Purtroppo non sarò a Trieste venerdì 3 agosto, perché altrimenti sarei andato a vedere Antonio Salines e Maria Grazia Plos che mettono in scena “Lucrezio ovvero ragione e follia” al Parco del Civico Museo Sartorio, alle 21.00. Il testo è di Giuseppe O. Longo, uno che con le parole ci sa fare, che sa raccontare storie e che conosce bene la scienza e la sua storia. Dopo le traduzioni, i saggi, i racconti e i romanzi, da qualche tempo Longo lavora sulla scienza che va a teatro. Non è il solo. Come esempi cito solamente Maria Rosa Menzio, in Italia, e Simon Singh, in Inghilterra.
Lucrezio è autore del grandioso poema De rerum natura, in cui espone la filosofia di Epicuro. Lucrezio, pare, impazzì per un filtro d’amore e compose il poema durante gli intervalli di lucidità. A 44 anni si uccise. Vittima della pazzia, Lucrezio abbandonò le vie della saggezza, ma ebbe l’illuminazione sulla natura del mondo. Nel dramma, in cui si citano molti passi del De rerum natura, Lucrezio appare lacerato tra l’adesione totale all’impassibile e rasserenante dottrina di Epicuro e la fatale attrazione per l’amore di Lucilia, la donna che gli ha propinato il filtro amoroso facendolo impazzire. Longo sa oscillare armonicamente tra l’attrazione per la scienza e quella per l’amore.
Questo dramma è la prima di quattro variazioni intitolate “Le orme del sapere” che affrontano oltre Lucrezio, anche Pascal, Babbage ed Einstein. Mettere in scena la scienza coi suoi risultati e le sue passioni, la storia e le storie, i personaggi e i conflitti. Questa è una delle formule che permette di avvincere lo spettatore e di farlo pensare e palpitare per alcune delle tensioni umane e intellettuali più profonde e fondamentali del nostro pensiero.
Non importa quanto di realismo ci sia nel tratteggiare i personaggi. Il teatro può essere, ed è!, veicolo di idee che contribuiscono a un atteggiamento consapevole nei confronti della scienza.
Voi che siete a Trieste e dintorni, andate a vedere Lucrezio.





