
Lo sappiamo: introdurre nuove tecnologie nella società vuol dire prima di tutto dialogare con la società. In alternativa, i rischi sono le paure e le speranze immotivate, che prima o poi sfociano in controversie. Ma c’è di più: nuove tecnologie vuol dire nuove decisioni e quindi nuovi cittadini. Pertanto gli scienziati, i ricercatori, gli esperti hanno il ruolo, e il dovere, di dialogare con i cittadini per far crescere la consapevolezza reciproca.
Su questo hanno collaborato, nel progetto NanoDialogue, musei (Città della Scienza, Deutsches Museum, Univeseum AB, Ahhaa Science Centre) e università (Westminster) , associazioni (MQC2) e parchi scientifici (Barcelona), network (ECSITE) e fondazioni (Flanders Technology Internationa Foundation, Ciencia Viva, Centre de Culture Scientifique, Technique et Industrielle di Grenoble).
L’obiettivo del progetto è ragionare attorno a una domanda: a che punto siamo con le nanotecnologie? In che direzione stiamo andando?
Non si tratta tanto di far capire, anche se spesso c’è bisogno di far capire.
E neppure di convincere, perché le convinzioni sovradimensionate possono essere un boomerang.
Si tratta invece di far emergere quelli che saranno gli stakeholder del futuro e di riconoscere loro un ruolo mettendoli in relazione con i ricercatori e con tutti gli attori che si muovono intorno a questa nuova tecnologia e a tutto ciò che è nano-. Bisogna, insomma, costruire una rete, link per link.
E si tratta anche di studiare le forme di comunicazione che comunque ci sono e nelle quali gli esperti e i ricercatori non hanno un ruolo. La fiction scientifica spesso dà una visione drammatica delle nanotecnologie: nanocreature distruggono tutto quello che trovano sul loro cammino e si rivoltano contro i loro stessi creatori. Per quanto tutto ciò sia molto lontano dalla realtà anche solo dei laboratori di ricerca.
L’incontro tra vita e tecnologia può essere fertile di nuove opportunità o tremendo di nuove paure. Come prima cosa, comunque, va capito.
Lunedì 5 febbraio a Bruxelles, presso il Parlamento, una conferenza ha chiuso il progetto NanoDialogue che si è proposto di far partecipare, tutti assieme, scienziati, decisori e stakeholder in modo da costruire, tutti assieme, una strategia comunicativa che tenesse conto di tutti i punti di vista e che non fosse l’arma in mano di una parte ma piuttosto un’opportunità per tutti. Partecipanti: dall’Italia alla Svezia, dall’Estonia alla Francia alla Spagna, al Belgio, al Regno Unito alla Germania, al Portogallo.
In questo come in altri casi, il rapido sviluppo di nuove tecnologie genera controversie e prima ancora paure.
E allora la comprensione del nano-immaginario può aiutare a dialogare con la società e il dialogo può permettere di distinguere la fantasia dai fatti.