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giovedì 20 marzo 2008

"Acqua potabile" gratis per tutti

Grazie alla Delft University e all’Unesco i ricercatori che studiano le problematiche dell’acqua potabile, del suo trattamento e della sua distribuzione potranno finalmente leggere e studiare gratis.

DWES è il nuovo journal che si occupa di ingegneria dell’acqua potabile.

La formula che rende possibile è che sia l’autore a pagare per la pubblicazione (400 euro per 10 pagine). Poi per il resto DWES è una rivista scientifica con tutti i crismi della peer-review: garantiscono tre referee per ogni articolo.

Naturalmente è una pubblicazione soltanto online e questo aiuta ad abbattere i costi della produzione.

Un interessante elemento di novità è il fatto che gli articoli non accettati per la pubblicazione vengono archiviati in un’area di discussione e questo li rende comunque disponibili a tutti per il confronto e la critica.

L’obiettivo è offrire ai ricercatori dei paesi in via di sviluppo uno strumento di crescita e di ricerca totalmente libero e gratuito. Insomma qualcosa di simile al nostro Jcom, come spirito e visione della ricerca.

Info: Unesco e Hess.

venerdì 25 gennaio 2008

Le Nazioni Unite e il popolo dei Wikipediani

L’Università delle Nazioni Unite vuole vederci più chiaro. E così assieme alla Wikimedia Foundation nei prossimi mesi studierà i comportamenti e i profili degli utenti di Wikipedia.

Wikipedia è oggi il nono sito più visitato al mondo e forse uno degli attori più forti per quanto riguarda la diffusione della conoscenza. Però, come tutti sul web, ha difficoltà a capire chi sono i suoi lettori, in più, chi sono gli autori dei suoi testi.

Per Wikipedia lo studio realizzato assieme a UNU-MERIT dell’Università di Maastricht è importante per mettere in campo strategie volte a persuadere nuove persone a produrre, correggere e migliorare i contenuti pubblicati.

Per le Nazioni Unite lo studio serve in due direzioni. Da un lato, capire le dinamiche del progetto collaborativo più grande e di maggior successo al mondo. E chissà che non ne esca un modello utilizzabile anche in settori del tutto diversi.

Dall’altro per rafforzare una risorsa gratuita ed essenziale che può dare accesso all’informazione a paesi nei quali non si può ragionare seriamente con modelli che prevedono di commercializzare le risorse intellettuali.

Insomma, Wikipedia, che tutti noi vediamo come l’enciclopedia del futuro, può diventare contemporaneamente un modello per lavorare assieme in modo cooperativo e una fonte di informazione e conoscenza per chi non se le può comprare.

domenica 9 dicembre 2007

Workshop per giornalisti scientifici

Si può ancora iscriversi iscriversi ai due workshop internazionali per giornalisti scientifici della Delft University of Technology in Olanda. Il primo è su "biotecnologie e sostenibilità" il secondo su "acqua potabile e sistemi ingegneristici". Entrambi durano due giorni: il primo l'8 e il 9 gennaio 2008; il secondo il 10 e l'11.

La Delft ha un programma dedicato alla sostenibilità in Africa ed è interessata in particolare a giovani giornalisti che vogliano interessarsi e sensibilizzarsi in materia.

L'università copre i costi di viaggio e di soggiorno a chi partecipa.

Per informazioni: f.w.nuijens@tudelft.nl, r.e.t.meijer@tudelft.nl

domenica 24 giugno 2007

Scienza, città e sostenibilità

A Trieste, all’Ictp, dal 20 al 22 settembre, un workshop studiare i casi di successo nei quali la scienza ha reso le città più sostenibili.

Il target sono le istituzioni e i ricercatori dei paesi in via di sviluppo. L’obiettivo è condividere le iniziative nelle quali le applicazioni di scienza, tecnologia, innovazione e conoscenza hanno fatto la differenza – in positivo! – per lo sviluppo sostenibile di grandi città nel mondo sviluppato.

