mercoledì 27 giugno 2007

Un test con la scienza

Andrea Frova con la scienza ci sa fare. Sorvoliamo sul fatto che è ordinario di fisica. Rimane comunque che scrive per Newton e Sapere e che negli ultimi venticinque anni ha all’attivo i suoi bravi testi divulgativi. Ne cito due a gusto personale: Parola di Galileo (BUR, 1998) e La fisica sotto il naso (BUR, 2001).

A marzo è uscito “Il test di coscienza e altri racconti quasi catastrofici”, la sua seconda opera letteraria, questa volta per i tipi de Il Filo.

C’è molta scienza nelle sue pagine, molta modernità – il rapporto uomo macchina ad esempio, sin da quella piccola macula sulla retina che apre il primo degli otto racconti. Ma efficacissima è la resa della difficoltà della ricerca in Italia oggi: gli interessi economici, la burocrazia, una società, la nostra, che sembra non saper più cosa farsene della scienza e delle innovazioni che ne derivano.

Consiglierei all’autore di mandare copia del libro a un po’ di parlamentari, ministri e sottosegretari. Forse può arrivare là dove non riescono molti rapporti e inchieste sullo stato della ricerca in Italia. Ed è sicuramente di gran lunga più godibile alla lettura.

Sono esperimenti questi che ci piace seguire e che intrecciano letteratura e scienza.

Intanto, consiglio di leggerlo, “Il test di coscienza”.

lunedì 25 giugno 2007

Il mondo pensa

Della serie “YouTube e i suoi fratelli” ho scoperto Fora.tv: la tivù del mondo che pensa.
Non avendo mai posseduto un televisore dalla nascita a oggi, qualche scetticismo ce l’ho, ma stiamo a vedere: forse in questo caso “tivù che pensa” non è un ossimoro.
Intanto è una proposta da guardare, seguire, cliccare, come tutto ciò che succede nel web 2.0.
E non mi spiace che ci sia un posto (abbastanza) libero nel quale i professionisti dell’informazione postano i loro video. Perché – come recita la loro dichiarazione d’intenti – “ci sono tante idee brillante, esposte ogni giorno in eventi e discussioni pubbliche, in giro per il mondo”. E quelli di Fora.tv non vogliono farcele perdere.
I temi? Dalla politica alla cultura. Con la possibilità di partecipare alla discussione, di accedere ad approfondimenti e quant’altro possa venire in mente di questi tempi comunitari 2.0.
Non manca la scienza su Fora.tv. Oggi digitando “science” si ottengono alcune centinaia di video con la possibilità soprattutto per le istituzioni e per gli organizzatori di eventi – convegni, conferenze, seminari, workshop – di condividere immediatamente le discussioni e i talk.
A mio parere, proprio per la scienza è un’opportunità. Non tanto per farci sentire parole dette: io continuo a credere che a certi eventi bisogna esserci, per assistere, partecipare, percepire cosa non dice chi sta parlando. Ma piuttosto perché la scienza su Fora.tv potrà mostrarci colori, forme, immagini, foto, ricostruzioni; e potrà anche farsi sentire: perché dopo la visualizzazione siamo in attesa di una sempre miglior sonificazione di ciò che la scienza scopre, indaga, capisce.
Intanto, Fora.tv è da tenere sott’osservazione, per vedere dove va.

domenica 24 giugno 2007

Scienza, città e sostenibilità

A Trieste, all’Ictp, dal 20 al 22 settembre, un workshop studiare i casi di successo nei quali la scienza ha reso le città più sostenibili.

Il target sono le istituzioni e i ricercatori dei paesi in via di sviluppo. L’obiettivo è condividere le iniziative nelle quali le applicazioni di scienza, tecnologia, innovazione e conoscenza hanno fatto la differenza – in positivo! – per lo sviluppo sostenibile di grandi città nel mondo sviluppato.

Insomma, si cerca di fare rete tra le esperienze basate sulla conoscenza che hanno permesso una buona pianificazione e amministrazione urbana.

