domenica 22 febbraio 2009

Chimica è cultura


Chi è quest'uomo?
Carlo Presenti, il nuovo direttore dell'Istituto italiano di cultura a Londra.

Enrico Arosio e Paolo Forcellini sull'Espresso del 26 febbraio gli dedicano un velenoso ritrattino dal titolo "Frattini culture club".
Velenoso ma condivisibile: amico e collaboratore del ministro degli esteri Presenti ne ha già fatta una più di Bertoldo: chiude la biblioteca, ristruttura di testa sua palazzi tutelati dai beni culturali inglesi, taglia la collaborazione con l'unica libreria italiana a Londra, l'Italian Bookshop, perché la direttrice è "troppo di sinistra".

C'è un punto del ritratto di Arosio&Forcellini che però mi ha fatto sobbalzare.
Virgolettato: "Presenti non è un intellettuale (è ingegnere chimico)". Fine del virgolettato.

Miei cari A&F, ancora lì siete, siamo!; all'imbarazzante convinzione che tecnica (ingegneria) e scienza (chimica) non siano roba da intellettuali che invece si devono pascere di ermeneutica e filologia romanza, immagino.

E pensare che proprio cinquant'anni fa, sempre a Londra, un certo Snow teneva una lecture dal titolo "The two cultures":  all'Espresso non devono averla ancora letta.

Che fastidio! Se il nostro Paese è così indietro non è solo colpa di Frattini, degli amici di Frattini e del superiore di Frattini, ma anche (almeno un pochino) di chi continua negare cittadinanza intellettuale a un pensiero scientifico e razionale al quale forse, di questi tempi, qualcosina dobbiamo.

Firmato: un non-intellettuale matematico.

lunedì 9 febbraio 2009

Svegliati, Italia!


Silenzio per Eluana.

Ad alta voce per la democrazia.

"Svegliati, Italia!".

sabato 24 gennaio 2009

La tortura di monsignor Fisichella

Ci sono Ong che in Africa lavorano sulla pianificazione familiare – problemino non da poco, vero?, con una serie di ricadute non proprio trascurabili: riduzione della mortalità infantile, miglioramento delle condizioni di salute e sociali delle donne, lotta all’Aids ecc. ecc.

Si dà il caso che queste Ong possano anche ammettere la possibilità dell’aborto – badate bene: ammettere la possibilità non vuol dire incentivare – accrescendo e di molto la libertà della donna di autodeterminare la propria vita.

Naturalmente nell’America dei Bush padre e figlio, ispirati da Reagan, vigeva un decreto che vietava ogni finanziamento a Ong che ammettano la possibilità dell’aborto.

Obama, tra i suoi primi atti, ha firmato l’abolizione di questo decreto, perché per ridurre il ricorso all’aborto non ha mai funzionato il divieto. E la prevenzione delle gravidanze non volute si ottiene dando alle donne il diritto di scegliere – fa un po’ specie essere ancora qui nel 2009 a ripetere queste ovvietà.

Prima ancora Obama aveva firmato un decreto per la chiusura di Guantanamo e per ribadire che l’America non tollererà ulteriormente la tortura – ne sono lieto, anche se fa un po’ specie essere ancora qui nel 2009 a dover sentire questi propositi.

Le due cose – contrarietà alla tortura e finanziamenti a chi ammette la possibilità dell’aborto – stridono alle orecchie di monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la vita che dichiara: “se Obama proibisce la tortura, non dica no alla vita nascente”, che vuol dire: se Obama proibisce la tortura, allora deve vietare l’aborto.

Ora: io sono un matematico e una delle poche cose che so è che “se A allora B” è del tutto equivalente a “se non-B allora non-A“.

Quindi Fisichella dice che: se Obama non vieta l’aborto, allora non deve proibire la tortura.

Preferisco il mondo di Obama.

martedì 20 gennaio 2009

Obama dixit, e io ci spero

Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c'è lavoro da fare. 

Lo stato dell'economia richiede un'azione, forte e rapida, e noi agiremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.  

Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. 

Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologie in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria e abbassarne i costi.  

Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche. 

E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. 

Possiamo farcela. E lo faremo.

