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lunedì 24 settembre 2007

Si guarderà la vigna a cominciare dalle radici

È morto sabato 22 settembre a Lione Renzo Tomatis. Oncologo, prima di tutto. Aveva guidato sempre a Lione l'Agenzia internazionale per le ricerche sul cancro per oltre dieci anni e poi era stato direttore scientifico dell'ospedale infantile di Trieste Burlo Garofolo.

Sono stato molto contento quando nel maggio 2006, ha aderito con cortesia e semplicità all'invito di scrivere un racconto "attorno alla scienza". E si è prestato alle riflessioni, agli scambi di mail, alle discussioni in corso d'opera che con Stefano Sandrelli e Robert Ghattas gli abbiamo "imposto". Tanto più ricco di anni, esperienze, libri di noi tre messi assieme, ha accettato di buon grado di contribuire assieme agli altri, senza protagonismi.

E ha scritto un racconto La grande tela, ambientato nella "mia" Torino e doppiamente autobiografico. C'è l'inizio della sua carriera di giovane medico, e c'è il commiato nella figura di Mino che prima di morire trasforma la delusione in amicizia, in creatività.

E come il suo Mino, anche Renzo Tomatis si guarda ormai la vigna a cominciare dalle radici.

Ps: in punta di piedi, senza volerne approfittare (davvero!), vi dico che qui potete leggere La grande tela.

domenica 15 luglio 2007

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

Massimo Carlotto è uno che capisce l’Italia. L’Italia di oggi ma soprattutto, forse, l’Italia che sta per arrivare, quella di domani, dopodomani al massimo. Studia, e si vede!, l’ambiente, i dettagli e le particolarità di ogni suo libro.

Quello che è uscito quest’anno (Mi fido di te, Einaudi), l’ha scritto assieme a Francesco Abate. E i due devono aver messo le mani ben a fondo nel marcio delle nostre mense.

Della storia ovviamente taccio. Del contesto, basti sapere che la sofisticazione alimentare – quella dei nostri alimenti di tutti i giorni – è l’attività del protagonista che si cela dietro un raffinato ristorante da gourmet.

Mi fido di te vale più di tanti saggi sulla comunicazione del rischio. È pura scienza applicata alla pancia. E di pancia sono tutte le paure sui cibi “cattivi” che Abate&Carlotto ci mettono in circolo.

I noir di Carlotto normalmente li divoro, questo va riassaggiato per assaporarne il retrogusto, per abbandonare la banalità della vicenda del simpatico Gigi Vianello e godersi sino in fondo il mondo della vendita di alimenti, più o meno all’ingrosso, più o meno adulterati, più o meno controllati, che noi tutti mangiamo.

Scienza-tecnica-tecnologie alimentari-cibo-pancia-io è una di quelle catene che consapevolmente o meno abbiamo tutti in testa. E in genere dove c’è scienza c’è sospetto. Ad esempio, vale la proporzione bio:buono=ogm:cattivo.

Abate&Carlotto scardinano questa proporzione e spargono il sospetto su tutte le nostre tavole. Il veleno non serve che lo spargano, quello c’è già e ce lo mettono quelli che ci vendono il cibo.

Conclusione: se siamo ciò che mangiamo, dopo aver letto (e soprattutto riletto) Mi fido di te, sappiamo di essere delle merdacce.

