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mercoledì 10 ottobre 2007

Liberiamo la ricerca italiana

Mario Capecchi ha vinto il premio Nobel per la medicina. Ed è una buona notizia. Il bello è che da quel momento sono state scoperte due cose: che esiste e che è italiano.

Ci hanno anche raccontato che da bambino era così povero che doveva rubare per mangiare. E non è un brutto racconto, perché lascia aperta la speranza che la ricerca sia una possibilità per tutti, non solo per i figli dei ricchi e degli intellettuali.

Un’altra buona notizia è che la stampa italiana ha voglia di scrivere e di pubblicare notizie positive sulla ricerca italiana. Passiamo sopra al fatto che in questo caso ha costruito "artificialmente " un ricercatore italiano…

Se non altro i giornalisti hanno messo in luce le radici culturalscientifiche della ricerca italiana: è infatti vero che Mario Capecchi ha fatto il suo Ph.D. con Jim Watson, che a sua volta era allievo di Salvador Luria, premio Nobel e allievo a sua volta di Giuseppe Levi, il più grande ricercatore nel campo della Biologia e della Medicina fra le due guerre. Levi, padre di Natalia Ginzburg autrice di "Lessico familiare" , era anche il maestro dei premi Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini. Tutti questi premi Nobel venivano fuori dalla scuola di Torino e l'italianità di Capecchi sta tutta qui. Ed è meglio rispetto alla “sola” nascita e ai primi nove anni di vita italiana.

Visto l’interesse dei media, il ricercatore Giovanni Romeo è intervenuto mercoledì 10 ottobre a Prima Pagina - giornalista di turno Marcello Sorgi della Stampa) –chiedendo perché i media non si interessano di più ai problemi della ricerca italiana finanziata dal pubblico (carenza di fondi, sistema di distribuzione mai basato sul merito ecc.) sfruttando appunto l'onda di interesse creata dall'assegnazione del premio Nobel a Capecchi. Risposta di Sorgi, che non è un pivello: “i ricercatori in Italia sono troppi (sic !) e quindi i fondi pubblici divisi egualmente per tutti questi ricercatori diventano necessariamente insufficienti”.

Roba da rimanere allibiti!

Sarebbe bello, sin da domattina, giovedì 11 ottobre riprendere l'argomento con Marcello Sorgi spiegandogli che si è sbagliato (e di molto...). La proposta è di telefonare a Prima Pagina proprio offrendo argomenti e dimostrazioni specifiche che quello che ha detto Sorgi è completamente errato. Se un giornalista come Sorgi che ha diretto per anni la Stampa commette errori così grossolani, vuol dire che c'è moltissimo lavoro da fare per informare correttamente i nostri concittadini – e la responsabilità non è certo dei soli giornalisti.

I ricercatori non sono troppi e quello che fanno è estremamente importante per il Paese!

Per telefonare a Prima Pagina: numero verde 800 050 333. Telefonate alle 7:00 del mattino, altrimenti risulta sempre occupato.

L’iniziativa parte da un gruppo di ricercatori intorno a Giovanni Romeo , si chiama “Liberiamo la ricerca” e chi vuole saperne di più può scrivere ad andreina.baccaro AT eurogene.org.

giovedì 30 agosto 2007

SciVee è la tv degli scienziati

Qualche post fa ho parlato di nano2hybrids e prima ancora di Fora.tv. Oggi ho scoperto SciVee. La tivù degli scienziati per gli scienziati.

SciVee è sorella di YouTube, una sorella che ha studiato. Infatti, prima di tutto ci sono gli articoli – e sono tutti articoli pubblicati. E i video sono presentazioni di questi articoli.

L’obiettivo è fornire uno spazio di diffusione e comprensione della scienza che serva agli scienziati ma che interessi anche a pubblici di non-esperti.

Lo spirito è quello solito del web 2.0: superare la parola (solo) scritta, andare oltre le lezioni e le conferenze, proporre un medium virtuale che interagisca con la dimensione reale. Insomma amplificare la voce degli scienziati senza mediazioni. E c’è da aspettarsi che questo crei dialogo, permetta commenti su quanto è stato pubblicato, generi una maggiore attenzione alla discipline contigue, contribuisca alla creazione di nuovi “gruppi” scientifici…

Ultimo aspetto non trascurabile: gli articoli caricati su SciVee sono tutti pubblicati su riviste open access. Com’è giusto che sia.

SciVee è un’iniziativa di Public Library of Science (PLoS), della National Science Foundation (NSF) e del San Diego Supercomputer Center (SDSC).

