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giovedì 14 febbraio 2008

Climate Change Comedy Show

Se il 10 marzo passate per Southampton e avete 15 sterline da spendere, io proverei a passare una serata al Nuffield Theatre della locale università.

Andrà in scena il “The Lighter Side to Science and Climate Change Comedy Show” dell’attore, scrittore, ppresentatore ma soprattutto comico Marcus Brigstocke.

L’idea che si possa mettere in commedia il cambiamento climatico col dichiarato intento di far scompisciare dalle risate il pubblico mi sembra grandiosa.

Non si tratta di insegnare che cosa sia il cambiamento climatico e neppure di spiegarlo a quegli zucconi del pubblico ma piuttosto di farglielo entrare sotto la pelle, di farglielo assimilare. Perché l’importante non è sapere le cose l’importante è farle proprie. E saperle gestire anche in condizioni d’ignoranza.

Non poteva che venire dall’Inghilterra, forse, la proposta di immergersi nelle questioni climatiche con una risata e con “spudorata intelligenza”.

Sipario.

sabato 20 ottobre 2007

Teatro e scienza e scuola a Milano

Di questi tempi, intorno al binomio “teatro e scienza” c’è un certo fermento. Cito solo due casi: Simon Singh dopo i successi televisivi e i best-seller fa del teatro la sua attuale attività di successo (e in Italia lo seguono Giuseppe O. Longo e Piergiorgio Odifreddi); l’Osservatorio Astronomico di Brera lavora assieme al Teatro Arsenale a Milano coproducendo spettacoli teatrali: ne abbiamo parlato qui.

E adesso, sempre a Milano, “teatro e scienza” cerca di sbarcare in modo sistematico nel mondo della scuola. I partecipanti sono tutti di calibro: il Piccolo Teatro di Milano, la
Fondazione Silvio Tronchetti Provera e Scienza under 18. L'obiettivo è passare attraverso il teatro per valorizzarne il legame profondo con la scienza – teatro e teoria hanno la stessa radice etimologica … a ben guardare – e da lì avvicinare i giovani allo studio delle discipline scientifiche. La prima tappa della collaborazione è rappresentata dal ''Progetto Galileo''.

Dietro a tutto c’è la convinzione che i giovani cerchino un ponte tra le discipline umanistiche e quelle scientifiche e che quindi questa sia una via maestra per la diffusione della scienza, e prima ancora della cultura scientifica.

Naturalmente il “Progetto Galileo” ruota attorno alla rappresentazione a Milano di Vita di Galileo di Brecht in scena al Piccolo Teatro Strehler dal 23 ottobre all'11 novembre, interpretato da Franco Branciaroli e messo in scena da Antonio Calenda.

Dal punto di vista della scuola, Scienza Under 18 punta a rendere stabile la produzione di teatro scientifico da parte della scuole che partecipano da dieci anni alle sue manifestazioni e che nel corso del tempo si sono dimostrate sempre più attente e attive nella produzione di spettacoli di “teatro e scienza” a ogni livello: dalla materna alle superiori. Insomma, tutto fa sperare in un ulteriore salto di qualità di Scienza under 18, adesso che entra nei suoi secondi dieci anni.

lunedì 30 luglio 2007

Lucrezio a Trieste

Purtroppo non sarò a Trieste venerdì 3 agosto, perché altrimenti sarei andato a vedere Antonio Salines e Maria Grazia Plos che mettono in scena “Lucrezio ovvero ragione e follia” al Parco del Civico Museo Sartorio, alle 21.00. Il testo è di Giuseppe O. Longo, uno che con le parole ci sa fare, che sa raccontare storie e che conosce bene la scienza e la sua storia.

Dopo le traduzioni, i saggi, i racconti e i romanzi, da qualche tempo Longo lavora sulla scienza che va a teatro. Non è il solo. Come esempi cito solamente Maria Rosa Menzio, in Italia, e Simon Singh, in Inghilterra.

Lucrezio è autore del grandioso poema De rerum natura, in cui espone la filosofia di Epicuro. Lucrezio, pare, impazzì per un filtro d’amore e compose il poema durante gli intervalli di lucidità. A 44 anni si uccise. Vittima della pazzia, Lucrezio abbandonò le vie della saggezza, ma ebbe l’illuminazione sulla natura del mondo. Nel dramma, in cui si citano molti passi del De rerum natura, Lucrezio appare lacerato tra l’adesione totale all’impassibile e rasserenante dottrina di Epicuro e la fatale attrazione per l’amore di Lucilia, la donna che gli ha propinato il filtro amoroso facendolo impazzire. Longo sa oscillare armonicamente tra l’attrazione per la scienza e quella per l’amore.