Insomma, si cerca di fare rete tra le esperienze basate sulla conoscenza che hanno permesso una buona pianificazione e amministrazione urbana.

Si parlerà di acqua sicura – prima ancora che potabile -, salute pubblica, inquinamento, edilizia, riduzione del crimine, energia, trasporti, spazi verdi, occupazione, rifiuti ecc. ecc.

Fino al 15 luglio si possono mandare abstract per candidarsi a presentare casi di studio al workshop.


Il progetto 'Cities, Science and Sustainability' è una collaborazione internazionale tra:

  • TWAS, the academy of sciences for the developing world
  • Costis, the Consortium for Science, Technology and Innovation for the South, che afferisce al gruppo G77
  • UNDP-SSC, il programma delle Nazioni Unite per la cooperazione Sud-Sud
  • UNU-IAS, United Nations University Institute of Advanced Studies.

martedì 17 aprile 2007

Nascono tre nuove riviste di free-sica

Cinquant’anni fa, Albert Einstein predisse l’avvento dell’era dell’open access: “Lo scambio libero e senza vincoli di idee e risultati scientifici è una necessità per un sano sviluppo della scienza”. Oggi, il deficit di accesso alle pubblicazioni scientifiche è uno dei problemi che rallentano i processi di scoperta. Pertanto, la lettura libera dei risultati della ricerca è una delle vie per rendere efficace e veloce la diffusione dell’informazione scientifica.

BioMed Central è uno dei maggiori editori open access di riviste basate sulla peer-review. E nell’aprile 2007 ha lanciato tre nuove riviste di fisica, matematica e informatica che vogliono rispondere alla crescente domanda di open, della quale il Cern si fa portavoce.

Il Cern infatti si pone a capo di un movimento che mira a ristrutturare l’editoria scientifica facendo dell’open access la principale fonte di informazione. Così non stupisce che Massimo Giovannini della Divisione di fisica teorica del Cern abbia deciso di entrare nell’editorial board di una delle tre nuove riviste: “Sono felice di lavorare per PhysMath Central. È un tentativo encomiabile di permettere l’accesso libero alla ricerca garantita dalla peer-review. Risponde a una domanda forte da parte di molte istituzioni nel mondo che non possono più sottoscrivere gli esosi abbonamenti che altri editori richiedono per le loro riviste”.

È una strada che si deve battere perché tutti devono poter leggere i risultati scientifici. Ed è una strada che si potrà battere solo se i grandi laboratori faranno da apripista per le tante istituzioni scientifiche minori, che quasi sempre vuol dire povere. Che quasi sempre sono di paesi in via di sviluppo, ma che possono essere anche piccole istituzioni di paesi per niente poveri.

Non si tratta solo di una questione di democrazia e di diffusione della scienza. Ma l’alternativa all’open access è strozzare la scienza nella culla, prima che possa muovere i suoi passi. Infatti, gli alti costi delle pubblicazioni scientifiche negano la possibilità stessa del confronto e della garanzia della qualità che può venire solo da un controllo sociale diffuso all’interno di ciascuna comunità scientifica.

Come già in passato con altre esperienze – la più nota e affermata è Jhep – i fisici si muovono con agilità e sicurezza sulla strada dell’open.

Auguri di lunga vita a PhysMath Central.

martedì 6 febbraio 2007

Faremo le zanzare alla griglia

La malaria continua a essere uno dei grandi killer mondiali: un milione di morti l’anno, soprattutto in Africa e soprattutto bambini.

Ora i biologi hanno un nuovo alleato: i fisici e la loro griglia di calcolo. Questa comunità infatti si è dotata di una infrastruttura di calcolo potente, per l’appunto Grid. Si tratta di oltre 5.000 computer che vengono usati contemporaneamente, permettendo di processare in ogni istante oltre 2000 gigabyte di dati. È uno strumento essenziale per la ricerca in fisica delle particelle e in astronomia (Particle Physics and Astronomy Research Council, PPARC) che riesce a star dietro ai dati sfornati dall’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra.

