rettore all’Università di Udine e volto televisivo con Fabio Fazio.

I digitali nativi sono ormai tra di noi. Ci hanno lasciato indietro, al di là del digital divide. È stato fatto un salto quantico lungo l’albero dell’evoluzione. La nuova speciazione dal sapiens sapiens è avvenuta! I digitali nativi non presentano ancora differenze fenotipiche percepibili – ma cognitivamente e comportamentalmente sono diversi. Agiscono e pensano con un grado di parallelismo per noi irraggiungibile. Sono i giovani, i nostri figli, saranno le future generazioni. Lesile Lamport, guru dell’informatica, si vantava il secolo scorso di essere capace di masticare chewing gum e contemporaneamente programmare digitando sulla tastiera. Ben poca cosa rispetto a quanto fa quotidianamente un nativo digitale, che contemporaneamente: scambia sms, ascolta l’ipod, lavora su un PC con più finestre attive. Una in videochiamata skype, alcune in modalità chatting, altre presentano videogiochi interattivi, su una scorre un video, altre sono discussion groups. Ogni tanto anche alza la cornetta del telefono”.

Qualcuno di noi riconosce in sé dei tratti da digitale nativo, ma in realtà al massimo lo siamo d’adozione, per imitazione, per apprendimento.

Sono i giovani, i figli, gli studenti, le nuove generazioni a essere genuinamente nativi.

Ed è un problema, in quest’Italia che guarda ostinatamente agli anziani, ai genitori (ops, ai nonni), agi professori, alle generazioni che dovrebbero andare in pensione, e che invece monopolizzano tutte le posizioni decisionali.

I digitali nativi prenderanno le decisioni del futuro prossimo, faranno le scoperte del futuro prossimo, impareranno le cose (del passato) per il futuro prossimo.

Qui sta uno dei nodi, quello che c‘interessa: come si trasmette la conoscenza, scientifica ma non solo, a chi non legge un libro, ha un’attenzione frammentaria e diffusa, è sommerso da una mole di dati ma ha problemi a metterli in relazione? A parole la risposta è facile: si devono valorizzare l’sms, l’ipod, il PC con più finestre attive, skype, le chat, i videogiochi interattivi, i video, i discussion groups. Nei fatti ci sono alcuni ordini di difficoltà da scalare per costruire nuovi modi di comunicare, raccontare e condividere.

Anche perché la scienza è la scienza. E vuole rigore, dialogo, approfondimento, esercizio, verifica, valutazione ecc. ecc. ecc.

Insomma, gli strumenti futuri sembrano esserci, le generazioni adatte a questi strumenti anche, ora si tratta di produrre la nuova didattica, divulgazione, diffusione, comunicazione.


Francesco Pira e Vincenzo Marrali ci ragionano su in “Infanzia media e nuove tecnologie”, Franco Angeli 2007.

domenica 25 febbraio 2007

È di scena il delitto

Il direttore di una importante casa farmaceutica è stato trovato morto nel suo ufficio. Cinque persone fermate dalla polizia, numerosi indizi sulla scena del delitto, ma... è suicidio o omicidio? C'è un assassino? Chi è?

Lo scopriremo insieme, in una serata all'insegna della scienza del giallo, immedesimandoci con i personaggi delle fiction televisive che abbiamo imparato a conoscere in questi anni.

Come perfetti Detective Biotech ci destreggeremo tra impronte digitali, esami tossicologici e test del DNA, per scoprirne i meccanismi e capirne potenzialità e limiti, alla ricerca dell'assassino.

“Invito alla scienza con delitto” è una delle iniziative che la Fondazione per le Biotecnologie e il Molecular Biotechnology Center di Torino mettono in campo. Le indagini si svolgeranno dal 26 al 29 marzo (18.00-20.30) in via Nizza 52.

Quelli della Fondazione per le Biotecnologie non sono al loro debutto con iniziative divulgative originali e con format nuovi.

Recentemente, hanno messo in una stessa stanza giornalisti e ricercatori per una giornata di lavoro assieme: obbiettivo capire e capirsi, far cadere alcune barriere per favorire la comprensione reciproca. A scanso d’equivoci.

Poi hanno messo in piedi dei Laboratori di Biologia Creativa al Parco d’Arte Vivente di Torino, in modo da contaminare l’arte con la biologia e la biologia con l’arte. E in questa direzione vanno anche con gli stage che gli studenti dei licei artistici fanno presso i loro laboratori, familiarizzando con il DNA e con il materiale biologico attraverso un’esperienza creativa, ludica ed estetica. Il DNA estratto al momento da alcuni frutti serve per creare sculture di polimeri glicidici.