sabato 7 luglio 2007

Il morbo dei genitori

In ospedale si muore d’ospedale. Ancora oggi.
Le infezioni contratte dai malati spesso sono più letali del male per il quale il malato è stato ricoverato. Presto saranno passati due secoli da quando Ignàc Semmelweis ha capito che i medici devono lavarsi le mani prima di visitare i pazienti. Oggi fa sorridere, è luogo comune, ma nella Vienna della prima metà del diciannovesimo secolo, Semmelweis ebbe i suoi detrattori e trovò ostacoli sul suo cammino.
Ma nonostante l’igiene dei medici sia diventata prassi, non è ancora così diffusa l’igiene tra tutte le persone che entrano in un ospedale. Il Journal of Clinical Nursing racconta di un progetto semplice: in un reparto di terapia intensive pediatrica sono state filmate le visite dei familiari dei bambini malati. “Va detto che mentre in un reparto ospedaliero normale i bambini che prendono qualche infezione sono circa il 10%, in uno di terapia intensiva sono tra il 20 e il 30%”, ricorda Li-Chi Chiang, la ricercatrice della China Medical University di Taiwan che ha condotto la ricerca. E infatti si è visto dai video che l’abitudine di lavarsi non era più che tanto diffusa tra i familiari in visita.
Dopo questa prima fase di ricerca, si è passati all’azione: nei due mesi successivi ai familiari dei bambini, sono stati mostrati video con genitori che si lavavano le mani e poster a tema. Risultato: un crollo delle infezioni.
Quella che era stata una ricerca per indagare le abitudini dei parenti è diventato uno strumento attivo di lotta alle infezioni.
Ora l’auspicio dei ricercatori è che in tutti i reparti vengano mostrati video e poster con genitori che si lavano le mani.
È assurdo infatti che un momento di vicinanza, affetto e amore quale una visita ospedaliera si trasformi in occasione di pericolo e di malattia.

venerdì 15 giugno 2007

Bimbi, scienza e biblioteche

Candele che si spengono, palloncini che fanno a gara e altre meraviglie scientifiche. Questo si sono trovati davanti i “Bimbi in Biblioteca”.

Due pediatre, Maria Francesca Vardeu e Elisabetta Anedda, qualche ricercatore del CRS4, personale della Biblioteca di Sardegna Ricerche, uno studente del Liceo Scientifico Michelangelo, coordinati da Sandra Ennas, hanno lavorato con oltre 40 bimbi nella biblioteca del Parco Tecnologico a Cagliari.

L’idea è stata lanciata dalle due pediatre che hanno voluto coinvolgere i pazienti in attività che li avvicinassero attivamente alla scienza, attraverso giochi ed esperimenti, con acqua e aria, luce ed energia. È stato un esempio di animazione scientifica nata da figure esperte, ma che i bambini non identificano con la scuola, con l’apprendimento, con le interrogazioni. Un esperimento informale che ha permesso di fare scienza in un contesto coinvolgente – una biblioteca – con persone inaspettate e diverse dal solito.

È interessante che dall’ambulatorio si sia passati alla biblioteca e che il primo sia diventato strumento di coinvolgimento per portare i bimbi all’interno della seconda, e lì incontrare gli animatori.

L’esperimento e il divertimento sono stati l’occasione per osservare, sperimentare e in definitiva capire. Due sono state le dimensioni importanti: il gioco e il gruppo.

Per dirla con le parole di Francesca Vardeu, una delle due pediatre: “Il mondo dei bambini ha infinite varianti. In questi mesi li ho visti aggirarsi tra i libri, rispondere interessati alle domande dei bravi e pazienti animatori, partecipare agli esperimenti o avvicinarsi timidamente incuriositi. Ho ascoltato i loro commenti, letto le loro domande sui difficili temi scientifici, osservato l’acutezza dei loro disegni nei quali ci siamo riconosciuti, il loro interessato divertimento e la particolare energia che esprimono collettivamente nel gioco”.

Insomma, un piccolo gioiello che mostra come le sedi inattese e informali possano diventare luoghi di apprendimento e comprensione. Con un ruolo simile a quello di scuole e musei. E un valore aggiunto: senza parlare di salute, ne hanno parlato. Perché l’attenzione al proprio corpo passa innanzitutto per un approccio razionale ai fenomeni, per una comprensione delle cose.

Sabato 16 giugno alle 10, nella sala verde della Cittadella dei Musei di Cagliari, vengono presentati i risultati del progetto.

sabato 2 giugno 2007

Chi decide per la medicina?

Negli Stati Uniti, come da noi del resto, le questioni legate alla salute sono sempre più sotto gli occhi dell’opinion pubblica, e questo dovrebbe far concludere che i medici di base si sentano sempre più coinvolti nel partecipare alla vita politica.

