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domenica 20 luglio 2008

Manifesto degli scienziati antirazzisti

In tempi di rom, impronte digitali, rumeni "tutti delinquenti", 13 milioni di italiani che possiedono armi legalmente, a me fa piacere che la Regione Toscana abbia chiesto a Marcello Buiatti di redigere un Manifesto antirazzista in occasione dei 70 anni della promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nella Tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938 dal re d’Italia Vittorio Emanuele III.

Io l'ho firmato.

Il manifesto PDF è qui, mentre per leggere direttamente il testo andate ad esempio qui.

domenica 1 giugno 2008

L’ingegnere dal volto umano

L’ingegnere, si sa, tende a essere visto come un po’ disumano, distaccato dalle cose di tutti noi, freddo e calcolatore. Credo che in gran parte si veda così da sé: tutto equazioni ellittiche e poco immerso nella storia. Mentre l’ingegneria, come tutta la tecnica, è parte della storia. Le viti e i bulloni sono impastati nella carne e nel sangue. Quindi va fatto il punto su Un contesto di relazioni - 10 anni di scienze umane al Politecnico, come titola il convegno che si terrà sabato 6 giugno nel Salone d’onore del Castello del Valentino (9.30-12.30) a Torino. Quale posto più storico e umano, soprattutto nell’immaginario torinese, per fare il punto sulla cultura politecnica?

Ne parleranno fisici, sociologi e ingegneri e sarà un’occasione per aprire ai più giovani il discorso delle “scienze umane” che da oltre dieci anni il Politecnico di Torino cura e persegue.

È interessante che la tecnica, veicolo nel tempo della scienza e della conoscenza che questa produce, trovi il modo di dialogare con la società in una dimensione storica. L’alternativa è che nel farsi interfaccia che rende fruibile la conoscenza scientifica, la tecnica sia anche una cortina fumogena che veste la scienza degli abiti della magia. E alla lunga questo è un problema per la scienza, la tecnica, l’ingegneria e la società. A uscirne vincitrice è solo la visione magica del mondo.

sabato 2 febbraio 2008

Anfibi.org: scienza, società e comunicazione

Anfibi si nasce e di questi tempi si diventa.

Anfibi.org è lo spazio – nato ieri – per parlare di scienza, società e comunicazione.

Viene dopo un manifesto di cui abbiamo detto qui.

Vuole essere la voce dello stagno, cioè dell’insieme di tutte quelle nuove figure professionali “anfibie”, provenienti dal mondo della comunicazione e della ricerca, che attraverso il loro operato quotidiano, favorendo l’apertura di nuovi canali di dialogo fra scienza e società, sono chiamate a porre le basi di una cittadinanza scientifica su cui possa sorgere una società della conoscenza che noi vogliamo equa, aperta e democratica.

Buona lettura.

martedì 15 gennaio 2008

La sapienza di Benedetto XVI

Nulla più che un'opinione personale sull'inaugurazione dell'anno accademico all'università La Sapienza.
Il fatto: l'università invita il papa a prendervi parte.
La conseguenza (imprevista? imprevedibile?): una parte significativa del mondo scientifico insorge in nome delle posizioni della Chiesa in tema di scienza.

La Sapienza è la principale università di questo paese e in quanto tale è il maggior centro di alta formazione e di ricerca (sulla qualità dell'una e dell'altra si può ragionare ma altrove). Questo ruolo non è proprietà dei suoi organismi nè dei suoi professori e neppure del suo rettore. Si tratta di una risorsa pubblica di tutti noi.

Alla Sapienza si fa conoscenza e i professori e gli istituti autorevoli sono autorità in materia di conoscenza.

Il papa, a sua volta, è un'autorità in materia di fede, per chi crede e in particolare per chi crede da cristiano e ancora meglio per chi da cristiano si professa cattolico. Naturalmente, quando parla il papa, e con lui la Chiesa tutta, può anche parlare in termini di conoscenza ma il suo magistero è inerente la fede. Sulla conoscenza, non credo che abbia un'autorità da spendere - fatta salva quella millenaria fondata sull'esperienza come istituzione che ha prodotto conoscenza, ma si tratta di un accidente storico, non di una caratteristica costitutiva e intrinseca della Chiesa. E non credo che Benedetto XVI voglia farsi voce di quest'esperienza ma piuttosto delle diffusione e del consolidamento della fede.

Con queste premesse, la mia opinione è che, a fronte di un invito che La Sapienza ha rivolto a Benedetto XVI, sarebbe scorretto e scortese non accoglierlo all'inaugurazione.
D'altra parte però, l'inaugurazione di un anno accademico è il momento più solenne di riconoscimento dell'autorità in materia di conoscenza da parte di un'università, nello specifico della maggiore università italiana.
Pertanto, sarebbe bizzarro e poco opportuno che una figura - per alcuni autorevolissima in materia di fede, ma per la nostra collettività non autorevole in materia di conoscenza - parlasse in questa sede.
Ritengo invece significativo che il papa ascolti ciò che le autorità della conoscenza hanno da dire.