Grid sfrutta la potenza dovuta al solo fatto di stare in rete, di essere parte di un’unica comunità che condivide le proprie risorse senza bisogno di accumularle in punti, centri, enti, istituzioni. Ciascuno contribuisce con un po’ delle proprie risorse, spesso inutilizzate, e partecipa alla ricerca sulle astroparticelle.

Questo stesso spirito di collaborazione che anima Grid per i propri obiettivi, l’ha fatta aprire anche alla lotta contro la malaria. E ha permesso al progetto WISDOM di analizzare 80.000 composti potenzialmente antimalarici all’ora. Un ritmo che è stato tenuto per quattro mesi: da ottobre a gennaio Grid ha devoluto alla lotta contro la malaria oltre due milioni di ore computer.

L’analisi delle interrelazioni tra i composti farmaceutici e le proteine del parassita della malaria è stata favorita dalla velocità del processo di screening che abbatte di molto i costi di sviluppo di nuovi possibili farmaci contro la malattia.

Ci troviamo davanti a un potenziale strumento di ricerca, che offre la speranza di affrontare una malattia mortale che non è certo al centro delle strategie di mercato e di ricerca dell’industria farmaceutica.

Ma soprattutto ci troviamo davanti a un nuovo metodo di lavoro nella ricerca in biomedicina che potrà rinunciare, almeno in qualche caso, a mettere in piedi laboratori elefantiaci utilizzando risorse che comunque ci sono, e non vanno utilizzate, nel web. Infrastrutture come Grid permettono di immaginare ricerche anche senza dover prevedere enormi risorse di calcolo. E si potranno superare barriere tutte interne alla comunità scientifica, come questa volta è successo tra fisici e biologi.

Il primo passo è la condivisione di risorse informatiche, ma inevitabilmente domani cominceranno a essere messe in comune le idee, le visioni, gli obiettivi della ricerca, facendo comunicare metodi e intelligenze oggi distanti.

mercoledì 10 gennaio 2007

Chi non mangia non ragiona

S’ode a destra uno squillo di tromba. A sinistra risponde uno squillo. Come ho scritto, l’Europa lancia l’Anno delle pari opportunità e queste vanno intese in molte diverse accezioni. Ed ecco che leggo su The Lancet che oltre 200 milioni di bambini non riescono a sviluppare le loro capacità cognitive.

Perché? Perché non mangiano (o meglio sono denutriti), hanno problemi di salute, non sono assistiti, non frequentano la scuola, hanno madri malate, depresso o inadeguate. Dei padri non si parla neppure che in molti contesti non ci sono, non contano. O peggio.

I due terzi di questi bambini sono in India, Nigeria, Cina, Bangladesh, Etiopia, Indonesia, Pakistan, Repubblica democratica del Congo, Uganda e Tanzania. Vale a dire che vivono in paesi dove gran parte della popolazione è formata da bambini. La questione quindi è vitale per lo sviluppo di questi paesi oltre che per la vita di queste persone. Infatti, se la situazione rimane così, in futuro non potrà che replicarsi con nuove carenze di cibo, problemi di salute, scarsa assistenza, poca scolarizzazione, madri inadeguate ecc. ecc.

Agire su questi fattori significa anche restituire ai bambini le loro capacità cognitive e allo stesso tempo costruire condizioni perché la situazione non si replichi nel tempo. Adesso, la via più rapida è quella di dare ai bambini di oggi alcuni strumenti e stimoli intellettuali in modo da interrompere il processo in atto. Farli giocare, come fa SOS Children’s Village è un primo passo importante.

Le scienze hanno ripreso, in italiano, la notizia (per leggere gli articoli originali su The Lancet serve un abbonamento alla rivista).

domenica 7 gennaio 2007

Il premio Ramanujan a una donna indiana


Ho più di una ragione per rilanciare questa notizia: parla di matematica, viene dall’Ictp che tra le altre cose è la sede del COSTIS e l’istituto di Paolo Budinich (sui quali ho scritto nel post precedente), è un segnale di attenzione per il lavoro delle ricercatrici e delle scienziate, risuona con una mia personale vicinanza all’India.

