
Chi è quest'uomo?
Nella scienza, ciò che importa sono la comunicazione e la condivisione


Ci sono Ong che in Africa lavorano sulla pianificazione familiare – problemino non da poco, vero?, con una serie di ricadute non proprio trascurabili: riduzione della mortalità infantile, miglioramento delle condizioni di salute e sociali delle donne, lotta all’Aids ecc. ecc.
Si dà il caso che queste Ong possano anche ammettere la possibilità dell’aborto – badate bene: ammettere la possibilità non vuol dire incentivare – accrescendo e di molto la libertà della donna di autodeterminare la propria vita.
Naturalmente nell’America dei Bush padre e figlio, ispirati da Reagan, vigeva un decreto che vietava ogni finanziamento a Ong che ammettano la possibilità dell’aborto.
Obama, tra i suoi primi atti, ha firmato l’abolizione di questo decreto, perché per ridurre il ricorso all’aborto non ha mai funzionato il divieto. E la prevenzione delle gravidanze non volute si ottiene dando alle donne il diritto di scegliere – fa un po’ specie essere ancora qui nel 2009 a ripetere queste ovvietà.
Prima ancora Obama aveva firmato un decreto per la chiusura di Guantanamo e per ribadire che l’America non tollererà ulteriormente la tortura – ne sono lieto, anche se fa un po’ specie essere ancora qui nel 2009 a dover sentire questi propositi.
Le due cose – contrarietà alla tortura e finanziamenti a chi ammette la possibilità dell’aborto – stridono alle orecchie di monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la vita che dichiara: “se Obama proibisce la tortura, non dica no alla vita nascente”, che vuol dire: se Obama proibisce la tortura, allora deve vietare l’aborto.
Ora: io sono un matematico e una delle poche cose che so è che “se A allora B” è del tutto equivalente a “se non-B allora non-A“.
Quindi Fisichella dice che: se Obama non vieta l’aborto, allora non deve proibire la tortura.
Preferisco il mondo di Obama.
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c'è lavoro da fare.
Ricevo quest'articolo di Massimo Zucchetti uscito su Peacereporter e lo rilancio.
Quelli di Sironi fanno dei buoni libri e Martha Fabbri cura e ama i suoi che raccoglie nella collana Galápagos.
A volte serve fare un passo indietro per vedere le cose meglio.