mercoledì 14 gennaio 2009

Gaza è anche una questione scientifica

Ricevo quest'articolo di Massimo Zucchetti uscito su Peacereporter e lo rilancio.
Non c'è motivo perché aggiunga alcun mio commento.
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Davanti al massacro di una disgraziata popolazione civile di un milione e mezzo di abitanti rinchiusa in un lager a cielo aperto, quando il numero di vittime ha raggiunto (12 gennaio ore 17:00, ormai bisogna datare queste affermazioni) la cifra di 888 palestinesi, di cui 284 bambini, 100 donne e 4080 feriti, può risultare forse irrilevante disquisire su quali armi siano state usate da Israele per compiere una simile strage. Strage che poco ha a che vedere con Hamas: ci sono molte testimonianze, quale ad esempio quella di Mads Gilbert, un medico norvegese che lavora all'ospedale Al-Shifa a Gaza, che racconta a Sky News che il numero di civili feriti e uccisi a Gaza dimostra che Israele sta attaccando deliberatamente la popolazione. (vedi ad esempio http://www.tlaxcala.es/detail_artistes.asp?lg=es&reference=259). Solo un lieve moto di vergogna insorge leggendo l’irrilevante blog della rivista “Panorama”, che tacciano di malafede un medico eroe della pace come Gilbert. 
Comunque, a parte l’utilizzo di bombe all’uranio impoverito che pare non confermato, e di ordigni al fosforo sui quali c’è ancora discussione tecnica, è invece assodato l’utilizzo da parte dell’esercito israeliano di bombe DIME (Dense Inert Metal Esplosive). Si tratta di un tipo innovativo di bomba, con una testata di fibra di carbonio e resina epossidica integrata con acciaio, e che fa uso di una lega di tungsteno. Queste armi hanno un enorme potere esplosivo, ma il potere dell'esplosione si dissipa molto rapidamente e il raggio interessato non è molto lungo, forse dieci metri: le persone travolte da questa esplosione, dall'onda d'urto, vengono letteralmente tagliate a pezzi. E’ stata concepita proprio per uno scenario di guerriglia urbana perché consentirebbe – nella delirante logica militarista - di colpire obiettivi mirati.

Quest'arma non è una novità: è stata già usata in Libano e a Gaza nel 2006. Le ferite che si vedono oggi all'ospedale Shifa di Gaza rendono assodato che sia stato fatto largo uso di armi DIME da parte degli israeliani in questa guerra. Di DIME avevano già parlato ad esempio Masella e Torrealta di RaiNews24 nel 2006 ( 
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=3469).

Invito i lettori, con i quali mi scuso per la crudezza delle immagini (che potrebbero impressionare per il loro contenuto), ad occhieggiare alcune delle foto allegate a questo articolo per capire quali effetti producano queste bombe DIME.

Vi è anche la questione, che in questo momento pare secondaria visto quanto succede, ma che va comunque citata, che a lungo termine queste armi avranno sui sopravvissuti un effetto cancerogeno. Inglobare schegge o respirare micropolveri di tungsteno, metallo pesante e notoriamente cancerogeno, non potrà che provocare nella popolazione sopravvissuta o che vive nei dintorni un aumento della frequenza di insorgenze tumorali. Su questo sono state fatte ancora relativamente poche ricerche, ma ce ne sono alcune, condotte anche negli Stati Uniti, che mostrano che queste armi hanno una tendenza molto alta a provocare il cancro. Così chi non resta ucciso sul colpo rischia di ammalarsi di tumore. Ma a chi importa, in questo drammatico momento?

Comunque, per quello che può valere il diritto internazionale dopo quanto sta succedendo, queste sono armi sperimentali di tipo chimico, vietate dalle Nazioni Unite. Di nuovo, Ma a chi importa, in questo momento? Direi che più importante sia però dire che tutto quanto sta succedendo a Gaza è contro il diritto internazionale, è contro l'umanità, è contro tutto ciò che significa essere persone dotate di senso morale.

Ma porrei ancora, da scienziato responsabile ed attivo contro la guerra, su un piano separato i soldati israeliani, che fanno in fondo un loro mestiere, sebbene orribile, da quanti hanno studiato e messo a punto queste armi: la ricerca è stata condotta dal US Air Force Research Laboratory in collaborazione con il Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) americano. Nel 2007, sono stati spesi oltre 40 milioni di dollari per lo sviluppo di queste bombe dal governo USA. Invito a vedere anche il sito militare (
http://defense-update.com/products/d/dime.htm) e ad esprimere, con una posta all’ufficio stampa del LLNL la vostra eventuale disapprovazione. Educatamente, ve ne prego: non siamo né vogliamo essere come loro. (Ms. Lynda Seaver, LLNL Manager, Media & Communications, seaver1@llnl.gov).

martedì 6 gennaio 2009

Galápagos: l'isola dei giovani science writer italiani

Quelli di Sironi fanno dei buoni libri e Martha Fabbri cura e ama i suoi che raccoglie nella collana Galápagos.
Così oggi, al grido di "Via la polvere dagli scaffali. Anche quelli di scienza!", lancia il canale Yyoutube LibriGalapagos.
A me gli esperimenti di contaminazione mediatica (carta-web-video in questo caso) piacciono.
Buona visione e buona lettura.

martedì 9 dicembre 2008

Camp parigino sulla ricerca italiana

A volte serve fare un passo indietro per vedere le cose meglio.
Così fanno alcuni ricercatori italiani a Parigi che avranno un Camp sulla riforma della ricerca e dell'università italiana il prossimo 13 dicembre (14.00-20.00).
Dalla lettura del documento di presentazione (che trovate qui: http://docs.google.com/Doc?id=dz6sr8t_41hbfnmcdk) direi che un po' meglio di noi ci vedono.
Buon Camp a loro e buona lettura a voi.