E quindi sono dell'opinione che il papa vada, che sia ben accolto, ma che taccia e ascolti ciò che le autorità della conoscenza hanno da dire. Anche alla fede.

--

PS: una nota di democrazia sulla libertà di parola. Mi sembra incredibile che ci sia chi dice "assurdo contestarlo". Chiunque contesta chi vuole, basta non ledere i diritti della persona contestata nè di alcun altro. La libertà di parola e di opinione garantiscono la possibilità stessa della contestazione. E senza queste libertà nè la scienza nè la fede hanno alcuna speranza di prosperare.

PPS: tutto questo bailamme oscura il fatto che il tema dell'inaugurazione è "Pena senza morte".

venerdì 23 novembre 2007

L’economia della conoscenza

Più sappiamo meglio viviamo. Potrebbe essere uno slogan della “società della conoscenza”.

In realtà l’obiettivo è non soltanto produrre nuove conoscenze ma piuttosto rielaborare quelle consolidate per rispondere a vecchi e nuovi bisogni.

Insomma la società della conoscenza si fonda sull’economia della conoscenza: dall’innovazione tecnologica alle risorse umane; dalla qualità della vita alle grandi questioni della giustizia planetaria.

E quando si parla di economia (e di conoscenza), in Italia si pensa alla Lombardia e a Milano.

Infatti a Milano, nella nuova sede dell’Area della Ricerca del CNR in via Bassini 15, si terrà lunedì 26 novembre 2007 la giornata di studio sulla “Società/economia della conoscenza”. Interverranno ministri, esperti e imprenditori.

C’è da sperare che si faccia qualche passo avanti sulla strada della ricerca sostenuta anche dai privati. Perché il nostro paese difficilmente sarà competitivo in un’economia della conoscenza se la ricerca continuerà ad essere (quasi) esclusivamente pubblica.

sabato 17 novembre 2007

Sesto convegno sulla comunicazione della scienza

Fra poco più di dieci giorni, dal 29 novembre al 1° dicembre, a Forlì, nella solita sete dell'Hotel della Città, ci sarà la sesta edizione del convegno nazionale sulla comunicazione della scienza organizzato dal gruppo Innovazioni nella comunicazione della scienza della Sissa.
Quest'anno il tema della sessione speciale è quello dalla società della conoscenza: interverranno Nicla Vassallo, Mauro Capocci, Manuela Arata, Pietro Greco e Walter Tocci.
Il programma prevede di nuovo, dopo un anno di pausa, numerose sessioni parallele. Infatti quest'edizione ha visto il record di abstract di ricercatori desiderosi di partecipare a quello che ormai è un appuntamento atteso e che sempre più si connota per la sua dimensione di ricerca.
Si parlerà della diaspora dei ricercatori italiani, di cittadinanza scientifica, di scienza e immaginario; di biotech, di musei, didattica e web. Si presenteranno tre libri, ma parlarne sarebbe un po' troppo autoreferenziale.

Infine, come tutti gli anni, al convegno sarà disponibile il volume degli atti della scorsa edizione.

mercoledì 17 ottobre 2007

La Lega Nord è contro il cervello della Montalcini

Leggo su Repubblica.it della proposta lanciata in conferenza stampa dal senatore Roberto Castelli.
"Eliminare gli stanziamenti ad hoc per la fondazione Ebri (European brain research institute) della senatrice a vita Rita Levi Montalcini": la proposta, messa nero su bianco con un emendamento al decreto legge che accompagna la manovra, è della Lega. Lo ha annunciato il capogruppo del Carroccio al Senato Roberto Castelli, nel corso di una conferenza stampa per presentare le modifiche alla Finanziaria. "E' un grande spreco - ha spiegato Castelli - ed un immorale mercimonio".
Non entro nel merito dello scontro politico Levi Montalcini-Storace-Napolitano-(Mastella), che ora si impreziosisce della partecipazione di Castelli e del gruppo della Lega Nord.
Mi viene da notare però che per polemiche, credo legittime, in seno alla politica, ora ci si spinge anche a dare patenti di serietà scientifica in Senato.
Mi chiedo cosa succederebbe se un qualche corso in Scienze politiche di una qualche autorevole università valutasse la democraticità dell'azione dei partiti. Già immagino gli allarmi per un "golpe degli intellettuali" o almeno dei professori.
Fatto sta che il gruppo della Lega Nord dichiara che "l'istituto San Raffaele di Milano è all'avanguardia nel campo della biotecnologia". Mentre mette in dubbio l'eccellenza dell'Istituto del quale la Levi Montalcini è presidente (credo) onorario.
Non mi sembra una procedura scientificamente fondata. E voglio sperare che si sollevi qualche voce dal San Raffaele per dire che l'eccellenza scientifica non si determina sulla base di scontri politici. E che il San Raffaele in questi scontri non ci vuole entrare. Neanche per ricevere i finanziamenti che la Lega Nord vuole dirottare da Ebri.

ps: da nordico e quindi osservatore interessato al fenomeno Lega, mi viene da notare che Ebri sta a Roma e San Raffaele a Milano. Ma sono sicuramente maligno.

