Visualizzazione post con etichetta web 2.0. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta web 2.0. Mostra tutti i post

venerdì 16 maggio 2008

Sci(bzaar)net

Il 17 maggio dalle 9.30 alle 1700, presso la Scuola politecnica di design, a Milano, ci sarà lo Sci(bzaar)net, incontro per riflettere sulle sfide che internet lancia alla divulgazione scientifica.

Peccato che non potrò esserci, mi sarebbe piaciuto.

Ma se siete a Milano e avete voglia, fateci un salto.

Aspetto i vostri commenti.

venerdì 25 gennaio 2008

Le Nazioni Unite e il popolo dei Wikipediani

L’Università delle Nazioni Unite vuole vederci più chiaro. E così assieme alla Wikimedia Foundation nei prossimi mesi studierà i comportamenti e i profili degli utenti di Wikipedia.

Wikipedia è oggi il nono sito più visitato al mondo e forse uno degli attori più forti per quanto riguarda la diffusione della conoscenza. Però, come tutti sul web, ha difficoltà a capire chi sono i suoi lettori, in più, chi sono gli autori dei suoi testi.

Per Wikipedia lo studio realizzato assieme a UNU-MERIT dell’Università di Maastricht è importante per mettere in campo strategie volte a persuadere nuove persone a produrre, correggere e migliorare i contenuti pubblicati.

Per le Nazioni Unite lo studio serve in due direzioni. Da un lato, capire le dinamiche del progetto collaborativo più grande e di maggior successo al mondo. E chissà che non ne esca un modello utilizzabile anche in settori del tutto diversi.

Dall’altro per rafforzare una risorsa gratuita ed essenziale che può dare accesso all’informazione a paesi nei quali non si può ragionare seriamente con modelli che prevedono di commercializzare le risorse intellettuali.

Insomma, Wikipedia, che tutti noi vediamo come l’enciclopedia del futuro, può diventare contemporaneamente un modello per lavorare assieme in modo cooperativo e una fonte di informazione e conoscenza per chi non se le può comprare.

sabato 13 ottobre 2007

Tra wikipedia e Beppe Grillo

Andrew Keen è uno degli osservatori perplessi di internet e del web 2.0. La rivoluzione dell’interattività e dei contenuti prodotti dagli utenti produrranno, secondo Keen, “meno cultura, informazioni meno affidabili e alla fine caotiche”. Con queste tesi ha contribuito a vivacizzare, lo scorso settembre, la conferenza che l’Università di York ha organizzato suo web 2.0.

Wikipedia, i blog, Facebook, MySpace e YouTube, de.li.ci.ous sono strumenti per democratizzare la conoscenza, o almeno lo scambio d’informazioni, oppure contribuiscono a togliere ogni autorevolezza e affidabilità alle stesse. È una questione che investe alcune idee fondamentali: dalla privacy all’affidabilità, dall’identità alla democrazia.

In questi anni, il web è cresciuto per mano dei tecnologi e degli scienziati duri, prevalentemente. E forse ora è il momento che la discussione si sposti sul piano delle scienze sociali. La creatività di massa – concetto fissato in un libro di Charles Leadbeater, altro partecipante al dibattito – è un fenomeno nuovo che entra in collisione – positiva o conflittuale questo lo si vedrà – con la cultura come siamo abituati a conoscerla.

Le persone non vogliono soltanto merci e servizi, ma opportunità e strumenti per prendere parte in prima persona al gioco, per essere protagoniste del dibattito, indipendentemente dall’oggetto sul quale il dibattito verte.

Insomma, sembra che la discussione sia capire quanto i cittadini di una moderna democrazia – moderna anche perché il web 2.0 ha un ruolo – siano dei sempliciotti che si bevono acriticamente masse d’informazioni. O piuttosto sviluppino un sempre più affinato senso critico proprio per la partecipazione in prima persona alla costruzione delle informazioni e del loro senso.

In questo dibattito, Wikifoundation pensa se “chiudere” in qualche modo l’afflusso dei contributi liberi per rispondere alla domanda di maggior affidabilità. Ma sempre in questo clima, Beppe Grillo fa un cortocircuito che parte dalle sale dei teatri, va in rete e torna nelle piazze. La prima sembra voler rassicurare i sempliciotti, il secondo punta su un senso critico meglio affinato.

Staremo a vedere.

venerdì 28 settembre 2007

Sulle icone vecchie e sulle icone nuove

Il web è l’ambiente naturale dei digitali nativi e questa generazione guarda e guarderà al futuro attraverso le lenti del web 2.0 (e seguenti). Il fatto interessante, dice il sociologo olandese Jos de Haan, è che nell’era dell’ICT l’influenza maggiore è sulla vita culturale più ampia. I nativi digitali non hanno solo un approccio diverso alle tecnologie ma percepiscono la storia, le tradizioni e la cultura diffusa in modo diverso.