Invece uno studio presentato alla conferenza annuale della Society for Academic Emergency Medicine (SAEM) Annual Meeting, mostra come la loro partecipazione ai processi politici sia calata nel corso degli anni.

Jennifer Lee e Melissa McCarthy della Johns Hopkins Medical School hanno analizzato l’affluenza alle urne e quindi la partecipazione al voto basandosi sui dati degli exit-poll del Census Bureau degli Stati Uniti. Ebbene, in confronto ad altre categorie professionali i medici di base votano molto meno (uno su quattro non lo fa). Sono nettamente inferiori a avvocati, insegnanti e agricoltori e leggermente inferiori a segretarie, autisti, operai, ingegneri, infermiere. Eppure le questioni legate proprio alla loro professione sono spesso centrali nelle campagne elettorali.

La scarsa partecipazione la voto priva gli Stati Uniti di un’importante partecipazione alle decisioni politiche in materia di salute. È notevole che proprio gli “esperti” facciano un passo indietro nella partecipazione politica. Di conseguenza, cresce il peso dei non esperti su decisioni che riguardano tutti ma che richiedono una certa dose di consapevolezza.

Da un lato è significativo che proprio chi è più professionalmente coinvolto non esprima molta fiducia negli strumenti politici. Dall’altro che la società – con tutta la sua varietà di attori, gruppi e figure professionali – ponga al centro dell’agenda politica temi sui quali gli addetti ai lavori fanno un passo indietro. Serve pertanto che i cittadini si dotino degli strumenti per dialogare tra loro e con gli esperti su questioni articolate e delicate.

giovedì 15 febbraio 2007

Hope not hype exhibition

Il titolo è intraducibile e gioca sull’assonanza tra speranza (hope) e lancio pubblicitario (hype) di massa, invasivo e pervasivo.

Il tema è lo studio delle cellule staminali.

L’oggetto è una mostra.

La location è il Sensation Science Centre a Dundee.

Il proponente è il Consiglio di ricerca in biotecnolgie e scienze biologiche (BBSRC), assieme al Consiglio di ricerca medica (MRC).

Il periodo è febbraio 2007.

Lo spirito è quello che va, o dovrebbe andare, per la maggiore: il dialogo scienza società.

Il rettore dell’Università di Dundee, Lord Naren Patel è anche chairman del network nazionale sulle cellule staminali e quindi coordina le attività nel settore. Ed è interessante che interpreti il suo ruolo non solo come orientato a fare della buona ricerca sulle cellule staminali ma anche a realizzare momenti di dialogo e confronto sul tema. E quindi la mostra.
Julia Goodfellow, che presiede il BBSRC, ha detto: "Lo studio delle staminali è una delle ricerche più promettenti in biomedicine. Genera grandi speranze per malattie oggi incurabili. È responsabilità dei ricercatori avvicinare queste aspettative e queste speranze alla realtà scientifica”. Come dire che bisogna conseguire i risultati che verranno ma anche dare lezione di realismo e non coltivare illusioni.

Così, la mostra si occupa della ricerca ma anche delle questioni sociali e etiche che accomunano la comunità scientifica ai pubblici coinvolti.

Uno spettro si aggira per l'Europa: il dialogo nella società sulla scienza.

martedì 13 febbraio 2007

La festa degli innamorati consapevoli

San Valentino è la festa, un po’ commerciale a mio parere, dell’amore, delle promesse e della passione. Tutto fa prevedere che in quei giorni ci sia un’esplosione di effusioni con tutto il corollario di comportamenti a rischio, malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate, soprattutto tra i teenager.

In quest'occasione, il Centro per la salute e gli stili di vita dell’Università di Coventry ha vinto un premio della British Accademy per uno studio da fare sulle pratiche di educazione sessuale e per cercare di capire il gap tra intenzioni e comportamenti nell’uso di contraccettivi tra i giovani dai 13 ai 18 anni.

Mentre l’85% degli adolescenti vuole usare un contraccettivo, alla prova dei fatti solo il 53% vi ricorre.

Pertanto, hanno ragionato all’Università di Coventry, non è tanto l’informazione a mancare, quanto una forte motivazione a non abbandonare le proprie buone intenzioni che vanno tradotte in fatti.