giovedì 6 settembre 2007

Questa non è una scienza

Nomina sunt consequentia rerum, come diceva quel tale.
Ma purtroppo non è sempre vero. Vale piuttosto il vecchio "l'abito non fa il monaco". E così, mi piace il gioco di Marco Cattaneo che è un gioco molto serio basato su un ragionamento con più di un fondamento.
In sintesi:
  1. la pubblicità spesso si appoggia sulla scienza (io ne ho parlato qui ma Pitrelli, Manzoli e Montolli l'hanno studiato molto più seriamente altrove). Come dire "nani sulle spalle dei giganti"
  2. questo, dice con ragione Cattaneo, in un Paese dove della scienza interessa molto poco
  3. però, il nostro Paese compensa il disinteresse con una vera passione per chi decide di chiamarsi "scienza": e la classe accademica cavalca l'onda con fantasia e denominazione.
Così ci troviamo circondati da un mare di Scienze della qualunque che Marco Cattaneo propone di rinominare. La proposta - il gioco - mi ricorda le Riscritture del Mestiere di scrivere e mi diverte.

Insomma il punto è sostituire "Scienze e Tecnologie della Moda" con "Competenze per la moda", "Moda, costumi e società", "Moda e cultura" oppure una delle mille altre varianti che possono venire in mente.

Giusto per semplificarvi la vita, vi ripropongo quaggiù la lista di Scienze della qualunque cui fa riferimento Cattaneo. Buon divertimento:

Scienze e Tecniche dell’Industria Culturale (enigmatico);
Scienze dell’Educazione e della Formazione;
Scienze della Formazione Primaria (sempre più misterioso);
Scienze e Tecnologie della Moda (?);
Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria;
Scienze dei Consumi Alimentari e della Ristorazione;
Scienze di Internet (e qui siamo nel surrealismo puro);
Scienze Internazionali e Diplomatiche;
Scienze dell’Organizzazione;
Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali;
Scienze della Comunicazione Plurilingue (???);
Scienza dell’Economia e della Gestione Aziendale (dico, ma non bastava “Economia e gestione aziendale”, no?);
Scienza dell’Amministrazione;
Scienze Sociali per Lo Sviluppo;
Scienze Geo-Topo-Cartografiche, Territoriali, Estimative ed Edilizie (giuro che, non l’ho inventato);
Scienze del Servizio Sociale;
Scienze Turistiche;
Scienze per la Comunicazione Internazionale;
Scienze del Governo e dell’Amministrazione (davvero?);
Scienze Sociologiche (già, sociologia non bastava…);
Scienze della Mediazione Linguistica (?);
Scienze delle Professioni Educative (criptico);
Scienze Gastronomiche;
Scienze della Comunicazione Multimediale;
Scienze Agrarie per la Sicurezza Alimentare e Ambientale nei Tropici (lo segnalo per la peculiarità dei Tropici; perché solo nei Tropici? Perché non anche nei paesi temperati? È una laurea che torna utile con il riscaldamento globale?);
Scienze Faunistiche;
Scienze Vivaistiche, Ambiente e Gestione del Verde;
Scienze dei Servizi Giuridici;
Scienze dell’Infanzia;
Scienze delle Produzioni e del Marketing Agroalimentare;
Scienze della Formazione Continua (quando forse basterebbe una formazione tout court…);
Scienze della Mediazione Interlinguistica e Interculturale;
Scienze dei Beni Musicali e dello Spettacolo;
Scienze dei Beni Archivistici, Librari e Mobili-Artistici;
Scienze Sociali per la Cooperazione, Lo Sviluppo e la Pace;
Scienze della Enogastronomia Mediterranea e Salute;
Scienze dell’Informazione: Editoria e Giornalismo;
Scienze Umanistiche per la Comunicazione;
Scienze Internazionali e Istituzioni Europee;
Scienze e Tecnologie Orafe;
Scienze per Operatori dei Servizi Giuridici;
Scienze dell’Organizzazione.

PS: va detto che anche chiamare "Scienze matematiche" la "Matematica" o "Scienze fisiche" la "Fisica", pur con tutte le sue buone ragioni storiche ed epistemologiche, non è il massimo.

sabato 1 settembre 2007

Il trionfo dei numeri

La storia dei numeri è una bella fetta della storia dell’uomo. Ormai è abbastanza noto il fatto che popoli antichi avevano sistemi di numerazione propri, originali, articolati e versatili. Così come si sa che la diffusione universale del nostro sistema numerico è stata un processo intellettuale e sociale.

Oggi poi siamo abituati alla presenza dei numeri nella vita politica ed economica (sondaggio dixit!). Ma… ma in ogni caso tendiamo a fidarci dell’aneddoto, dell’episodio, del singolo fatto che finiscono per influenzare le nostre opinioni e i nostri atteggiamenti assai di più dei numeri che descrivono le nostre collettività. Un caso di cronaca nera offusca le statistiche dell’andamento della criminalità. Costruiamo la nostra idea di sicurezza più sul primo che sulle seconde. È così.