Devono orientarsi in un mondo virtuale e si adattano ai nuovi strumenti che hanno a disposizione. Attenzione! Come i loro genitori hanno l’accesso all’email, a internet, a (almeno) un cellulare. Ma non è il possesso che li fa diversi e come il usano. Schematizzando: i loro genitori ne fanno un uso funzionale (“ho una tecnologia, la uso”), i digitali nativi ne vedono come occasioni di comunicazione e inte(g)razione: giocano, scaricano musica, fanno foto, condividono file. Agiscono.

Conseguenza: i luoghi, gli strumenti e i momenti della tradizione culturale hanno dei duri competitor. Se non sanno, non sapranno digitalizzarsi, il rischio è che la “trasmissione sui tempi lunghi” vada persa, s’indebolisca.

Questo è tanto più vero sulla scienza che si fonda sulla sedimentazione di conoscenze e quindi ha i tempi lunghi nel proprio dna. O dialoga per mezzo delle nuove icone o quelle vecchie – i suoi simboli – rischiano di cadere in disuso.

Sarebbe paradossale vista l’origine “scientifica” del web e dell’ICT in genere.


PS: questo post è stato pubblicato il 28 settembre. E quindi è rosso nella speranza che la giunta militare birmana torni sui suoi passi e interrompa la reazione violenta alle manifestazioni pacifiche del suo popolo.


giovedì 30 agosto 2007

È morto Franco Carlini

Non è che ci conoscessimo, ma se mi serviva un'informazione, qualcosa su internet, un'indicazione, gli scrivevo un mail e la sua risposta mi arrivava.
A dire il vero non ci siamo neanche mai visti. Dovevamo incontrarci per una sessione tematica sulla scienza online alla Sissa di Trieste qualche anno fa, ma poi non è successo per agende che non s'incastravano.
Però, in questi tempi di rete e virtualità, era "come se".
E si può essere presenti anche senza vedersi.
E poi lo leggevo tutte le settimane sull'Espresso e lo ascoltavo quando c'era su Radio3 Scienza. Non si poteva fare diversamente se si voleva uno sguardo informato, appassionato e affetuoso su tutto quello che è tecnologia, comunicazione, nuovi media, digitale... in una parola "cyber e dintorni" come s'intitolava la sua rubrica settimanale.
Da oggi dovremo fare senza.
Ci mancherà.

SciVee è la tv degli scienziati

Qualche post fa ho parlato di nano2hybrids e prima ancora di Fora.tv. Oggi ho scoperto SciVee. La tivù degli scienziati per gli scienziati.

SciVee è sorella di YouTube, una sorella che ha studiato. Infatti, prima di tutto ci sono gli articoli – e sono tutti articoli pubblicati. E i video sono presentazioni di questi articoli.

L’obiettivo è fornire uno spazio di diffusione e comprensione della scienza che serva agli scienziati ma che interessi anche a pubblici di non-esperti.

Lo spirito è quello solito del web 2.0: superare la parola (solo) scritta, andare oltre le lezioni e le conferenze, proporre un medium virtuale che interagisca con la dimensione reale. Insomma amplificare la voce degli scienziati senza mediazioni. E c’è da aspettarsi che questo crei dialogo, permetta commenti su quanto è stato pubblicato, generi una maggiore attenzione alla discipline contigue, contribuisca alla creazione di nuovi “gruppi” scientifici…

Ultimo aspetto non trascurabile: gli articoli caricati su SciVee sono tutti pubblicati su riviste open access. Com’è giusto che sia.

SciVee è un’iniziativa di Public Library of Science (PLoS), della National Science Foundation (NSF) e del San Diego Supercomputer Center (SDSC).

mercoledì 25 luglio 2007

YouNano – YouTube – NanoTube

Ma cosa fanno gli scienziati? Come lavorano in un laboratorio? Come funziona davvero un progetto scientifico? Volete saperlo? Quelli del progetto nano2hybrids si sono attrezzati per soddisfare le vostre curiosità.

Loro sono un progetto europeo, triennale, che si muove su nuovi campi della chimica; e della comunicazione: infatti, per diffondere i loro risultati, hanno deciso di postare un video-diario, giornaliero e mensile, su YouTube.

Così, i quindici scienziati partecipanti mostreranno davvero, nel corso dei prossimi tre anni, i tentativi e gli errori del loro lavoro.

La speranza: ispirare una nuova giovane generazione a scegliere una carriera scientifica.