L’Ictp tra le altre cose assegna un certo numero di premi. Uno è intitolato al leggendario matematico indiano Ramanujan (che ha numero di Erdős 3, giusto per aggiungere un’altra mia ragione d’interesse) e va a giovani matematici di paesi in via di sviluppo. Insomma, è esattamente nello spirito dell’Ictp e di conseguenza cerca di sostenere la ricerca come efficace strumento di sviluppo.

La vincitrice, Ramdorai Sujatha, è al Tata Institute of Fundamental Research a Mumbat, India, dal 1985 e oggi è professore associato alla Scuola di Matematica di quell’istituto.
Ramdorai Sujatha lavora sulla teoria non-commutativa di Iwasawa, e in particolare ha collaborato con matematici quali Coates, Fukaya, Kato e Venjakob. Il premio riconosce il merito della sua riformulazione della principale congettura di questa teoria. Riformulazione che guida il grosso degli sforzi e dei tentativi in questo campo.


Di passaggio, Ramdorai Sujatha ha numero di Erdos uguale a 3, poiché ha scritto un articolo con John Coates che ne ha scritto un altro con Gorge Szekeres che ha numero di Erdos 1. Insomma, eguaglia Ramanujan al quale è intitolato il premio che lei ha vinto quest'anno.

venerdì 5 gennaio 2007

Meno eserciti = più salute, istruzione e ricerca

Umberto Veronesi, oncologo, ex-ministro e pensatore attento ai temi della salute ma anche della ricerca, stupisce, sulle pagine de L’espresso dedicato alle sfide del 2007, con un argomento che sa di no global ma che è semplicemente razionale.

Quanta buona ricerca potremmo fare con i soldi degli aerei, dei missili e delle armi nucleari? I governi spendono drammaticamente di più per le spese militari che per la ricerca, o per la salute.

La proposta è semplice, riconvertire tutti i soldi spesi per il bilancio militare in salute e istruzione, che in definitiva vuol dire ricerca. Non un euro di meno.

L’obiettivo non può che essere quello radicale. Tanto più che gli eserciti sono ormai inutili, perché i conflitti in atto richiedono altre soluzioni e soprattutto perché gli eserciti armati della bomba atomica hanno un ruolo deterrente che potrebbe benissimo essere delegato a piccole forze multinazionali rinunciando ai costosissimi eserciti nazionali.

Veronesi poi fa un esempio concreto e reale: il Costarica nel 1949 ha abolito costituzionalmente l’esercito. Le risorse risparmiate sono servite per combattere l’analfabetismo, che oggi è solo al 4%, mentre in Sud America ci sono realtà come Guatemala e Honduras dove tocca il 30% e altre come il Nicaragua dove svetta fino al 35%.

E, forse ce lo dimentichiamo, ma maggior istruzione vuol dire maggior aspettativa di vita (in Costarica è la più alta di tutta l’America Latina con 12 anni su tutti gli altri), più attenzione alla salute, all’ambiente, alla ricerca scientifica. E soprattutto ai diritti umani.

Vale a dire che meno spese militari permettono più istruzione e di conseguenza una vita vissuta meglio e con maggior dignità. Davvero una bella sfida, che il mondo della ricerca dovrebbe sostenere attivamente.

Un segnale internazionale è la nascita del “Consorzio su scienza, tecnologie e innovazione per il Sud del mondo” (COSTIS), un nuovo organismo del G77 che avrà sede a Trieste. “Il Consorzio potrebbe diventare qualcosa di veramente importante, ha grandi possibilità. L’obiettivo ufficiale è quello di fare in modo che aiuti questi paesi nello sviluppo della ricerca scientifica, attraverso l’interazione con i paesi più ricchi, la ricerca di fondi, e incoraggiando la cooperazione tra istituti e università”, spiega il fisico Paolo Budinich in una bella intervista.

Servono segnali anche a livello nazionale ed europeo.