Un contro esempio virtuoso ci viene da Benjamin Franklin. Nel 1736, suo figlio, ragazzo, muore di vaiolo. Si dà il caso che in quegli anni la lotta al vaiolo si combattesse con l’inoculazione, l’esposizione a materiale virale estratto dalle lesioni di un paziente affetto da vaiolo. Naturalmente, il metodo spaventava e aveva i suoi detrattori. Così alla morte del ragazzo, circola la voce che aveva contratto la malattia tramite l’inoculazione. Per Franklin è un dramma nel dramma: veder utilizzare una tragedia che l’aveva colpito personalmente per contrastare una pratica che, secondo le sue opinioni, salvava migliaia di vite umani.

Ma Franklin sapeva che le opinioni non sono sufficienti ad argomentare e così raccolse e analizzò dati – quelli che oggi chiameremmo dati epidemiologici – e scrisse un articolo dal titolo “Sulla morte di mio figlio” nel quale mostra, numeri alla mano, che il rischio di morire per inoculazione era di 3:800, mentre quello di morire di vaiolo contratto naturalmente era di 1:4. Franklin fa un uso corretto e rigoroso dei numeri per confrontare i due rischi, ma ciò che è più significativo, è che si fa forte dei numeri per spazzare via dal campo della discussione politica la reazione emotiva alla morte di suo figlio. Una bella lezione.

E soprattutto, la vicenda di Franklin, del figlio e del vaiolo è una bella pagina di “Il trionfo dei numeri” scritto da Bernard Cohen e pubblicato dalle edizioni Dedalo.

mercoledì 27 giugno 2007

Un test con la scienza

Andrea Frova con la scienza ci sa fare. Sorvoliamo sul fatto che è ordinario di fisica. Rimane comunque che scrive per Newton e Sapere e che negli ultimi venticinque anni ha all’attivo i suoi bravi testi divulgativi. Ne cito due a gusto personale: Parola di Galileo (BUR, 1998) e La fisica sotto il naso (BUR, 2001).

A marzo è uscito “Il test di coscienza e altri racconti quasi catastrofici”, la sua seconda opera letteraria, questa volta per i tipi de Il Filo.

C’è molta scienza nelle sue pagine, molta modernità – il rapporto uomo macchina ad esempio, sin da quella piccola macula sulla retina che apre il primo degli otto racconti. Ma efficacissima è la resa della difficoltà della ricerca in Italia oggi: gli interessi economici, la burocrazia, una società, la nostra, che sembra non saper più cosa farsene della scienza e delle innovazioni che ne derivano.

Consiglierei all’autore di mandare copia del libro a un po’ di parlamentari, ministri e sottosegretari. Forse può arrivare là dove non riescono molti rapporti e inchieste sullo stato della ricerca in Italia. Ed è sicuramente di gran lunga più godibile alla lettura.

Sono esperimenti questi che ci piace seguire e che intrecciano letteratura e scienza.

Intanto, consiglio di leggerlo, “Il test di coscienza”.

martedì 19 giugno 2007

Le mamme filippine e il latte farmaceutico

Continua a colpi di creatività la lotta delle mamme filippine per l’allattamento materno e a sostegno delle norme che prevedono l’indicazione chiara che il latte farmaceutico è diverso da quello materno. Diverso nel senso di meno sano.
Questa volta non allattano in strada, ma manifestano a seno scoperto e dipinto, davanti alla Corte suprema a Manila.
Usano il corpo perché la maternità e l’allattamento sono fatti corporali, fisici, naturali, prima di tutto.
Ma lo usano perché il corpo è efficacissimo sui mezzi di comunicazione di massa.
Mi colpisce la fisicità come strumento a sostegno di una scelta scientificamente motivata, contro i soli(ti) interessi del profitto.
Vediamo come andrà a finire. Intanto le mamme filippine un risultato l’hanno già ottenuto: dal basso si sta muovendo una campagna di sensibilizzazione che sicuramente coinvolgerà le prossime neomamme, indipendentemente dalle scelte economiche – lanciare o meno una campagna pubblicitaria – o da quelle politiche – regolare o meno con una norma i comportamenti dei produttori.
Alla prossima manifestazione.

mercoledì 6 giugno 2007

E i primi della classe?

Ve l’ho già detto sull’Espresso leggo la posta di Stefania Rossini. Spesso trovo vivi e vivaci gli spunti che i suoi corrispondenti gettano lì. Begli sguardi sulla società italiana.

Ho appena letto la lettera di Caterina Di Franco una ragazza di diciotto anni che solleva un problema reale. La scuola italiana, quando va bene ha gli strumenti “per portare a livello della classe chi è indietro”, ma non fa “niente per portare chi è avanti ancora più avanti”.

Complimenti Caterina! Con una lettera metti in piazza il problema della scuola italiana – che Fioroni t’ascolti! – meglio di tanti saggi, indagini, ricerche: bisogna dotare questo strano Paese della convinzione che l’innovazione è vitale, che l’eccellenza paga, che l’istruzione è un momento democratico importante.

Coltivare le élite non è reato, è una necessità per la cultura della nostra società.