Si parlerà di acqua sicura – prima ancora che potabile -, salute pubblica, inquinamento, edilizia, riduzione del crimine, energia, trasporti, spazi verdi, occupazione, rifiuti ecc. ecc.

Fino al 15 luglio si possono mandare abstract per candidarsi a presentare casi di studio al workshop.


Il progetto 'Cities, Science and Sustainability' è una collaborazione internazionale tra:

  • TWAS, the academy of sciences for the developing world
  • Costis, the Consortium for Science, Technology and Innovation for the South, che afferisce al gruppo G77
  • UNDP-SSC, il programma delle Nazioni Unite per la cooperazione Sud-Sud
  • UNU-IAS, United Nations University Institute of Advanced Studies.

giovedì 21 giugno 2007

Tutti i numeri sono uguali a cinque

A cominciare siamo in tre, stefanosandrelli, robertghattas e danielegouthier.

(Letto col ritmo giusto fa rima).

Quello che facciamo è un altro blog.

Dietro questo blog ci sono alcune persone che amano la scienza quanto scrivere. E per questo fanno tutti e due.

Il nostro intento è scrivere storie, incontrare autori, raccogliere frammenti di vita camminando di fianco alla scienza, nel modo più libero e sfacciato che si possa immaginare. Abbandonandoci alle digressioni, alle emozioni, alle intuizioni del cuore, alle immagini, alle sensazioni che affiancano la pratica quotidiana delle scienza, ma che dalla scienza codificata non fanno parte.

Qualche volta la scienza è metodo, strumento, modo di mettersi in relazione con cose e persone; qualche altra diventa idee, pensieri, comportamenti, atteggiamenti. Ci piacciono quei racconti che possiedono una voce che emerge dal profondo della cultura scientifica dell’autore, ma anche dai suoi pregiudizi, dal suo modo di essere persona, dalla sua visione della società, del mondo.

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Non lo nascondiamo – e come potremmo? - il blog è fratello di un libro che uscirà a settembre e che s’intitola proprio così: “Tutti i numeri sono uguali a cinque”.

Speriamo di continuare, di avere persone che vogliano dialogare, confrontarsi, sperimentare con noi la scrittura intorno alla scienza. Ma che sia una scrittura prima di tutto narrativa e che la scienza c’entri in quanto cosa di questo mondo. Come l’amore e la guerra, gli amici e i sorrisi, le sofferenze e le passioni.

Tutte robe di donne e di uomini, al pari della scienza del resto.

martedì 19 giugno 2007

Le mamme filippine e il latte farmaceutico

Continua a colpi di creatività la lotta delle mamme filippine per l’allattamento materno e a sostegno delle norme che prevedono l’indicazione chiara che il latte farmaceutico è diverso da quello materno. Diverso nel senso di meno sano.
Questa volta non allattano in strada, ma manifestano a seno scoperto e dipinto, davanti alla Corte suprema a Manila.
Usano il corpo perché la maternità e l’allattamento sono fatti corporali, fisici, naturali, prima di tutto.
Ma lo usano perché il corpo è efficacissimo sui mezzi di comunicazione di massa.
Mi colpisce la fisicità come strumento a sostegno di una scelta scientificamente motivata, contro i soli(ti) interessi del profitto.
Vediamo come andrà a finire. Intanto le mamme filippine un risultato l’hanno già ottenuto: dal basso si sta muovendo una campagna di sensibilizzazione che sicuramente coinvolgerà le prossime neomamme, indipendentemente dalle scelte economiche – lanciare o meno una campagna pubblicitaria – o da quelle politiche – regolare o meno con una norma i comportamenti dei produttori.
Alla prossima manifestazione.

lunedì 18 giugno 2007

Tutti al mare!

Osservare per capire. Osservare per spiegare. Osservare per insegnare. Studenti e insegnanti sempre più spesso affiancano i ricercatori per provare sulla propria pelle l’esperienza della scoperta.