È necessario incrementare la cultura del “se… allora…” (se mi trovo in questa situazione, allora mi voglio comportare così) che in altri casi di prevenzione ha modificato comportamenti e dato ottimi risultati: uno dei casi di successo è l’auto esame del seno.

Il “se… allora…” è efficace proprio quando c'è da far prevalere un’intenzione positiva sulla propria salute, in competizione con altre intenzioni meno forti ma più facili da assecondare.

L’efficacia del “se… allora…” è data dalla possibilità di istillare delle prassi che diventano automatiche e quindi più seguite. Il che è per l’appunto agire sul piano dei comportamenti.

La sola informazione non è sufficiente, bisogna invece che siano proposte pratiche che permettano ai giovanissimi di rimanere fedeli alle proprie intenzioni.

E queste, secondo l’Università di Coventry, dipendono dalla possibilità di comunicare un minimo di consapevolezza del fatto che “se non si usano gli anticoncezionali, allora…”.

martedì 6 febbraio 2007

Faremo le zanzare alla griglia

La malaria continua a essere uno dei grandi killer mondiali: un milione di morti l’anno, soprattutto in Africa e soprattutto bambini.

Ora i biologi hanno un nuovo alleato: i fisici e la loro griglia di calcolo. Questa comunità infatti si è dotata di una infrastruttura di calcolo potente, per l’appunto Grid. Si tratta di oltre 5.000 computer che vengono usati contemporaneamente, permettendo di processare in ogni istante oltre 2000 gigabyte di dati. È uno strumento essenziale per la ricerca in fisica delle particelle e in astronomia (Particle Physics and Astronomy Research Council, PPARC) che riesce a star dietro ai dati sfornati dall’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra.

Grid sfrutta la potenza dovuta al solo fatto di stare in rete, di essere parte di un’unica comunità che condivide le proprie risorse senza bisogno di accumularle in punti, centri, enti, istituzioni. Ciascuno contribuisce con un po’ delle proprie risorse, spesso inutilizzate, e partecipa alla ricerca sulle astroparticelle.

Questo stesso spirito di collaborazione che anima Grid per i propri obiettivi, l’ha fatta aprire anche alla lotta contro la malaria. E ha permesso al progetto WISDOM di analizzare 80.000 composti potenzialmente antimalarici all’ora. Un ritmo che è stato tenuto per quattro mesi: da ottobre a gennaio Grid ha devoluto alla lotta contro la malaria oltre due milioni di ore computer.

L’analisi delle interrelazioni tra i composti farmaceutici e le proteine del parassita della malaria è stata favorita dalla velocità del processo di screening che abbatte di molto i costi di sviluppo di nuovi possibili farmaci contro la malattia.

Ci troviamo davanti a un potenziale strumento di ricerca, che offre la speranza di affrontare una malattia mortale che non è certo al centro delle strategie di mercato e di ricerca dell’industria farmaceutica.

Ma soprattutto ci troviamo davanti a un nuovo metodo di lavoro nella ricerca in biomedicina che potrà rinunciare, almeno in qualche caso, a mettere in piedi laboratori elefantiaci utilizzando risorse che comunque ci sono, e non vanno utilizzate, nel web. Infrastrutture come Grid permettono di immaginare ricerche anche senza dover prevedere enormi risorse di calcolo. E si potranno superare barriere tutte interne alla comunità scientifica, come questa volta è successo tra fisici e biologi.

Il primo passo è la condivisione di risorse informatiche, ma inevitabilmente domani cominceranno a essere messe in comune le idee, le visioni, gli obiettivi della ricerca, facendo comunicare metodi e intelligenze oggi distanti.

mercoledì 24 gennaio 2007

Quanti immigrati nascono a Capodanno

Vorrei rilanciare questo bell esempio di disease mongering. Il disease è la gravidanza, il contesto è la comunicazione medico paziente (con un interessante cortocircuito dovuto alle pazienti immigrate), la location è la notte di Capodanno negli ospedali italiani, ma probabilmente non solo nei nostri.