Questo dramma è la prima di quattro variazioni intitolate “Le orme del sapere” che affrontano oltre Lucrezio, anche Pascal, Babbage ed Einstein. Mettere in scena la scienza coi suoi risultati e le sue passioni, la storia e le storie, i personaggi e i conflitti. Questa è una delle formule che permette di avvincere lo spettatore e di farlo pensare e palpitare per alcune delle tensioni umane e intellettuali più profonde e fondamentali del nostro pensiero.

Non importa quanto di realismo ci sia nel tratteggiare i personaggi. Il teatro può essere, ed è!, veicolo di idee che contribuiscono a un atteggiamento consapevole nei confronti della scienza.

Voi che siete a Trieste e dintorni, andate a vedere Lucrezio.

domenica 1 luglio 2007

Log book a Cuneo

Un po’ di autoreferenzialità a volte non guasta soprattutto se è di striscio come questa: durante la rassegna zooart mercoledì 5 luglio alle 21.30 ai Giardini Fresia in Corso Giovanni XXIII a Cuneo ci sarà la performance “r-esistenza donna”, mezzo reading messo teatro-danza, il tutto attraverso una macchina: la locomotiva.

La performance è di Giuliana Garavini. I testi sono di Luciano Celi. Lei li ha stralciati dal racconto di lui “Log book”. E lui ha scritto il racconto per “Tutti i numeri sono uguali a cinque”, non il blog, la raccolta che curo assieme a Stefano Sandrelli e a Robert Ghattas e che esce in settembre, come si dice, per i tipi di Springer.

Luciano, come Guccini del resto, sente la macchina “pulsare come cosa viva” e vede la massa farsi carne, sudore, passione, vita e, ahimè, anche morte. Nello spirito della raccolta, come leggerà chi la leggerà: ventuno storie, ventuno autori, ventun frammenti di vita camminando di fianco alla scienza, nel modo più libero e sfacciato che si possa immaginare. Abbandonandosi alle digressioni, alle emozioni, alle intuizioni del cuore, alle immagini, alle sensazioni che affiancano la pratica quotidiana delle scienza, ma che della scienza codificata non fanno parte.

In alcuni racconti la scienza è metodo, strumento, modo di mettersi in relazione con cose e persone; in altri diventa idee, pensieri, comportamenti, atteggiamenti. Ogni racconto possiede una voce che emerge dal profondo della cultura scientifica dell'autore, ma anche dai suoi pregiudizi, dal suo modo di essere persona, dalla sua visione della società, del mondo.

In tutti i racconti, la scienza è presente, così come ci sono le cose della vita, l'amore e la morte, la gioia e il dolore, gli amici e la contrarietà, le passioni e gli odi, il lavoro e la società. Tra questi capisaldi della nostra vita potrebbe mancare la scienza? Secondo noi no.

Ora, due mesi prima che il libro sia sugli scaffali, Luciano Celi e Giuliana Garavini ci offrono un’anteprima: se la performance ha lo stesso pathos del racconto, e non ne dubito!, la serata è di quelle da non perdersi.

lunedì 4 giugno 2007

Tigri e teoremi

Da Popper a Brecht, dal teatro visto con occhio scientifico alla scienza reinterpretata con le categorie del teatro, Maria Rosa Menzio con "Tigri e teoremi" (Springer, 2007) cammina in bilico tra scrivere e osservare, tra sperimentare e raccontare, tra teatro e scienza, per l’appunto.

L’autrice è una matematica che si è data al teatro. Oggi è il suo lavoro e qualcosa di più: è il suo modo di guardare la scienza e attraverso questa il mondo.

SFERICO: Il mondo fa parte di una sfera, bello mio.

PIANO: Ma non è vero, è un piano. E ficcatelo bene in testa: i corpo, movendosi, si accorciano e si allungano.

SFERICO: Guarda quest’oggetto: l’ho battezzato A. Si sposta per terra e va alla posizione B. Lo vedi? Non è cambiato, è sempre lungo uguale.