Ma anche contribuire a che YouTube contenga contenuti scientific garantiti e di alta qualità.

Da seguire, nei prossimi tre anni.

lunedì 25 giugno 2007

Il mondo pensa

Della serie “YouTube e i suoi fratelli” ho scoperto Fora.tv: la tivù del mondo che pensa.
Non avendo mai posseduto un televisore dalla nascita a oggi, qualche scetticismo ce l’ho, ma stiamo a vedere: forse in questo caso “tivù che pensa” non è un ossimoro.
Intanto è una proposta da guardare, seguire, cliccare, come tutto ciò che succede nel web 2.0.
E non mi spiace che ci sia un posto (abbastanza) libero nel quale i professionisti dell’informazione postano i loro video. Perché – come recita la loro dichiarazione d’intenti – “ci sono tante idee brillante, esposte ogni giorno in eventi e discussioni pubbliche, in giro per il mondo”. E quelli di Fora.tv non vogliono farcele perdere.
I temi? Dalla politica alla cultura. Con la possibilità di partecipare alla discussione, di accedere ad approfondimenti e quant’altro possa venire in mente di questi tempi comunitari 2.0.
Non manca la scienza su Fora.tv. Oggi digitando “science” si ottengono alcune centinaia di video con la possibilità soprattutto per le istituzioni e per gli organizzatori di eventi – convegni, conferenze, seminari, workshop – di condividere immediatamente le discussioni e i talk.
A mio parere, proprio per la scienza è un’opportunità. Non tanto per farci sentire parole dette: io continuo a credere che a certi eventi bisogna esserci, per assistere, partecipare, percepire cosa non dice chi sta parlando. Ma piuttosto perché la scienza su Fora.tv potrà mostrarci colori, forme, immagini, foto, ricostruzioni; e potrà anche farsi sentire: perché dopo la visualizzazione siamo in attesa di una sempre miglior sonificazione di ciò che la scienza scopre, indaga, capisce.
Intanto, Fora.tv è da tenere sott’osservazione, per vedere dove va.

domenica 1 aprile 2007

Libri per una cultura scientifica

Comprare un libro non è la stessa cosa che leggerlo. Bum.

Sembra banale ma è una verità che non va dimenticata, soprattutto quando si parla di libri attorno alla scienza. Siano di divulgazione o piuttosto saggi di approfondimento, di storia o piuttosto romanzi. Ce n’è per tutti.

Jcom è una rivista che trovo interessante, se non altro perché sono uno dei suoi redattori. Ma da un punto di vista leggermente più generale la trovo interessante perché è uno dei pochi luoghi periodici e duraturi nei quali si riflette sulla comunicazione della scienza. E il bello è che Jcom spazia dai musei alla storia, dalla linguistica alla televisione e così via. Ma torniamo al punto.

In questo numero, l’attenzione è centrata sul libro scientifico. Ne parlano in tre, uno scrittore di scienza inglese, Jon Turney, uno studioso americano, Bruce Lewenstein, un editore italiano, Vittorio Bo.

I libri di scienza sono sempre meno per specialisti – questi trovano nel web gli strumenti e i luoghi più adatti alla ricerca: agili, dinamici, veloci e oramai con gli stessi livelli di garanzia e di rigore degli equivalenti su carta.

Ogni tanto, capita che un libro di scienza “buchi il video” o meglio scali le classifiche. Nei decenni scorsi è capitato a “Dal Big Bang ai buchi neri” (Hawking) e a “Le menzogne di Ulisse” (Odifreddi), per citarne solo due. Ebbene in questi casi, i libri vengono per lo più comprati: si è infatti creata un’imprevedibile amalgama d’eventi che fa di quel libro un caso e comprarlo un must.

Ma poi, oggi, ci sono tutti gli altri libri che parlano di scienza e che, come sappiamo, non sono pochi. Questi vivono una vita più normale, lontano dalle vette e dall’oblio e, ci dicono i tre esperti, diventano uno strumento di approfondimento soprattutto per altri scienziati. C’è infatti un pubblico sempre più ampio di persone di scienza che vogliono leggere risultati, pensieri, vicende di altri settori scientifici (un fisico interessato alla biologia, per esempio) e che non possono rivolgersi alla letteratura specialistica, ai testi rigorosi e quindi leggono libri di divulgazione. Ecco allora che questi diventano letture che accomunano persone di formazioni culturali e settori scientifici contigui ma diversi e quindi finiscono per contribuire a una cultura scientifica che lentamente si diffonde.

PS a scanso d’equivoci e per chi è interessato: Jcom è una rivista totalmente open e gratuita.