Tutto è più coinvolgente e piacevole se la location è unica e a contatto con la natura. Come è capitato a sei insegnanti inglesi, spagnoli e portoghesi che sono saliti sul vascello James Cook, per otto settimane di navigazione a studiare gli ecosistemi di alcune zone d’Atlantico lungo le coste europee. Ovviamente affiancando i ricercatori e producendo assieme a loro un diario online a disposizione degli studenti di tutto il mondo.

Il Centro oceanografico di Southampton che ha voluto il progetto Classroom@Sea punta a portare la scienza dalla nave alla classe, e sfrutta il web per farlo con le classi di tutto il mondo. E gli insegnanti sono essenziali per condividere le loro capacità di presentare la scienza al pubblico dei più giovani. Perché la condivisione sia più genuina, gli insegnanti stessi hanno preso parte agli esperimenti, fatto domande, scritto i testi delle attività quotidiane.

Qualcosa di simile è capitato col Quarto viaggio studio in Sudafrica per osservare il comportamento del grande squalo bianco in libertà. Le attività di osservazione sono state realizzate con l’equipe di Michael Rutzen responsabile dello Shark Diving Unlimited, da un gruppo di componenti dell’Associazione “Posidonia” e dall’Associazione Naturalisti della Calabria con il coordinamento scientifico dell’Acquario della Laguna di Orbetello. Insomma, l’osservazione naturalistica si è intrecciata anche in questo caso con l’attività di ricerca a livello internazionale. Là si trattava di insegnanti, qua di appassionati naturalisti. E, per la presenza di due appassionati svizzeri, il viaggio è stato seguito con interviste in diretta anche dal programma “Camaleonte” della Radio Svizzera Italiana e dal sito www.oltrepensiero.com con una finestra giornaliera che è stata attivata seguendo giorno per giorno con reportage, foto e video le attività del gruppo.

Analogamente, il web è diventato un prolungamento anche dell’avventura di Mini Darwin, viaggio alle Galapagos, sulle orme di Darwin, nel quale bambini e comunicatori scientifici hanno affiancato i ricercatori.

Sembra che l’esperienza in presa diretta sul campo, o meglio: sulle onde, e la facilità d’aggiornamento del web 2.0 permettano di vivere in prima persona esperienze scientifiche, che poi diventano strumenti didattici o divulgativi per “tutte le classi del mondo”.

Ai prossimi viaggi.

venerdì 15 giugno 2007

Bimbi, scienza e biblioteche

Candele che si spengono, palloncini che fanno a gara e altre meraviglie scientifiche. Questo si sono trovati davanti i “Bimbi in Biblioteca”.

Due pediatre, Maria Francesca Vardeu e Elisabetta Anedda, qualche ricercatore del CRS4, personale della Biblioteca di Sardegna Ricerche, uno studente del Liceo Scientifico Michelangelo, coordinati da Sandra Ennas, hanno lavorato con oltre 40 bimbi nella biblioteca del Parco Tecnologico a Cagliari.

L’idea è stata lanciata dalle due pediatre che hanno voluto coinvolgere i pazienti in attività che li avvicinassero attivamente alla scienza, attraverso giochi ed esperimenti, con acqua e aria, luce ed energia. È stato un esempio di animazione scientifica nata da figure esperte, ma che i bambini non identificano con la scuola, con l’apprendimento, con le interrogazioni. Un esperimento informale che ha permesso di fare scienza in un contesto coinvolgente – una biblioteca – con persone inaspettate e diverse dal solito.

È interessante che dall’ambulatorio si sia passati alla biblioteca e che il primo sia diventato strumento di coinvolgimento per portare i bimbi all’interno della seconda, e lì incontrare gli animatori.

L’esperimento e il divertimento sono stati l’occasione per osservare, sperimentare e in definitiva capire. Due sono state le dimensioni importanti: il gioco e il gruppo.