PIANO: Storie! Guarda invece il mio, di oggetto, che va dalla posizione C alla posizione D e ovviamente, se si sposta si allunga. Tutto quello che si muove cambia dimensione! Muoversi vuol dire cambiare!

Da “Tigri e teoremi” si possono apprezzare le emozioni della scienza ma soprattutto si può cercare di imparare a scriverne. Menzio ci dice quello che non si deve fare e ci mostra quello che si riesce a fare. Mostra come una vicenda scientifica possa essere teatralizzata, scritta con rigore dopo essersi documentati e aver analizzato e confrontato le fonti. Il segreto sta in due direttive che funzionano bene sia nella Scienza sia nel Teatro: perfezione e semplicità. In una parola: metodo.

Come in matematica, anche nel teatro, l’insegnamento diventa efficace quando si arricchisce di esempi, esempi e ancora esempi. Ci sono quelli scientifici che non ti aspetteresti di leggere in chiave teatrale e quelli teatrali che possono essere decomposti con rigore e sistematicità, scoprendo che li stesso rigore e la stessa sistematicità ci sono stati messi dentro da chi li ha scritti.

È un corso per case study, ma prima di tutto è una lettura avvincente, coinvolgente e un bel po’ sorprendente.

Chiuso il libro viene voglia di dire: adesso ci provo anch’io. Non male come risultato, per un libro.

martedì 3 aprile 2007

Faust, le stelle e Brera

A quelli dell’Osservatorio di Brera il rapporto arte e scienza sta sicuramente a cuore. Così, a poco più di due mesi eccoli di nuovo in scena. Mercoledì 4 aprile alle 18.00 nella sede dell’Osservatorio Astronomico di Brera a Milano, guidati da Stefano Sandrelli, responsabile della comunicazione scientifica, l’astrofisico Tommaso Maccacaro, il clinico medico Pier Mannuccio Mannucci e il giornalista Federico Pedrocchi cercheranno di rispondere a domande quali: che cosa è la ricerca? Quale è il patto con il diavolo che i ricercatori stringono quotidianamente?

Nel corso della serata la Compagnia Jolly roger presentarà alcuni brani del Faust, in cui Marlowe indaga il mistero del moto dei pianeti.

Faust: “Chi non conosce il doppio moto dei pianeti? Il primo si compie in una giornata e il secondo così: Saturno in trent'anni, Giove in dodici Marte in quattro, il Sole, Venere e Mercurio in un anno, la luna in ventotto giorni”…..

Coro: “Per scoprire i segreti dell'Astronomia incisi da Giove nel libro del firmamento, Faust ha scalato la vetta dell'Olimpo.”…..

Faust: “ Fermatevi sfere del cielo che eternamente ruotate, che il tempo finisca e mezzanotte non venga mai.”…

Nel celebre monologo che apre il
dramma, Faust, studioso avido e scontento, rifiuta il sapere accademico e s'avventura nei sentieri pericolosi della nuova scienza. Col tempo, senza nemmeno volerlo, leggere di Faust è diventato riflettere sull'uomo: come se Marlowe avesse isolato in un solo personaggio la precisa qualità che rende le azioni degli uomini diverse da quelle di qualsiasi altro animale. Noi partiamo dal presupposto che quelle parole abbiano senso adesso e possano essere dette, adesso, a uomini che vivono ad una distanza infinita, in un mondo completamente diverso da quello di Marlowe, ma che di sicuro hanno in comune con lui quella febbre incurabile che manda avanti - e indietro - la Storia.

Chi passa a Milano può andare al Teatroarsenale dove dal 3 al 6 aprile e dall’11 al 14 sempre di aprile la compagnia Jolly Roger, in coproduzione con l’INAF, mette in scena il Faust e questo spiega il perché della serata di mercoledì.

Il perché dell’impegno dell’Osservatorio di Brera nei confronti del teatro è tutto nella convinzione che se l’uomo è ciò che mangia, allora quando certe categorie scientifiche sono capite, digerite, metabolizzate, diventano categorie naturali con le quali interpretare e leggere il mondo.

Un obiettivo alto e difficile da raggiungere ma che va perseguito passo a passo. In modo che il rapporto tra arte e scienza diventi sempre più un rapporto di consuetudine. E di conseguenza sia possibile immaginare che un giorno tra loro siano attivi processi osmotici.

Chi vivrà vedrà. Intanto andate a vedere il Faust di Brera. Pardon, di Marlowe.