Certo, c’è qualche miglioramento rispetto alla precedente edizione (2003), ma la presenza femminile nelle professioni scientifiche è ancora troppo scarsa, e continua a esserci una disparità crescente man mano che le carriere avanzano.
Uno degli elementi di preoccupazione è che settori strategici nella cosiddetta Ricerca&Sviluppo – statistica, ingegneria e tecnologie informatiche – mostrano situazioni ancora più negative dell’andamento generale. Con danni che proiettano ombre scure sugli anni a venire: nel futuro prossimo, strategie, politiche e orientamenti saranno ancora poco paritarie, privando di fatto l’Europa di un’ampia fetta di risorse e di intelligenze.
Si tratta di un fatto molto grave nella prospettiva di chi vuole creare l’economia basata sulla conoscenza più dinamica al mondo.
Nelle professioni scientifiche le donne sono solo il 29% e il loro tasso di crescita continua a essere minore di quello maschile: la conseguenza inevitabile è che la forbice si apre ancora e che il divario aumenterà.
Ma il vero ventre molle dell’Europa è il settore privato che sulla carta dovrebbe, da qui al 2010, contribuire finanziariamente ai due terzi della ricerca europea. E che vede tra le sue file un misero 18% di ricercatrici.
Le carriere accademiche continuano a dirci di un’università che dovrebbe puntare all’innovazione e invece sceglie la conservazione. E che ovunque vede un predominio delle studentesse sugli studenti e un’inversione inesorabile che diventa sempre più marcata con il procedere delle carriere: lo stesso problema della ricerca è quindi presente anche nell’alta formazione.
Se è vero, ed è vero, che c’è un piccolo miglioramento dal rapporto 2003 e che il “soffitto di cristallo” si è leggermente alzato, non si può certamente valutare quest’innalzamento con soddisfazione. Non è quasi neanche un segnale positivo. Al massimo è l’inevitabile conseguenza di una sempre maggiore pressione che questa situazione assurda esercita sul sistema.
Credo e temo che non vedremo una reale inversione di questa tendenza, che vorrebbe dire, per anni, far accedere a tutte le carriere scientifiche più donne che uomini.