Per dirla con le parole di Francesca Vardeu, una delle due pediatre: “Il mondo dei bambini ha infinite varianti. In questi mesi li ho visti aggirarsi tra i libri, rispondere interessati alle domande dei bravi e pazienti animatori, partecipare agli esperimenti o avvicinarsi timidamente incuriositi. Ho ascoltato i loro commenti, letto le loro domande sui difficili temi scientifici, osservato l’acutezza dei loro disegni nei quali ci siamo riconosciuti, il loro interessato divertimento e la particolare energia che esprimono collettivamente nel gioco”.

Insomma, un piccolo gioiello che mostra come le sedi inattese e informali possano diventare luoghi di apprendimento e comprensione. Con un ruolo simile a quello di scuole e musei. E un valore aggiunto: senza parlare di salute, ne hanno parlato. Perché l’attenzione al proprio corpo passa innanzitutto per un approccio razionale ai fenomeni, per una comprensione delle cose.

Sabato 16 giugno alle 10, nella sala verde della Cittadella dei Musei di Cagliari, vengono presentati i risultati del progetto.

martedì 12 giugno 2007

I bambini e le somme approssimate

Le notizie sui bambini e sui numeri mi piacciono sempre. Così mi è cascato l’occhio sul fatto che ricercatori dell’Università di Nottingham e di Harvard hanno scoperto che i bambini in età prescolare sono capaci di risolvere addizioni e sottrazioni approssimate con grandi numeri anche prima di saper pensare in modo aritmetico.

Mi piace questa cosa perché vuol dire che abbiamo delle capacità di gestire e maneggiare numeri non banali. Noi grandi tendiamo a pensare che i calcoli esatti siano più facili di quelli approssimati. Ma in realtà approssimare è più spontaneo, forse serve anche di più. Chiunque di noi, sin da piccolo sa distinguere molti da pochi e sa applicare queste idee in modo diverso agli uomini (100 uomini sono molti) o ai chicchi di riso (100 chicchi di riso non sono molti).

Adesso, si scopre che sappiamo fare di più. Sappiamo gestire approssimazioni, difficili, quali sono quelle che riguardano i numeri grandi.

Questo risultato suggerisce che molti problemi d’apprendimento con le operazioni non sono di natura logica ma riguardano proprio il passaggio all’esattezza, cioè alla ricerca di una particolare soluzione, giusta, che risolve il problema.

Allora, forse, sarebbe bene insegnare la matematica proprio partendo dal calcolo approssimato, cosa che permetterebbe di partire da una capacità dei bambini e non di metterli subito davanti a una difficoltà.

Questo approccio forse permetterebbe anche di aggirare la rappresentazione simbolica dei numeri, che aggiunge altri ostacoli e spinge forzatamente verso l’astrazione. Invece, adulti, bambini e neonati sono capaci di gestire numeri rappresentati con matrici di puntini o con successioni di suoni, vale a dire numeri in quanto numeri e non numeri in quanto simboli.

E le matrici, così come le successioni, hanno il vantaggio di rendere facili ed evidenti i confronti, le addizioni, le sottrazioni, ben inteso approssimate.

Forse varrebbe la pena di ripensare l’apprendimento elementare della matematica, in modo da sgomberare il campo da quella fastidiosa leggenda che è la sua difficoltà, che ha come corollario l’affermazione che qualcuno è portato e qualcun altro no.

sabato 9 giugno 2007

Il sapere scientifico della scuola

Scienza e comunicazione sono un binomio inscindibile. Per alcuni è un’ipotesi di ricerca, lo scenario nel quale devono essere collocate le relazioni tra la scienza e tutta la società, i rapporti tra cittadini, scienziati e non. Per gli insegnanti e i collaboratori di Scienza Under 18, invece, è stata una riflessione – perché non di sola intuizione si tratta – felice, approfondita e soprattutto fertile. Dal rapporto inscindibile tra scienza e comunicazione, dieci anni fa, è partita la scommessa che anche la scienza elaborata a scuola può essere comunicata pubblicamente e questo comunicarla può diventare prassi didattica a ogni livello di scuola. E pensare che questa consapevolezza non l’hanno ancora raggiunta tutti i professori, i ricercatori, gli scienziati, in Italia!