Oggi invece la scuola ha abdicato a ogni ruolo di promozione sociale. È pressoché ininfluente: chi entrava con delle opportunità –censo, cultura famigliare, talenti individuali – esce con delle opportunità. Chi non le aveva all’ingresso, continuerà a non averle dopo il diploma, o peggio la laurea. È sacrosanto che la parità delle opportunità sia il punto di partenza, ma oggi è del tutto disatteso.

Perché ne scrivo su questo blog? Perché penso che la scuola e il suo ruolo nel formare le intelligenze di un Paese sia una questione che interessa chi ha a che fare con la scienza. In passato l’Italia ha avuto ministri e sottosegretari che venivano dal mondo scientifico e che avevano un’idea di scuola, per perseguire un’idea di società. Oggi non vedo niente di tutto questo.

Ma se muore la scuola, muore l’università, la ricerca, la capacità d’innovare e di essere modernamente competitivi. Vale a dire di competere senza distruggere e sottomettere gli altri. Penso che valga la pena ascoltare le Caterine che vogliono una scuola che non abbatte le aspettative ma permette alle idee (e ai sogni!) di volare.

giovedì 31 maggio 2007

Mettere tutti nelle condizioni di fare domande

C’è questa ricerca di cui ho letto e che mi ha fatto un po’ pensare. L’Economic and Social Research Council ha finanziato uno studio che cerca di capire i modi in cui le persone si sforzano di evitare gli scontri negli scambi di battute più normali e quotidiani.

Scattano meccanismi di solidarietà sociale che permettono di rendere più tranquille le interazioni. E tutto questo a livello linguistico. Le frasi vengono costruite in modo diverso a seconda del contesto, adattando le forme di cortesia, il livello lessicale, la famigliarità o la formalità delle parole che usano.

Questo può essere ovvio. Quante volte ci capita di sapere quale formula usare senza neanche pensarci? “Andiamo?”, “Andiamo!”, “Vuoi che andiamo”, “Io penso che potremmo andare”, “Forse vuoi che andiamo”, “E’ proprio ora che andiamo”.

Ma perché tutto questo è interessante? Perché dipende dal contesto e ci sono contesti nei quali affrontiamo, o meglio siamo costretti ad affrontare, questioni complesse, delle quali non controlliamo tutti gli aspetti e di conseguenza siamo più impacciati nel trovare la formula giusta. O almeno dobbiamo fermarci un attimo a pensarci su. Capita a tutti.

Capita anche che ci siano situazioni nelle quali molti, se non tutti, gli attori coinvolti non riescano a trovare le parole e quindi si esprimano male anche nel fare le domande. E possono essere domande importanti.

Pensiamo ai casi di comunicazione medico paziente nel quale il contesto è fortemente asimmetrico e lo sono gli interessi in campo: c’è uno sguardo professionale, per quanto umano e coinvolto, e uno sguardo toccato nel vivo dalla malattia. Ma ci sono anche situazioni meno drammatiche e cariche di pathos come quelle degli scontri ambientali – dal nucleare all’alta velocità alle discariche. E qui le parti in causa possono essere anche molto a disagio nel contesto in cui sono e quindi possono essere portate a fare grossi sforzi per evitare gli scontri. E possono non riuscirci.

Quello che succede nella dinamica a due (“Andiamo?”, “Andiamo!”, “Vuoi che andiamo”…), succede a maggior ragione su situazioni tra gruppi di cittadini, scienziati e non, intorno a questioni che richiedono di decidere in condizioni d’ignoranza, facendosi carico di rischi ed eventuali pericoli.

Ecco allora che è importante che gli attori – soprattutto gli attori esperti – sviluppino atteggiamenti per abbassare la soglia di sforzo di tutte le parti in causa. Per far sì che le domande vengano poste nel modo più sereno e adatto possibile ed evitare che già sul piano linguistico si aprano dei conflitti.

lunedì 21 maggio 2007

Un manifesto anfibio fra scienziati e cittadini

Domenica 20 maggio a Fest abbiamo presentato il manifesto per un’alleanza fra scienziati e cittadini. Lo firmiamo in tanti - qui sotto ci sono le firme raccolte fino a mercoledì 16 – giovani e anfibi. Anfibi vuol dire che come individui e come firmatari tutti assieme stiamo dentro e fuori la ricerca, ci muoviamo sulle interfacce della relazione tra scienza e società, della scienza nella società.

Il testo del manifesto è questo:

“Siamo un gruppo di ricercatori e comunicatori della scienza che unisce alla pratica quotidiana del proprio lavoro un’attenta riflessione teorica sulle implicazioni economiche e culturali e sulle politiche di gestione dello sviluppo scientifico e tecnologico, nella convinzione che i rapporti tra scienza e società siano oggi un elemento cruciale per interpretare il mondo in cui viviamo.

Invochiamo il pieno riconoscimento delle esperienze e delle competenze maturate sul campo nell’ambito della comunicazione della scienza e degli studi sui rapporti fra scienza e società, che riteniamo essere parte integrante e necessaria per la formazione professionale dei comunicatori e dei ricercatori.