lunedì 25 giugno 2007

Il mondo pensa

Della serie “YouTube e i suoi fratelli” ho scoperto Fora.tv: la tivù del mondo che pensa.
Non avendo mai posseduto un televisore dalla nascita a oggi, qualche scetticismo ce l’ho, ma stiamo a vedere: forse in questo caso “tivù che pensa” non è un ossimoro.
Intanto è una proposta da guardare, seguire, cliccare, come tutto ciò che succede nel web 2.0.
E non mi spiace che ci sia un posto (abbastanza) libero nel quale i professionisti dell’informazione postano i loro video. Perché – come recita la loro dichiarazione d’intenti – “ci sono tante idee brillante, esposte ogni giorno in eventi e discussioni pubbliche, in giro per il mondo”. E quelli di Fora.tv non vogliono farcele perdere.
I temi? Dalla politica alla cultura. Con la possibilità di partecipare alla discussione, di accedere ad approfondimenti e quant’altro possa venire in mente di questi tempi comunitari 2.0.
Non manca la scienza su Fora.tv. Oggi digitando “science” si ottengono alcune centinaia di video con la possibilità soprattutto per le istituzioni e per gli organizzatori di eventi – convegni, conferenze, seminari, workshop – di condividere immediatamente le discussioni e i talk.
A mio parere, proprio per la scienza è un’opportunità. Non tanto per farci sentire parole dette: io continuo a credere che a certi eventi bisogna esserci, per assistere, partecipare, percepire cosa non dice chi sta parlando. Ma piuttosto perché la scienza su Fora.tv potrà mostrarci colori, forme, immagini, foto, ricostruzioni; e potrà anche farsi sentire: perché dopo la visualizzazione siamo in attesa di una sempre miglior sonificazione di ciò che la scienza scopre, indaga, capisce.
Intanto, Fora.tv è da tenere sott’osservazione, per vedere dove va.

lunedì 22 gennaio 2007

Il clima in versi


Quelli di Caterpillar, a modo loro, sono martellanti sulle questioni ambientali: si occupano di risparmio energetico e di Kyoto con la terza giornata nazionale del risparmio energetico “M’illumino di meno”, il 16 febbraio; ci deliziano con il movimento per la decrescita felice e sanno cogliere al volo gli eventi per restituirceli in riflessioni demenzialmente efficaci.

Poi, in generale, la trasmissione dà spazio alla scienza: dal festival della creatività a Firenze allo sceneggiato (imperdibile!) “Cervelli in fuga”. Insomma, un punto di vista sghembo che però ha il suo seguito.

Ho molto apprezzato “Uomo”, la poesia di Marco Ardemagni. Leggetela anche voi:

Uomo Mi togli ogni energia
prelevi e te ne sbatti
la sprechi e butti via
la sciupi e poi mi imbratti

Dillo che non ti piaccio
che non mi vuoi più bene
mi stai sciogliendo il ghiaccio
prosciughi le mie vene.

Dillo che ti sei rotto
è inutile che neghi
ma come mi hai ridotto
di me tu te ne freghi

Ricordi eravam felici
nel basso mesolitico
fratelli amanti amici
in abito adamitico

Ora consumi e inquini
tagli disboschi e incendi
allaghi, caghi e urini
quello che trovi prendi

Uomo pezzo di cacca
tu col tuo effetto serra
mi tratti da baldracca
ma io son la tua terra

Ok mi son calmata
Ma è inutile parlare
hai fatto la vaccata?
mi voglio vendicare

E poiché la vendetta
va consumata al gelo
la mia sarà perfetta
calando giù dal cielo.

È un po' che in giro vado
caro il mio bel gingillo
con un vero tornado
il nome suo è Kirillo

È lui che ieri sera
mentre eri tu a Berlino
alzando una bufera
ti ha arato perbenino.

È stato un po' cattivo
ma tu sei il deficiente
ché senza te io vivo
tu senza me sei niente.

Non male, vero? Alta divulgazione!

A me sembra un bel modo per dilatare l’attenzione dal particolare al generale. Dalla cronaca di Kyrill alle questioni climatiche. Dall'attualità alla riflessione. Che poi quelli di Caterpillar completano con gli interventi degli esperti e col dialogo con i radioascoltatori.

Applausi.

giovedì 11 gennaio 2007

I racconti di Canterbury, alla radio


Lunedì 15 gennaio 2007, alle 20.00, inizia a trasmettere la Canterbury Student Radio (CSR).

La radio è promossa da due università - University of Kent, Canterbury Christ Church University - e da due associazioni studentesche - Kent Union e dalla Christ Church Students’ Union. E questo ne garantirà l’indipendenza.

Tutto, dalla definizione del palinsesto alla trasmissione al pubblico, dalla musica alle news, dall’intrattenimento all’approfondimento, sarà completamente gestito dagli studenti di scuole, università e college della regione. Ovviamente, CSR si propone di parlare ai coetanei: i giovani tra i 14 e i 25 anni.

Ma quello che è più interessante è che viene data loro l’opportunità di far sentire la propria voce, liberi dalle necessità della pubblicità o comunque economiche. E che questo viene fatto a partire da un contesto universitario. Sembra che a Canterbury abbiano capito che l’università del ventunesimo secolo deve fare ricerca, deve garantire l’alta formazione, ma deve anche comunicare con la società.

Fare radio, per quegli studenti, vorrà dire imparare a conoscere il territorio e le realtà di tutta la regione e, in qualche modo, diventare interlocutori in un dialogo. Un obiettivo altamente formativo, ma al tempo stesso di frontiera.

E poi c’è l’accento sul volontariato e sulla possibilità concreta di far comunicare diversi livelli educativi: scuole, università e college per l’appunto.

C’è da aspettarsi, sin dalle intenzione dei promotori, che CSR sia un luogo di dialogo e dibattito privilegiato e innovativo sulle questioni culturali, educative e di ricerca tipiche del contesto universitario in cui nasce.

E nel Kent osano dare questa chance agli studenti, scardinando gli schemi di una comunicazione istituzionale spesso troppo professionale e unidirezionale.