Da quella riflessione, che ha portato alla nascita di Scienza Under 18 e a dieci anni di manifestazioni in tutta la Lombardia, e non solo, sono nate esperienze, ricerche e altre riflessioni.

Oggi, tutto questo patrimonio, tutto questo sapere, è raccontato nel volume “Il sapere scientifico della scuola” (FrancoAngeli, 2007), a cura di Scienza Under 18. Un libro che fa dell’esperienza e della ricerca un altro binomio inscindibile.

C’è molta scuola al suo interno. Una scuola reale, viva ma anche una scuola del futuro, per il futuro. Una scuola che rischia e che investe nella ricerca, nella crescita, nell’autoformazione tanto degli insegnanti quanto degli studenti. Una scuola che sa attrarre a sé realtà ed esperti i più diversi. Dai musei al giornalismo, dai ricercatori al teatro. Alle famiglie.

Il libro fa riflettere su quello che si può fare, e che alcuni fanno, ma dà molti spunti di didattica attiva e partecipata che possono essere usati, pensati, esportati, riadattati.

Sono certo che “Il sapere scientifico della scuola” sarà un punto di svolta, di ulteriore crescita, per Scienza Under 18, dieci anni dopo. C’è da sperare che sia un’altra piccola spinta perché altre regioni d’Italia e d’Europa facciano propria quest’esperienza.

PS: l’anima di Scienza Under 18 è tutta nelle quindici pagine di foto realizzate dagli allievi di Alessandra Attianese che fanno da intermezzo tra la prima parte dedicata all’esperienza e la seconda dedicata alla ricerca.

mercoledì 6 giugno 2007

E i primi della classe?

Ve l’ho già detto sull’Espresso leggo la posta di Stefania Rossini. Spesso trovo vivi e vivaci gli spunti che i suoi corrispondenti gettano lì. Begli sguardi sulla società italiana.

Ho appena letto la lettera di Caterina Di Franco una ragazza di diciotto anni che solleva un problema reale. La scuola italiana, quando va bene ha gli strumenti “per portare a livello della classe chi è indietro”, ma non fa “niente per portare chi è avanti ancora più avanti”.

Complimenti Caterina! Con una lettera metti in piazza il problema della scuola italiana – che Fioroni t’ascolti! – meglio di tanti saggi, indagini, ricerche: bisogna dotare questo strano Paese della convinzione che l’innovazione è vitale, che l’eccellenza paga, che l’istruzione è un momento democratico importante.

Coltivare le élite non è reato, è una necessità per la cultura della nostra società.

Oggi invece la scuola ha abdicato a ogni ruolo di promozione sociale. È pressoché ininfluente: chi entrava con delle opportunità –censo, cultura famigliare, talenti individuali – esce con delle opportunità. Chi non le aveva all’ingresso, continuerà a non averle dopo il diploma, o peggio la laurea. È sacrosanto che la parità delle opportunità sia il punto di partenza, ma oggi è del tutto disatteso.

Perché ne scrivo su questo blog? Perché penso che la scuola e il suo ruolo nel formare le intelligenze di un Paese sia una questione che interessa chi ha a che fare con la scienza. In passato l’Italia ha avuto ministri e sottosegretari che venivano dal mondo scientifico e che avevano un’idea di scuola, per perseguire un’idea di società. Oggi non vedo niente di tutto questo.

Ma se muore la scuola, muore l’università, la ricerca, la capacità d’innovare e di essere modernamente competitivi. Vale a dire di competere senza distruggere e sottomettere gli altri. Penso che valga la pena ascoltare le Caterine che vogliono una scuola che non abbatte le aspettative ma permette alle idee (e ai sogni!) di volare.

lunedì 4 giugno 2007

Tigri e teoremi

Da Popper a Brecht, dal teatro visto con occhio scientifico alla scienza reinterpretata con le categorie del teatro, Maria Rosa Menzio con "Tigri e teoremi" (Springer, 2007) cammina in bilico tra scrivere e osservare, tra sperimentare e raccontare, tra teatro e scienza, per l’appunto.