Sosteniamo il valore sociale, etico e politico delle pratiche partecipative ai processi decisionali che indirizzano lo sviluppo della scienza e della tecnologia. Siamo convinti che il rapporto tra scienza e società sia fertile solo con l’inclusione di tutti i saperi, siano essi esperti o profani. Per questo riteniamo necessaria la libera circolazione delle conoscenze e la loro riappropriazione da parte di ogni possibile fruitore.

Intendiamo favorire la creazione di un’alleanza, basata sul reciproco riconoscimento, fra scienziati e cittadini, per impedire che le scelte rilevanti sullo sviluppo della scienza e della tecnologia siano lasciate alla sola ragione economica o all’autoreferenzialità della classe politica e accademica. Perché ciò sia possibile, riteniamo necessaria la creazione di iniziative e luoghi dedicati a facilitare il dialogo tra scienziati e cittadini, sostenuti da investimenti pubblici: non si può affidare al solo privato un ruolo fondamentale di garanzia democratica.

Osteggiamo il ricorso sistematico a forme decisionali elitarie o monolitiche che soffocano la partecipazione dei cittadini; la privatizzazione del sapere, che ostacola la produzione di nuove conoscenze e il loro libero accesso; ogni forma di precarietà, che mortifica le professionalità e limita il confronto fra le diverse anime della società che producono, finanziano e comunicano la ricerca scientifica.

Chiediamo dunque che sia riconosciuto e valorizzato il ruolo di quelle nuove figure professionali “anfibie”, provenienti dal mondo della comunicazione e della ricerca, che attraverso il loro operato quotidiano, favorendo l’apertura di nuovi canali di dialogo fra scienza e società, sono chiamate a porre le basi di una cittadinanza scientifica su cui possa sorgere una società della conoscenza che noi vogliamo equa, aperta e democratica”.

Post post: dopo aver pubblicato questo post, ho ricevuto notizia di una presentazione molto più attraente e coinvolgente del manifesto. La trovate sul sito di Radiofest.

Firmatari fino a mercoledì 16 maggio: Angelo Adamo, Luigi Amodio, Alice Andreoli, Marta Annunziata, Luca Tancredi Barone, Andrea Bernagozzi, Claudia Bianchi, Giulia Bianconi, Denis Bilotta, Nunzia Bonifati, Luca Borsato, Vojko Bratina, Mauro Capocci, Luca Caridà, Laura Casiraghi, Yurij Castelfranchi, Paola Catapano, Chiara Ceci, Luciano Celi, Danilo Cinti, Chiara Cipollina, Daniela Cipolloni, Stefania Coluccia, Tullia Costa, Adalberto Costessi, Sabrina Dardano, Cristina D’Addato, Marika De Acetis, Francesco Paolo de Ceglia, Giulia de Martini, Valeria delle Cave, Riccarda d’Onofrio, Alessandro Delfanti, Flora Di Martino, Martha Fabbri, Michele Fabbri, Enrica Favaro, Emiliano Feresin, Elisa Frisaldi, Maria Teresa Gallo, Licia Gambarelli, Daniele Gouthier, Francesca Iannelli, Leonardo Lauciello, Lisa Lazzarato, Francesco Lescai, Davide Ludovisi, Simone Maccaferri, Francesca Magni, Andrea Mameli, Manuela Mantelli, Roberto Manzocco, Federica Manzoli, Valeria Mapelli, Raffaella Marconi, Angelo Mastroianni, Beatrice Mautino, Valentina Murelli, Vincenzo Napolano, Nicola Nosengo, Demis Paolucci, Maurizio Pellegrino, Ilenia Picardi, Nico Pitrelli, Matteo Pompili, Gianluca Presta, Donato Ramani, Simona Regina, Francesca Riccioni, Walter Riva, Doriana Rodino, Francesca Rosati, Andrea Salemme, Stefano Sandrelli, Mauro Scanu, Tommaso Scarpa, Luca Sciortino, Luca Simeone, Angela Simone, Marina Semiglia, Davide Staffetta, Giancarlo Sturloni, Elisabetta Tola, Andrea Vico, Sabina Viezzoli, Erica Villa, Laura Viviani, Silvano Zipoli Caiani

venerdì 11 maggio 2007

Meno di un mese per partecipare a Forlì

Entro il 1° giugno 2007 bisogna mandare il proprio abstract per partecipare all’appuntamento annuale del gruppo ICS, copromosso assieme all'Associazione Nuova Civiltà delle Macchine: il Convegno Nazionale sulla Comunicazione della Scienza.

Il convegno di Forlì festeggia i cinque anni ed è ormai un appuntamento per i ricercatori in comunicazione della scienza. Ma anche per molti giornalisti, storici, filosofi e sociologi della scienza.

Come abbiamo già scritto qualche settimana fa, gli argomenti di interesse sono le percezioni pubbliche della scienza; la storia della comunicazione della scienza; la comunicazione istituzionale della scienza; la comunicazione interna della scienza; la comunicazione pubblica della scienza con particolare attenzione a: scienza e media; divulgazione della scienza; comunicazione del rischio; arte, letteratura e scienza; comunicazione della scienza tra non-esperti.