E adesso va di scena il delitto, ovviamente simulato!, nel quale i partecipanti fanno gli investigatori con tutte le tecniche che la scienza mette oggi a disposizione.

Non male come proposte divulgative.

Ora basta che il pubblico si faccia coinvolgere, ma in fretta: le iscrizione sono aperte ma il numero è chiuso.

venerdì 2 febbraio 2007

Cooperazione scientifica a Gerusalemme

Nasce alla Hebrew University di Gerusalemme il “Centro per la convergenza di scienze e tecnologie”, per iniziativa di Dan Gazit e in collaborazione con Yissum, la società per il trasferimento tecnologico dell’Università stessa.

Oggi il Centro si propone di aprire linee di ricerca che facciano dialogare le scienze umane con l’informatica, la biomedicina con la giurisprudenza, l’etica con gli studi sull’opinione pubblica. O meglio, come dice Gazit, coniando un acronimo: il centro sarà BINCA, cioè bio, info, nano, cogni e artistico.

Si candida quindi a essere luogo d’incontro di prospettive diverse che coinvolgono elementi scientifici, economici, etici, legali, sociali.

I primi tre progetti che il Centro finanzia sono:

  • lo sviluppo di nano-sensori per ricercare le cause patogene, attraverso la cooperazione di medicina, natotecnologia e business
  • lo studio delle origini preistoriche della lingua ebraica, attraverso la cooperazione di fisica chimica, archeologia, linguistica e informatica
  • la comprensione dell’altruismo nella società umana, attraverso la cooperazione di biomedicina, informatica, scienze cognitive e sociali.

Domani il Centro svilupperà programmi d’insegnamento per formare giovani ricercatori capaci di cooperare e lavorare in modo “convergente”.

Secondo Gazit questa via ha la possibilità di attrarre intelligenze e competenze molto diverse che colgono la potenzialità della cooperazione. Ma soprattutto può creare un contesto nel quale nascano settori scientifici nuovi e linee di ricerca inedite e molto fertili.

venerdì 26 gennaio 2007

Astronomia per artisti

Stefano Sandrelli sostiene che “certamente siamo in un’epoca in cui alcuni riferimenti scientifici, quasi per osmosi, sono penetrati nel linguaggio e nell’immaginario comune”.
Per poter dire di vivere in un’era tecnologica dovremmo essere convinti che la tecnologia e la scienza plasmano i comportamenti quotidiani delle persone e il loro immaginario, senza che si abbia una coscienza chiara dei principi scientifici su cui sono basati. In un’era tecnologica la consapevolezza della scienza sottostante alla tecnologia non è indispensabile.
Feynman, che è uno dei riferimenti culturali di queste considerazioni, osa un po’ di più e parla di un’era scientifica nella quale esiste un artista in grado di attingere alla scienza, di “cantarla” e in questo modo di condividerne la bellezza con un numero molto più grande rispetto ai soli che già “sanno di scienza”.
La scienza diventa cioè “luogo comune”, luogo che si può frequentare. È un passo più in là del solo immaginario, nel quale i riferimenti scientifici si impastano con tutto il resto. È un passo che ci porta verso una qualche consapevolezza della ricchezza e della complessità della scienza, un po’ più in là della sola condivisione della sua bellezza.

È evidente che non viviamo in un’era scientifica.

Però Sandrelli ci prova lo stesso e cerca di far diventare la scienza, almeno una sua parte, un “luogo comune” per alcuni artisti. Il 26 gennaio parte il "Corso di Astronomia per Artisti" organizzato da INAF-Osservatorio Astronomico di Brera e dall’Accademia delle Belle Arti di Brera. Gli incontri-laboratorio sono indirizzati a studenti e docenti dall’Accademia.
Le lezioni astronomiche di Sandrelli, che saranno ripetute anche nel secondo semestre universitario, vogliono avvicinare l’arte e la scienza di oggi, stimolando la riflessione artistica sulle più recenti ricerche astronomiche, che negli ultimi anni hanno rivoluzionato la rappresentazione scientifica del cosmo.
Le opere di studenti e docenti costituiranno un primo seme di mostra per le celebrazioni del 2009, “Anno Internazionale dell’Astronomia”.
Se l’esperienza sarà fertile, il sogno è che nasca prima o poi un “artista di Feynman” che ci accompagni verso un’era scientifica.
Nel frattempo, sarebbe molto interessante avere un diventasse luogo di confronto intorno ad arte e scienza (magari proprio questo blog), in modo da contribuire almeno un po’ alla nascita di una comunità di artisti che vogliono essere “di Feynman” e di ricercatori che vogliono dialogare con loro.