L’autrice è una matematica che si è data al teatro. Oggi è il suo lavoro e qualcosa di più: è il suo modo di guardare la scienza e attraverso questa il mondo.

SFERICO: Il mondo fa parte di una sfera, bello mio.

PIANO: Ma non è vero, è un piano. E ficcatelo bene in testa: i corpo, movendosi, si accorciano e si allungano.

SFERICO: Guarda quest’oggetto: l’ho battezzato A. Si sposta per terra e va alla posizione B. Lo vedi? Non è cambiato, è sempre lungo uguale.

PIANO: Storie! Guarda invece il mio, di oggetto, che va dalla posizione C alla posizione D e ovviamente, se si sposta si allunga. Tutto quello che si muove cambia dimensione! Muoversi vuol dire cambiare!

Da “Tigri e teoremi” si possono apprezzare le emozioni della scienza ma soprattutto si può cercare di imparare a scriverne. Menzio ci dice quello che non si deve fare e ci mostra quello che si riesce a fare. Mostra come una vicenda scientifica possa essere teatralizzata, scritta con rigore dopo essersi documentati e aver analizzato e confrontato le fonti. Il segreto sta in due direttive che funzionano bene sia nella Scienza sia nel Teatro: perfezione e semplicità. In una parola: metodo.

Come in matematica, anche nel teatro, l’insegnamento diventa efficace quando si arricchisce di esempi, esempi e ancora esempi. Ci sono quelli scientifici che non ti aspetteresti di leggere in chiave teatrale e quelli teatrali che possono essere decomposti con rigore e sistematicità, scoprendo che li stesso rigore e la stessa sistematicità ci sono stati messi dentro da chi li ha scritti.

È un corso per case study, ma prima di tutto è una lettura avvincente, coinvolgente e un bel po’ sorprendente.

Chiuso il libro viene voglia di dire: adesso ci provo anch’io. Non male come risultato, per un libro.

sabato 2 giugno 2007

Chi decide per la medicina?

Negli Stati Uniti, come da noi del resto, le questioni legate alla salute sono sempre più sotto gli occhi dell’opinion pubblica, e questo dovrebbe far concludere che i medici di base si sentano sempre più coinvolti nel partecipare alla vita politica.

Invece uno studio presentato alla conferenza annuale della Society for Academic Emergency Medicine (SAEM) Annual Meeting, mostra come la loro partecipazione ai processi politici sia calata nel corso degli anni.

Jennifer Lee e Melissa McCarthy della Johns Hopkins Medical School hanno analizzato l’affluenza alle urne e quindi la partecipazione al voto basandosi sui dati degli exit-poll del Census Bureau degli Stati Uniti. Ebbene, in confronto ad altre categorie professionali i medici di base votano molto meno (uno su quattro non lo fa). Sono nettamente inferiori a avvocati, insegnanti e agricoltori e leggermente inferiori a segretarie, autisti, operai, ingegneri, infermiere. Eppure le questioni legate proprio alla loro professione sono spesso centrali nelle campagne elettorali.

La scarsa partecipazione la voto priva gli Stati Uniti di un’importante partecipazione alle decisioni politiche in materia di salute. È notevole che proprio gli “esperti” facciano un passo indietro nella partecipazione politica. Di conseguenza, cresce il peso dei non esperti su decisioni che riguardano tutti ma che richiedono una certa dose di consapevolezza.

Da un lato è significativo che proprio chi è più professionalmente coinvolto non esprima molta fiducia negli strumenti politici. Dall’altro che la società – con tutta la sua varietà di attori, gruppi e figure professionali – ponga al centro dell’agenda politica temi sui quali gli addetti ai lavori fanno un passo indietro. Serve pertanto che i cittadini si dotino degli strumenti per dialogare tra loro e con gli esperti su questioni articolate e delicate.