Sicuramente anche quest’anno sarà un momento utile alla costruzione di quella comunità di riflessione attorno al rapporto scienza/società di cui in Italia c’è molto bisogno. A Forlì s’incontrano ricercatori, studiosi e osservatori di tutto ciò che si muove dalla scienza alla società e soprattutto viceversa. Il confronto e il dialogo sono sempre vivaci e partecipati. E, nota non marginale, il Comune di Forlì garantisce tutti gli anni la partecipazione di scolaresche al convegno. E così gli esperti che parlano tra loro devono impegnarsi a essere chiari e comprensibili per un bel gruppo di studenti delle superiori.

Come dire: la pratica affianca la grammatica.

lunedì 7 maggio 2007

Giornalismo, scienza e conflitti d’interesse

I risultati della ricerca scientifica sono importanti per la società. Possono determinare la salute delle persone – quali cure e a quale costo – le scelte dei consumi – acqua, cibo ed energia soprattutto – e così via. Possono influenzare le scelte politiche, le decisioni dei parlamenti, le azioni dei governi.

Così, oggi, la società cerca di avere gli strumenti per influenzare la scienza nella selezione dei campi di ricerca. È un fatto. Ma il peso di questo fatto cambia se ci limitiamo a influenzare i campi di ricerca o se vogliamo anche influenzare i risultati della ricerca stessa.

I cittadini hanno il diritto di dire agli scienziati: “studiate questo, studiate quello”, “vi finanziamo per questo e non per quello”. Ovviamente, anche in questo quadro i ricercatori devono avere le opportunità di fare ricerca non finalizzata, senza indicazioni esterne a quelle che emergono dalla ricerca in sé, non è neanche in discussione. I cittadini però non hanno il diritto di dire agli scienziati: “studiate quel che volete, l’importante è che arriviate qui, che questo obiettivo sia raggiunto”.

Il confine è sottile, ma c’è e deve essere mantenuto. Ed è un confine su cui in particolare lavorano i giornalisti e in generale i mass media. Per questo, all’Università di Copenaghen, il 1° giugno, l’Associazione danese dei giornalisti scientifici organizza una conferenza sul ruolo della scienza e del giornalismo scientifico in relazione alle pressioni politiche ed economiche.

È un’iniziativa che andrebbe sicuramente replicata in giro per l’Europa, e in particolare da noi in Italia.

venerdì 4 maggio 2007

Fate come le mamme filippine!

Mi sono imbattuto nelle foto di una singolare manifestazione nelle Filippine: quasi quattro mila neomamme che tutte assieme allattano i loro bambini. Era già successo l'anno scorso, ed è stato record. Quest'anno non erano di più ma comunque quattro mila sono un bel numero di mamme.
L'allattamento collettivo vuole sensibilizzare sull'importanza vitale del latte materno. Vuole far crescere la consapevolezza che l'allattamento al seno è un investimento sulla salute e una barriera contro le malattie e la mortalità infantile.
La manifestazione vale più di mille parole, più di cento campagne di pubblicità progresso. Ha la forza delle immagini vive e della testimonianza attiva. Le donne filippine che allattano tutte assieme hanno lo sguardo di chi sa di essere in prima linea, trasudano orgoglio e decisione. Sono più militanti per una giusta causa che tenere mammine.
Sono protagoniste al centro di uno dei conflitti tra scienza ed economia, o detto più schiettamente tra scienza e ricerca del profitto. E con la propria scelta individuale ("io allatto"), si mettono al fianco dei veri portatori d'interesse di questa vicenda: i neonati.
Al di là del ruolo dei quaranta ospedali promotori, la manifestazione e le foto mostrano la spinta dal basso per conquistare e diffondere la consapevolezza in una scelta fondata e provata. C'è partecipazione e voglia di esserci. C'è la presa di posizione su una questione che la scienza ha elaborato e che deve essere calata nel vivo della carne della società. C'è lo scontro con chi nasconde le ragioni du tutti dietro il proprio profitto.
C'è la società che va incontro alla scienza e la fa sua. Col corpo oltre che con la mente.

lunedì 16 aprile 2007

Uno straccio di laicità

“Siamo tutti divorziati (e aspettiamo la comunione), siamo tutti conviventi, siamo tutti gay, siamo tutti credenti e tutti laici. Ma vogliamo che lo stato sia laico. Contro lo scontro di civiltà. Contro la campagna vaticana martellante, pesante e volgare, giorno dopo giorno che iddio mette in terra. A questa volontà scientifica di provocazione, laici e credenti (uniti nella lotta) rispondono in maniera pacifica, brillante, simpatica, e nonviolenta”, dicono quelli di ControRadio di Firenze e di Radio Città del Capo di Bologna.

Pensiamoci un po’ tutti assieme. Cosa faremmo senza un po’ di laicità? Staremmo un po’ peggio. Ci sentiremmo (ancora) più osservati, giudicati, valutati. Con gli occhi, i giudizi e i metri degli altri – non con quelli di tutti. “Mai più senza” titolava anni fa una delle sue rubriche Cuore (sempre sia lodato!). Là si parlava di oggetti rinunciabilissimi. Qui del più irrinunciabile tra tutti. Senza un po’ di laicità, saremmo meno liberi, meno pacifici, meno disposti a convivere con gli altri (ma lo sanno gli italiani che oggi quella cattolica non è più l’unica religione – lo è mai stata?), meno belli, colti e divertenti. Meno liberi di conoscere, pensare, dubitare.