Una lettrice dell’Espresso scrive a Stefania Rossini:

“Cara Rossini, per giorni mi sono sorbita le notizie sui primi nati dell'anno, tutti figli di immigrati, e i commenti sugli italiani che fanno sempre meno figli. Sarà anche così, ma improvvisamente un'altra verità si è accesa nella mia mente come una lampadina di Archimede. La strana predisposizione dei bambini stranieri a vedere la luce nella notte di San Silvestro è solo un effetto collaterale della solita, cara "malasanità". Il cuore del problema non è nel numero degli immigrati, è nel momento della nascita: la notte di Capodanno. Un momento che nessun medico vorrebbe farsi rovinare da una partoriente, a meno che non gli tocchi il turno di guardia in ospedale. I bambini italiani "doc" non nascono con l'anno nuovo perché vengono seguiti da "medici di fiducia" che ripagano la fiducia delle gestanti facendo in modo che la nascita cada in un momento poco fastidioso: diciamo dal lunedì al venerdì, tra le nove e le cinque del pomeriggio. Ogni mamma italiana, me compresa, conosce frasi come: «C'è il rischio di sofferenza fetale, con un po' di ossitocina acceleriamo le cose», oppure «La testa non esce, facciamo un taglietto» (25 punti nella zona più sensibile del corpo!) fino al fatidico: «Si è bloccato tutto, passiamo in sala operatoria». Le donne straniere, invece, affrontano la gravidanza come facevano le nostre mamme. Dal medico ci si va solo se qualcosa va stono, e quando iniziano le doglie ci si presenta in ospedale. Anche se è la notte di San Silvestro”.

E la risposta di Stefania Rossini, fa eco alle preoccupazioni della lettrice: “La gravidanza come malattia, il corpo della donna come contenitore asettico di un prodotto-vita. È successo anche questo negli ultimi decenni. La sua intuizione su come vanno le cose la notte di Capodanno è verosimile. La donna occidentale affronta ormai la nascita di un figlio servita da un apparato medico e tecnologico che neutralizza non solo il dolore fisico, ma anche la fiducia nel proprio corpo e l'abbandono alle emozioni. La gravidanza è socialmente vista come una malattia da risolvere con tutti i mezzi tecnici a disposizione, compresi anestesie e tagli cesarei non indispensabili. E infatti il ministro Turco auspica, ritenendolo un grande salto di civiltà, l'incremento dei parti senza dolore negli ospedali. Altri paesi hanno invece fatto la scelta di incentivare i parti naturali rivalorizzando la figura dell'ostetrica, sia pure ospedaliera. Chissà che l'arrivo in massa di giovani donne immigrate, che da molto meno tempo di noi non partoriscono accovacciate, non contribuisca a farci trovare un giusto mezzo tra la tutela della salute e la pienezza della vita?”.

Considerazioni a margine:

1. Stiamo accettando tutti, donne e uomini, madri e padri, pazienti e medici, che la gravidanza diventi una nuova malattia, se ne creano tante, anche questa può stare nel numero. Nessuna obiezione a che gravidanza e parto siano controllati medicalmente, ma da qui a dire che sono patologici secondo me ce ne passa.

2. In questo quadro, s’inseriscono necessità e pressioni che non hanno nulla a che fare con quelle della nascita e neppure con quelle della medicina: ad esempio, garantire un parto in un momento poco fastidioso che, naturalmente, non è quello migliore per il bambino e per la madre.

3. Donne di altre culture che vengono a vivere da noi e con noi riescono a resistere meglio alle pressioni del sistema ospedaliero e continuano a fare quello che si sentono: questa è l’intuizione sull’anomalia di inizio anno che la lettrice dell’Espresso ci propone e che credo andrebbe un po’ indagata.

Sulla creazione di nuove malattie, consiglio di leggere ad esempio “Vendesi malattie” di Massimo Ferrario, su Jekyll, mentre sulla comunicazione tra medico italiano e paziente migrante è molto interessante lo studio di Pellegrino e Zilocchi, nel volume “La stella nova” (a cura di Pitrelli e Sturloni), pubblicato da Polimetrica nel 2005.