Credo che oggi ci sia una minoranza, anche un po’ triste, abbattuta, scornata che vuole limitare la nostra laicità. Ha diritto di lottare per le sue idee, non di mettere a tacere le mie. È la minoranza, unica al mondo!, di quelli che dichiarano di andare a messa ogni domenica al 21% e poi lo fanno solo al 17%. Ma vi rendete conto della loro difficoltà: è più importante mentire a un sondaggio che andare veramente in chiesa. Capisco che vogliano spazio, ma non hanno diritto ad averne più di quello che la Costituzione e la democrazia riconosce loro.

Ma pensiamo al futuro e chiediamoci invece: cosa faremmo con un po’ di laicità in più? Staremmo un po’ meglio. Ci sentiremmo (finalmente) meno osservati, giudicati, valutati. E lo saremmo con gli occhi, i giudizi e i metri di tutti. Con un po’ di laicità saremmo più liberi, pacifici, disposti a convivere con gli altri (nelle case, nelle chiese, nelle città). Saremmo più belli, colti e divertenti. Spenderemmo meno in oroscopi e terni al lotto pe dedicarci un po’ di più a conoscere, pensare, dubitare.

Io questo straccio lo voglio.

mercoledì 14 marzo 2007

Partecipate al convegno di Forlì

Quest’anno il tema del convegno di Forlì sarà la società della conoscenza.

Si tratta dell’appuntamento annuale del gruppo ICS, copromosso assieme all'Associazione Nuova Civiltà delle Macchine: la quinta edizione del Convegno Nazionale sulla Comunicazione della Scienza.

È un vero e proprio luogo di scambio, informazione e aggiornamento sui risultati della ricerca in comunicazione della scienza in Italia. Sono invitati a partecipare – e ogni anno partecipano più numerosi – i ricercatori interessati a qualche aspetto della comunicazione della scienza.

Gli argomenti di interesse sono le percezioni pubbliche della scienza; la storia della comunicazione della scienza; la comunicazione istituzionale della scienza; la comunicazione interna della scienza; la comunicazione pubblica della scienza con particolare attenzione a: scienza e media; divulgazione della scienza; comunicazione del rischio; arte, letteratura e scienza; comunicazione della scienza tra non-esperti.

Il convegno di Forlì è tutti gli anni un luogo dove ascoltare, confrontarsi e incontrare persone e gruppi che normalmente fanno parte di mondi diversi. Dall’accademia alla sanità, dal giornalismo all’editoria, dai musei alla radio e alla televisione.

Il merito è di costruire pian piano (ma neanche troppo piano) una comunità che si riconosce e che riflette, studia e ricerca sulla comunicazione e più in genere sul rapporto tra scienza e società.

Note tecniche.

Luogo: Forlì

Data: 29 novembre – 1° dicembre 2007

Scadenza per la spedizione di abstract: 1° giugno 2007

martedì 13 marzo 2007

Matematica e cultura a Venezia

La settimana scorsa c’è stata l’undicesima edizione di “Matematica e cultura”, l’appuntamento voluto e animato in senso alto da Michele Emmer. Non è un convegno, non è un seminario, non è un appuntamento di ricerca.

Sono tre giorni all’insegna del confronto e dell’incontro. La matematica incontra la letteratura e il cinema, l’arte e le applicazioni, l’ambiente e le investigazioni, la politica e l’economia. Ma soprattutto ci sono matematici e non che c’incontrano e si parlano. È vero che ognuno parla la propria lingua e che il programma è densissimo. Ma Emmer e Venezia fanno di tutto perché il clima sia accogliente e perché il pubblico sia aperto e ricettivo nei confronti delle idee più diverse che si trova ad ascoltare.

Ci sono stati i soliti pezzi forti: Marco Abate che racconta una bella storia (la vita di Hardy), Marco Li Calzi che mette il dito nella piaga della politica italiana e non solo (e ci racconta di sistemi elettorali che possono essere costruiti a ragion veduta per favorire i partiti grandi o quelli piccoli), Gian Marco Todesco che affascina con le tecniche di realizzazione dei cartoni animati (ci siamo beati di piogge, sciami e voli di anatre).

Poi quest’anno, la forza di “Matematica e cultura” è stata nelle immagini, nella visualizzazione della matematica, nella sua estetica.

I ricordi che mi sono portato a casa sono molto più visivi che di parole dette. E credo che anche questo sia un segno della maturità del rapporto tra matematica e cultura. Ai matematici, ma anche ai loro pubblici, serve vedere ciò di cui si parla molto più che ascoltarlo. E l’immagine è molto più cittadina di questi tempi di quanto lo sia la parola.

Insomma, a Venezia ho visto una matematica in salute.

Per chi non c’era, Springer Italia pubblica la collana degli atti di “Matematica e cultura” a cura sempre di Michele Emmer. Sono volumi ricchi e utili a stimolare riflessioni e pensieri anche nel tempo.